L’Italia, seconda potenza manifatturiera europea, oggi si trova davanti a una transizione decisiva. Ovvero, integrare Intelligenza artificiale e digitalizzazione per valorizzare il proprio capitale umano, e diffondere innovazione anche oltre le ‘superstar city’.
Nel 2025 la quota di leader Hr che ha avviato o pianificato progetti di Intelligenza artificiale generativa (GenAI) è salita al 61%. Nel 2023 non toccava il 20%, fermandosi al 19%.
Secondo la ricerca “Processi di AI e impatti HR”, realizzata dall’Osservatorio Luiss Business School in collaborazione con Hrc, è il segnale di “una svolta nella maturità digitale delle direzioni risorse umane delle aziende”.
Ma persistono forti gap culturali e generazionali
Lo studio è stato presentato nel corso del convegno Future @Work ‘Non dire domani’, l’appuntamento organizzato da Hrc Community, in collaborazione con Luiss Business School.
Secondo il prorettore Giuseppe F. Italiano e il professore Stefano Za, che hanno illustrato la ricerca, persistono però forti gap culturali e generazionali nell’approccio all’Intelligenza artificiale.
I millennial sono la fascia più predisposta al suo utilizzo. Il 90% di chi ha un’età tra 35 e 44 anni la utilizza e il 76% ne condivide suggerimenti o feedback. Al contrario, la fiducia nelle nuove tecnologie scende tra le generazioni più anziane.
In ogni caso, nel rapporto tra AI e lavoro, lo studio sottolinea come “l’Intelligenza artificiale, spesso percepita come una minaccia per l’occupazione, debba invece essere considerata un alleato strategico per migliorare efficienza, accuratezza e produttività”.
“Una risposta a bisogni reali, non un esercizio tecnologico”
“Le prime sperimentazioni – conferma lo studio -, pur concentrate in ambiti verticali, mostrano già benefici tangibili nella riduzione degli errori e nella rapidità decisionale”.
L’indagine afferma, inoltre, la necessità di “estendere la formazione a tutti i livelli, non solo ai leader, ma anche ai collaboratori, promuovendo una cultura della fiducia verso la tecnologia e la sua integrazione nei processi. L’adozione dell’AI – si legge nello studio – non può essere un esercizio tecnologico, ma una risposta a bisogni reali . Solo partendo dagli obiettivi strategici e dal valore per le persone è possibile costruire un modello di Intelligenza artificiale sostenibile e responsabile”.
Quali funzioni Hr traggono maggior beneficio dalla GenAI?
Quanto alle funzioni Hr che stanno beneficiando maggiormente della GenAI, sono recruiting & talent acquisition (per ridurre bias e ampliare i canali di selezione), learning & development (per creare percorsi formativi personalizzati e aggiornabili in tempo reale), performance & career development (con valutazioni più oggettive e coerenti con la strategia), people analytics (per anticipare rischi come turnover o assenteismo grazie a modelli predittivi), ed employee engagement, per monitorare il clima organizzativo e rafforzare la componente umana della relazione lavorativa, riporta ANSAcom in collaborazione con HRC GROUP.