Mercato immobiliare: nel IV trimestre 2024 le compravendite sono quasi 285.000

Il IV trimestre 2024 chiude l’anno con quasi 285.000 compravendite immobiliari. Rispetto al IV trimestre 2023 i volumi intermediati sono in aumento, velocizzando la crescita appena accennata che si era registrata l’anno precedente (+0,5% sul IV trimestre 2022).
Secondo i dati Istat, rispetto al III trimestre si osserva un balzo in avanti dell’indice destagionalizzato, dopo la ripresa rilevata nel corso dei due trimestri precedenti.

Le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare (98.608 nel IV trimestre 2024) crescono del 16,9% rispetto allo stesso periodo del 2023, quando i mutui avevano segnato un calo quasi diametralmente opposto (-14,5 rispetto al IV trimestre 2022).
Anche in questo caso, l’indice destagionalizzato mostra una crescita maggiore rispetto a quella già osservata nei due trimestri precedenti.

In un anno +2,7%

Nel IV trimestre 2024 le convenzioni notarili di compravendita e le altre convenzioni relative ad atti traslativi a titolo oneroso per unità immobiliari sono 284.812. La variazione percentuale rispetto al trimestre precedente (dato destagionalizzato) è pari a +3,9%, mentre su base annua (dato grezzo) l’incremento è pari a +2,7%.

Nel confronto congiunturale le compravendite del comparto abitativo sono in aumento nel Nord-Est (+6,8%), al Sud (+6,3%), nel Nord-Ovest (+4,0%) e nelle Isole (+3,0%), mentre risultano invariate al Centro.
Le compravendite di immobili a uso economico sono in aumento al Sud (+7,5%) e nelle Isole (+2,1%), stabili nel Nord-Ovest (-0,1%) e in diminuzione nel Centro (-3,9%) e nel Nord-Est (-2,8%).

Cresce il comparto abitativo, diminuisce quello economico

Il 93,7% delle convenzioni stipulate riguarda i trasferimenti di proprietà di immobili a uso abitativo (266.848), il 5,9% a uso economico (16.908) e lo 0,4% quelli a uso speciale e multiproprietà (1.056).
Rispetto al IV trimestre 2023 le transazioni immobiliari crescono nel comparto abitativo (+3,1%) e diminuiscono nel comparto economico (-3,6%). A livello territoriale, su base annua, il settore abitativo aumenta nel Nord-Est e al Sud (entrambi +7,3%), nel Nord-Ovest (+4,1%) e nelle Isole (+2,6%), mentre diminuisce nel Centro (-6,9%).

Nell’ambito del comparto abitativo le compravendite restano sostanzialmente stabili nei grandi centri (-0,2%) e aumentano nei piccoli (+5,6%), mentre in quello economico risultano in calo sia nei grandi sia nei piccoli centri (-6,3% e -1,9%).

Aumentano anche i mutui: +7,2%.

Le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare sono 98.608.
Rispetto al trimestre precedente la variazione percentuale è +5,9%, mentre su base annua è +16,9%. L’aumento interessa tutto il territorio nazionale sia su base congiunturale sia su base annua.

Nell’intero anno 2024, il mercato immobiliare con 950.240 convenzioni notarili di compravendita registra un andamento in crescita rispetto all’anno precedente (+1,7% nel complesso, +1,8% il settore abitativo e +1,0% il comparto economico). I mutui, con 331.013 convenzioni, sono in aumento del 7,2%.

Spese obbligate: nel 2025 superano il 42% dei consumi familiari

Casa, energia, bollette, sanità, trasporti… sono le spese legate a beni e servizi di cui le famiglie non possono fare a meno. Queste spese obbligate continuano a erodere quote crescenti dei bilanci familiari, e nel 2025 arrivano a rappresentare il 42,2% della spesa totale, il +5,2% rispetto al 1995.
In termini monetari, nel 2025 a fronte di una spesa pro capite complessiva di 22.114 euro oltre 9.300 euro sono assorbiti da spese non comprimibili. E l’abitazione si conferma il capitolo principale, con una media annua di 5.171 euro, seguita da assicurazioni e carburanti (2.151 euro) ed energia (1.651 euro).

Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio sul periodo 1995–2025 si tratta di una dinamica ormai strutturale che riduce sempre più l’area delle scelte libere di consumo, limitando il potenziale di crescita legato alla domanda interna.

In 30 anni indice dei prezzi +132%

A rendere sempre più gravoso il peso delle spese obbligate è la dinamica dei prezzi: dal 1995 a oggi l’indice è cresciuto del 132%, più del doppio rispetto a quello dei beni commercializzabili (+55%). In particolare, l’energia ha visto i prezzi aumentare del 178% in trent’anni.

Sul versante dei commercializzabili se da un lato i servizi (ristorazione, turismo, tempo libero) mostrano segnali di recupero (+134 euro), dall’altro i beni tradizionali (alimentari inclusi) registrano un’ulteriore flessione (-57 euro). Una tendenza, che insieme alla riduzione demografica e al cambiamento delle abitudini di consumo, richiede attenzione. Per rilanciare la domanda interna è necessario rimuovere gli ostacoli che comprimono la libertà di spesa, a partire dal contenimento dei costi fissi e la tutela del potere d’acquisto.

Beni commercializzabili sempre più compressi

La parallela compressione della quota destinata al consumo di beni e servizi commercializzabili (nel 2025 si stima un’incidenza complessiva del 57,8%), ovvero, quelli il cui acquisto è legato a scelte e preferenze personali e familiari, sottende a sua volta dinamiche articolate.

La spesa per i servizi commercializzabili, che aveva registrato un deciso arretramento nel 2020, nei periodi più recenti è tornata ad aumentare in misura più significativa rispetto agli altri consumi, e nel 2025 è stimata al 20,8%. Quota che risulta ancora inferiore al 21,3% raggiunto nel 2019. Per contro i beni commercializzabili dovrebbero vedere nell’anno in corso un’ulteriore riduzione dell’incidenza, attestandosi al 36,9%.

Si spende di più per acquistare la stessa quantità

Vanno anche considerati gli importanti mutamenti demografici intervenuti nell’arco temporale oggetto d’osservazione. Oltre all’invecchiamento della popolazione a partire dal 2015 il numero di residenti in Italia ha mostrato una progressiva riduzione fornendo un inevitabile contributo negativo allo sviluppo della domanda.

Al di là dell’impatto che questi andamenti hanno sui comportamenti reali delle famiglie non vanno sottovalutati gli effetti in termini di aspettative. Se devo spendere di più per acquistare la stessa quantità di beni e servizi necessari ridurrò la quota destinata ad altri consumi nel caso in cui il reddito disponibile non cresca nella stessa misura.

Sensory & consumer science: i nuovi confini delle dinamiche percettive dei consumatori

Sono due gli studi volti a esplorare nuovi confini nella comprensione delle dinamiche percettive e decisionali dei consumatori che Adacta International presenterà durante il prossimo Pangborn Sensory Science Symposium.
Il primo contributo ha adottato un approccio combinato, quantitativo e qualitativo per analizzare in modo approfondito e sistematico l’intero percorso del consumatore, dall’acquisto nel punto vendita fino al consumo domestico.

Il secondo contributo si è concentrato sull’integrazione di due contesti di testing: laboratorio e ambiente domestico.
Nella fase quantitativa iniziale, 450 consumatori hanno acquistato tre creme spalmabili a base di frutta secca direttamente a scaffale all’interno di un contesto di scelta reale, entrando così in contatto con tutte le leve del marketing mix.

Aspettative verso il prodotto e qualità percepita in relazione al prezzo

Questa prima fase ha permesso di indagare le aspettative verso il prodotto, l’esperienza sensoriale e funzionale durante l’uso, e la qualità percepita in relazione al prezzo e alle attese, fornendo indicazioni concrete per il miglioramento del prodotto e del packaging.

Successivamente, un sottocampione di 24 partecipanti ha preso parte a una community online asincrona moderata da un ricercatore esperto. L’obiettivo è stato quello di esplorare in profondità i driver razionali ed emozionali che guidano la percezione del prodotto, e raccogliere il linguaggio spontaneo dei consumatori.
L’intero percorso si è rivelato estremamente efficace nel generare insight capaci di orientare lo sviluppo di una comunicazione credibile e distintiva, saldamente ancorata all’esperienza reale del consumatore.

I fattori intrinseci che influenzano la percezione

Il secondo contributo, che si è concentrto sull’integrazione dei due contesti di testing (central location, home use test) ha analizzato i fattori intrinseci ed estrinseci che influenzano la percezione di qualità di un prodotto simbolo della tradizione gastronomica italiana, il tortellino al prosciutto crudo.

In una prima fase 100 consumatori hanno partecipato a un blind test presso una central location, valutando tre varianti del prodotto sulla base delle caratteristiche sensoriali e in assenza di stimoli esterni (marca, pack, prezzo).
Nella seconda fase, 240 consumatori hanno acquistato il prodotto in autonomia e lo hanno consumato nel contesto domestico, permettendo di esaminare l’impatto degli stimoli del marketing mix sulla formazione delle aspettative, valutazione post-consumo e propensione al riacquisto.

Dinamiche di influenza di accettabilità e fidelizzazione

L’integrazione delle due fasi ha reso possibile distinguere il ruolo delle caratteristiche intrinseche del prodotto rispetto a quello degli elementi estrinseci, offrendo una visione più articolata delle dinamiche che influenzano l’accettabilità e la fidelizzazione in condizioni di consumo reale.

La partecipazione di Adacta International al Pangborn Sensory Science Symposium rinnova l’impegno dell’azienda nella ricerca metodologica d’avanguardia al servizio di una comprensione profonda del consumatore e di strategie di sviluppo e posizionamento più efficaci.

Rapporto Ecomafia: nel 2024 crescono attacchi all’ambiente e corruzione

È quanto rivela il nuovo rapporto di Legambiente “Ecomafia 2025. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia”: l’attacco delle ecomafie all’ambiente e la piaga della corruzione crescono senza sosta. Nel 2024 viene superato il muro dei 40mila reati ambientali, che arrivano a 40.590, +14,4% rispetto al 2023. Una media di 111,2 reati al giorno, 4,6 ogni ora.

Il giro d’affari delle ecomafie nel 2024 vale 9,3 miliardi di euro (+0,5 miliardi) e cresce il numero dei clan coinvolti, 11 in più rispetto a quelli censiti nel precedente rapporto. Ma aumentano anche le inchieste: quelle censite dal 1° maggio 2024 al 30 aprile 2025 sono 88 (+17,3%) e le persone denunciate 37.186 (+7,8%), 

Dall’abusivismo edilizio ai reati nel ciclo dei rifiuti

Si tratta di inchieste che vanno dalla realizzazione di opere pubbliche alla gestione di servizi, come quelli dei rifiuti urbani e la depurazione, passando per la concessione di autorizzazioni ambientali alle imprese.
Nel 2024 il 42,6% dei reati ambientali si concentra in 4 regioni (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia).

Il maggior numero di reati si riscontra, a livello nazionale, nella filiera del cemento (abusivismo edilizio, cave illegali, ai reati connessi agli appalti per opere pubbliche) con 13.621 illeciti accertati nel 2024 (+4,7%), il 33,6% del totale. Seguono i reati nel ciclo dei rifiuti (11.166, +19,9%), e quelli contro gli animali (7.222, +9,7%).

Completa il quadro l’aumento degli illeciti amministrativi

Da segnalare l’impennata dei reati contro il patrimonio culturale (ricettazione ai reati in danno del paesaggio, scavi clandestini, contraffazioni di opere): 2.956 (+ 23,4%).
Per quanto riguarda le filiere illecite nel settore agroalimentare, a fronte di una leggera diminuzione dei controlli (-2,7%) si registra un aumento del numero di reati e illeciti amministrativi (+2,9%), nonché degli arresti (+11,3%).  A completare il quadro dell’illegalità ambientale del 2024 è la crescita degli illeciti amministrativi, 69.949 (+9,4%), equivalenti a circa 191,6 illeciti al giorno, 7,9 ogni ora. Per quanto riguarda i clan, dal 1995 al 2024 salgano a 389 quelli censiti.

Per quanto riguarda i delitti più gravi, al primo posto figura l’inquinamento ambientale con 971 illeciti (+61,3%) e 1.707 persone denunciate (+18,9%). 

Campania, Puglia, Sicilia sul podio per inchieste e arresti

La Campania svetta al primo posto con 6.104 illeciti penali, il 15% del totale nazionale, con un aumento delle persone denunciate (5.580), dei sequestri effettuati (1.431) e un totale di 50 arresti. La Puglia sorpassa la Sicilia e ritorna al secondo posto (4.146 reati, 10,2% del totale), facendo registrare il maggior numero di arresti (69).

Al terzo posto la Sicilia, con il 9,4% di illeciti penali. 
A livello provinciale Napoli (2.313 reati), si conferma al primo posto, seguita da Bari, che sale dal terzo al secondo posto (1.526) e da Salerno (1.321). 
In testa alla classifica regionale, la Campania, con 17 inchieste, seguita da Lombardia (16), Puglia (10), Sicilia, Lazio (8) e Calabria (6).

Sostenibilità economica, ambientale e sociale: Lombardia ai vertici in Europa

Secondo i dati del ‘Booklet Sostenibilità’ realizzato dal Centro Studi di Assolombarda, che mette a confronto la Lombardia con le evidenze legate a Baden-Württemberg, Cataluña, Auvergne-Rhône-Alpes e Bayern in termini di sostenibilità economica la regione lombarda si posiziona ai primi posti tra i benchmark per ricchezza generata/produttività, nonché per proiezione internazionale.

Nel 2023 a parità di potere d’acquisto la Lombardia è seconda per Pil pro-capite, mentre le esportazioni crescono del 47,2% tra il 2015-2024.
Più variegati i segnali che giungono dal mercato del lavoro: se il tasso di disoccupazione è ai minimi storici il bacino di forza lavoro è ristretto. E in previsione è destinato a un calo ulteriore a causa di fattori demografici.

Meno consumi di energia, resta critica la qualità dell’aria

Dal 2015 la regione ha ridotto i consumi finali di energia (-9,7% 2022). Tra il 2015-2022 le emissioni di gas serra sono diminuite del -5,6% (industria -21,8%), ma quelle pro-capite restano più elevate rispetto alle altre regioni.
A partire dal 2015 la produzione di rifiuti urbani pro-capite è stabile, ma per quota di rifiuti conferiti a raccolta differenziata la Lombardia primeggia (73,9% nel 2023).

Con riferimento alla biodiversità, il 42,7% del territorio lombardo è costituito da terreno coltivabile. Tuttavia, solo il 5,9% è dedicato ad agricoltura biologica (2020), una percentuale inferiore a tutte le regioni benchmark.
Resta critica la qualità dell’aria, anche a causa della conformazione orografica sfavorevole. Nonostante qualche miglioramento negli ultimi anni, i livelli di inquinamento rimangono elevati.
Tra il 2015-2024 le concentrazioni di NO2, PM10 e PM2,5 sono scese meno che in tutti i benchmark.

Rischio povertà più basso di tutti i benchmark

Su questo versante, la regione fa registrare la più bassa percentuale di persone a rischio povertà o esclusione sociale (14,1% 2024), nonché un tasso di disoccupazione di lungo periodo sceso all’1,3% nel 2024.
L’aspettativa di vita alla nascita ha raggiunto un record storico nel 2023 (84,3 anni).
Nell’ambito dell’istruzione, spicca una netta riduzione nel tasso di abbandono scolastico, ma permane un forte divario nell’istruzione universitaria per quota di laureati nella popolazione. 

Riguardo ai giovani, negli ultimi anni sono diminuiti disoccupazione giovanile e NEET, ma la partecipazione al mercato del lavoro resta bassa e le prospettive demografiche penalizzano ancor di più questa fascia d’età.

ESG: la performance migliore nel pilastro della governance

Analizzando la media dei rating ESG prodotti Moody’s, Refinitiv e Sustainalytics le imprese lombarde sono seconde tra i benchmark per sostenibilità, con performance particolarmente positive in ambito sociale e di governance.

Alle imprese lombarde viene riconosciuta una performance migliore nel pilastro della governance. In particolare, gli indicatori con i punteggi più alti sono quelli relativi a governance aziendale, comportamento aziendale, diritti umani e risorse umane.
Si evidenzia però anche che gli score ESG risultano inferiori per le imprese non quotate, di piccole dimensioni e non finanziarie, a testimonianza che la direzione è tracciata, ma resta un percorso importante da perseguire.

Rifugiati: la fragilità globale indebolisce il sostegno pubblico

Con l’aumento degli sfollati e le istituzioni tradizionali di supporto sotto pressione l’indebolimento del sostegno pubblico è una sfida significativa.
Sebbene l’opinione pubblica pensi che i governi più ricchi debbano fare di più, questo sentimento nei Paesi del G7è oggi più debole.

Secondo il sondaggio di Ipsos condotto in 29 Paesi in occasione della World Refugee Day 2025 del 20 giugno nonostante le complessità, il sostegno all’offerta di rifugio a coloro che fuggono da guerre o persecuzioni rimane forte, con il 67% a favore.
Svezia, Argentina e Paesi Bassi mostrano un forte sostegno al diritto di cercare rifugio e in Italia è d’accordo il 71%.
Al contrario, in Ungheria, Indonesia e Corea del Sud circa due quinti della popolazione è in disaccordo con questo diritto.

Le preoccupazioni sottostanti

Tuttavia, il sostegno è temperato dallo scetticismo. Preoccupazione primaria è la diffusa convinzione (54% in Italia) che molti richiedenti asilo siano principalmente migranti economici.
Questa percezione alimenta ansie sulla sicurezza delle frontiere e sull’integrazione dei rifugiati, portando in media il 49% a sostenere la chiusura completa delle frontiere. (Italia 40%).

Le preoccupazioni pratiche includono dubbi sulla capacità dei rifugiati di integrarsi nella società (43% Italia) e apportare contributi positivi (45% Italia).
Tra i fattori che contribuiscono a queste preoccupazioni, l’impatto negativo percepito sul mercato del lavoro, la cultura, lo stile di vita, l’economia nazionale, i servizi pubblici e la sicurezza nazionale.

Cambiamento nell’impegno personale

Nonostante le preoccupazioni, tre persone su dieci (38% nel 2024) continuano a sostenere attivamente i rifugiati, principalmente attraverso donazioni (11%) o impegno sui social media (10%). Quote simili si registrano anche in Italia, dove la maggioranza (74%) afferma di non aver intrapreso azioni negli ultimi 12 mesi. 
Il calo nell’azione personale è diffuso, con tassi particolarmente elevati, in Giappone, Corea del Sud e Ungheria. Questo declino può essere attribuito al cambiamento delle priorità pubbliche, in particolare alle preoccupazioni economiche, oppure ai conflitti geopolitici in corso. 

Sebbene l’azione personale per sostenere i rifugiati sia diminuita emerge un chiaro consenso riguardo alla responsabilità delle nazioni più ricche: il 62% ritiene che abbiano l’obbligo morale di fornire assistenza finanziaria, quota che in Italia aumenta al 67%.

Governi e organizzazioni internazionali dovrebbero fare di più

Questo senso di dovere morale non si traduce sempre in una convinzione di reciproco beneficio, con opinioni divise sul fatto che le nazioni più ricche traggano effettivamente vantaggio dall’aiutare i rifugiati nel lungo termine (52% d’accordo, 32% in disaccordo).
In Italia il 53% afferma di essere in accordo contro il 28% in disaccordo. 

Le persone vorrebbero vedere maggiori contributi finanziari da parte delle organizzazioni internazionali, come ONU e Banca Mondiale (42% Italia), proprio mentre gli aiuti all’ONU vengono drasticamente ridotti dai governi di altre nazioni più ricche (36% in Italia).
Ma una persona su sei (16%) vuole che il proprio governo faccia di più, (18% Italia).

Nel 2024 per mangiare fuori casa si spende meno del pre-Covid: “solo” 85 miliardi

Il livello attuale dei consumi alimentari riporta l’Italia ai numeri del 2015.
In particolare, nel 2024 per la ristorazione fuori casa gli italiani hanno speso una media di 3.264 euro a famiglia, raggiungendo 85 miliardi di euro, sotto i livelli del 2018 (87 miliardi) e 2019 (88 miliardi).

A quanto emerge dai dati elaborati da TEHA in occasione della 9a edizione del Forum Food&Beverage di Bormio, da oltre dieci anni la spesa degli italiani per il cibo è sostanzialmente uguale.
I consumi alimentari totali nel 2024 ammontano a 234 miliardi di euro, di cui 150 miliardi per il solo consumo domestico, che nei due anni del Covid (2020-2021 ha segnato il record di 157 miliardi. 

I motivi della stagnazione

“Alla base di questa stagnazione – dichiara Valerio De Molli, ceo e Managing Partner di TEHA – c’è una dinamica che distingue l’Italia da tutti gli altri Paesi OCSE: è l’unico Paese dove i salari reali medi sono diminuiti dal 2000, con una variazione annua negativa dello 0,2%, mentre la media OCSE registra un aumento dello 0,7%. A ciò si aggiunge la crescita dell’inflazione, in particolare quella alimentare, che ha raggiunto un massimo storico del +13,8% a ottobre 2022”.

La ripresa dei consumi interni rappresenta perciò una condizione fondamentale per il rilancio economico. La domanda interna sostiene il 60% del Pil, di cui i consumi alimentari costituiscono una parte fondamentale.
Per le imprese dell’agroalimentare, “diventa cruciale recuperare terreno rispetto ai livelli pre-crisi – aggiunge Benedetta Bioschi, partner TEHA – e innescare un circolo virtuoso di crescita sostenuta dalla domanda”. 

La pressione inflattiva sulla capacità di spesa non è uniforme

Nel 2023, il 78% della spesa delle famiglie con reddito più basso è assorbito da spese incomprimibili, il 25% in più rispetto alle famiglie con reddito più alto. Questa polarizzazione si riflette chiaramente nelle abitudini alimentari.

Le famiglie del ‘quinto quintile’ spendono in media 806 euro al mese per l’alimentazione in casa, accettando una spesa maggiore pur di acquistare la stessa tipologia di prodotto, mentre quelle del primo quintile si fermano a 372 euro. 
In pratica, l’impatto dell’inflazione non è uniforme e colpisce in modo più severo le famiglie con redditi più bassi.

Cucinare o ordinare sull’app di delivery sostituiscono il ristorante

La differenza è ancora più forte nel consumo fuori casa, che rappresenta il 43,1% della spesa alimentare per i redditi più alti e appena il 12,5% per i più poveri.
Allo stesso tempo, emerge una tendenza marcata a cucinare in casa.

Oltre il 90% del campione aumenterà questa abitudine, non solo per contenere la spesa, ma anche come risposta al bisogno di controllo e qualità del cibo.
E tre italiani su 10 manterranno o aumenteranno l’abitudine di ordinare cibo attraverso le app di delivery.

Business Travel: ad aprile aumenta la spesa, scende il valore

Negli ultimi cinque anni il mercato del Business Travel ha mostrato la dimensione dell’impatto dovuto alla crisi pandemica.

Secondo il BTT (Business Travel Trend), l’indice mensile sui dati del Business Travel in Italia realizzato da Gruppo GBT con il Centro Studi Promotor (CSP), il mese di aprile 2025 segna una lieve flessione, che raggiunge quota 106, con un calo di 2 punti rispetto allo stesso mese del 2024.
In dettaglio, sempre rispetto ad aprile 2024, il numero di transazioni BTT diminuisce di 5 punti, mentre la spesa media BTT aumenta di 4 punti.

Preoccupano i dazi statunitensi

Le settimane successive all’annuncio del presidente USA Donald Trump riguardo all’introduzione di nuovi dazi su scala globale hanno dato il via a quella che si profila come una vera e propria ‘guerra commerciale mondiale’.
Di conseguenza, anche il settore Business Travel ha registrato una contrazione del volume d’affari. E se la Cina sembra essere il principale bersaglio delle misure statunitensi, anche l’Unione Europea risulta coinvolta in un’escalation dagli esiti imprevedibili.

Inoltre, nel mese di aprile 2025 la presenza di numerose festività ha accentuato la contrazione rispetto allo stesso periodo del 2024.
Nonostante questi scenari, il BTT Travel Value progressivo si mantiene costante rispetto al valore dello scorso mese, attestandosi nuovamente a quota 103.

Il rapporto fra numero transazioni, spesa globale, spesa media per transazione

Il BTT di Uvet GBT, è un indice numerico che fotografa l’andamento mensile del Business Travel. L’indice si rapporta alla corrispondente estrazione dati del 2019 considerando quest’ultima sempre a valore 100.

In sintesi, l’analisi di un valore (numero transazioni, spesa globale o spesa media per transazione) in viaggi d’affari se viene sintetizzata con indice 109 indica, secondo l’osservatorio, un incremento del 9% rispetto al suo corrispettivo.
L’attribuzione 100 ai dati 2019 rappresenta un punto di partenza convenzionale, una sorta di unità di misura di base che il BTT adotta per esprimere gli andamenti mensili attuali e per il prossimo futuro.

Un trend correlato all’andamento dell’economia

L’indicazione periodica del BTT, nel tempo, delinea un trend correlato all’andamento dell’economia.
Il BTT è quindi la sintesi di un comportamento rispetto a una scala che per convenzione è stata costruita sul periodo pre-pandemia all’interno di un cluster omogeneo e rappresentativo del mercato dei viaggi d’affari.

L’abitudine alla sua consultazione dirà in qualsiasi momento se il Business Travel sta andando meglio o peggio, sia in rapporto all’indice 100 sia rispetto al mese o l’anno precedente.

Costruzioni: in Lombardia aumenta il fatturato, ma manca manodopera

Nel 2024 il settore delle costruzioni in Lombardia ha attraversato una fase nel complesso positiva. Nell’ultimo trimestre dell’anno, il 33% delle imprese ha registrato una crescita del fatturato, mentre un ulteriore 43% ha mantenuto stabili i ricavi.
Le aspettative per fine 2025 sono altrettanto ottimistiche: il 45% delle aziende stima un ulteriore incremento, in linea con la media nazionale.

A consolidare questa fiducia, sia il portafoglio ordini, giudicato adeguato dal 62% delle imprese lombarde (contro il 55% a livello nazionale) sia l’aumento dei salari in circa 1 impresa su 4.
Emerge dai dati dell’Osservatorio SAIE sull’andamento del settore delle costruzioni, le opinioni delle imprese di produzione, distribuzione e servizi di edilizia e impianti realizzato in collaborazione con Nomisma.

Carenza di personale qualificato e figure più richieste

Tuttavia, a fronte di questa vitalità economica, emerge il fattore della carenza di forza lavoro qualificata. Una impresa su 2, infatti, prevede nuove assunzioni nel prossimo trimestre, ma fatica a reperire profili adeguati.
Le figure più richieste risultano impiegati e operai non specializzati (entrambi al 42%), seguiti dagli addetti altamente specializzati (26%).

Meno rilevanti, le richieste di manager (5%) e specialisti digitali/BIM (11%), a conferma della polarizzazione tra mansioni operative e competenze ad alto contenuto tecnico.
Il tema della mancanza di personale qualificato non è solo un ostacolo, ma una delle principali sfide percepite dal comparto. Il 54% delle imprese lombarde lo indica come un fattore critico, pari alla forte concorrenza (54%) e alla burocrazia (50%).

Scarsa fiducia nello scenario geopolitico

A ciò si aggiungono le problematiche derivanti dall’incertezza normativa, dal costo delle materie prime e della manodopera.
Mentre il 57% delle imprese mostra un buon livello di fiducia nel proprio business, la prospettiva si fa più cauta sul fronte internazionale, con il 79% che esprime scarsa fiducia nella situazione geopolitica. 
In questo scenario, gli incentivi statali restano un elemento di sostegno importante. 

Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio, tra i più apprezzati dalle imprese figurano il Bonus ristrutturazione (33%), il Superbonus 65% (31%) e l’Ecobonus (24%).
Marginale l’impatto del Decreto Salva Casa (2%).

Sì alla direttiva europea Casa Green

Per quanto riguarda il PNRR, le misure ritenute più efficaci dalla filiera sono gli interventi sull’efficientamento e la messa in sicurezza del patrimonio edilizio pubblico (62%), seguiti dagli incentivi per il patrimonio edilizio privato (57%).
Anche i progetti per la rigenerazione urbana e l’edilizia scolastica/universitaria raccolgono riscontri positivi, con il 41% e il 40% delle imprese che ne valutano l’impatto in modo favorevole.

Un’altra iniziativa che genera apprezzamento è quella della nuova direttiva europea Casa Green, che punta ad azzerare le emissioni del patrimonio edilizio entro il 2050. Sei imprese su 10 si dichiarano fiduciose sulla sua efficacia.
Ma quali sono i benefici attesi? Espansione del mercato, valorizzazione del patrimonio immobiliare e sensibile riduzione di consumi energetici ed emissioni di CO₂.

Retail ed e-commerce: l’evoluzione è omnicanale

Per il Retail è arrivata l’era dell’omnicanalità. Chi non saprà adattarsi rischia di rimanere ai margini di un mercato sempre più competitivo.
Negli ultimi anni, il settore Retail ha infatti conosciuto una trasformazione senza precedenti, dovuta alla crescente adozione delle nuove tecnologie da parte dei consumatori, e alla configurazione di nuovi canali digitali. 

Secondo  l’analisi ‘ReSync’ di Human Highway, nel 2025 il 90% delle grandi insegne del Retail organizzato offrono ai loro clienti il servizio di acquisto online.
Insomma, l’e-commerce non è più un canale aggiuntivo per il Retail, ma parte di una strategia integrata che coinvolge tutti gli asset.

Vendere online: da vantaggio competitivo a requisito base

Se prima l’e-commerce poteva sembrare un vantaggio competitivo, oggi è un requisito base per le insegne. Ma non basta più essere presenti sul Web. Da alcuni anni il vero tema di dibattito è l’integrazione tra i diversi canali, ovvero, l’omnicanalità.
Il passaggio dal semplice approccio multicanale a un’esperienza fluida tra ‘fisico’ e digitale ha ridefinito le dinamiche di vendita e la relazione con i clienti.

Servizi come l’acquisto online con ritiro in negozio (click&collect) o il ‘reso in store’ di prodotti acquistati sul web sono sempre più diffusi, perché offrono vantaggi ai consumatori (risparmio sui costi di spedizione, maggiore flessibilità) e ai retailer (possibilità di intercettare il cliente anche nel punto vendita fisico).

Dall’Elettronica alla GDO: il passaggio ai servizi integrati non è stato uguale per tutti

Non tutti i comparti del retail si sono mossi verso l’omnicanalità con la stessa rapidità.
L’Elettronica ha intrapreso questa strada dal 2017 e il Fast Fashion/Sport ha seguito un andamento parallelo. Media & Editoria ha mostrato un grande slancio nel 2020, l’anno della pandemia, e il Lusso è cresciuto, ma in modo più graduale, a causa di una customer experience che punta sull’esclusività del negozio fisico.

Per la GDO l’adozione di servizi integrati sta invece procedendo più lentamente, per via delle sfide logistiche e distributive. Tuttavia, il trend è in costante sviluppo.
Quanto a Farmacia/parafarmacia sta soffrendo la frammentazione del mercato e la carenza di risorse per implementare tecnologie di vendita online e customer care digitale.

La competizione si giocherà tra chi saprà innovare

Il consolidamento dei servizi omnicanale durante il 2023 pone una domanda sul futuro. Assisteremo a un’ulteriore evoluzione delle piattaforme e delle strategie di integrazione, o ci troviamo di fronte a un plateau di maturità?
Molte aziende sembrano intenzionate a investire ancora su sistemi che consentano di rendere più fluida l’esperienza del cliente, riducendo la separazione tra il mondo online e quello offline.

Il raggiungimento di un alto livello di integrazione dei canali richiede però investimenti in tecnologia, formazione del personale e riorganizzazione interna. Aspetti non sempre semplici da gestire in tempi brevi.
È probabile che la competizione tra i settori si giocherà su chi saprà innovare, adattando rapidamente i processi e creando un’esperienza unica, indipendentemente dal canale di vendita scelto dall’utente.