Prezzi al consumo: confermati i dati Istat per dicembre 2025

I dati Istat sui prezzi al consumo a dicembre 2025 confermano le stime preliminari: l’inflazione sale a +1,2%, tornando al livello di ottobre, e nella media dell’anno i prezzi al consumo crescono dell’1,5% rispetto al 2024.
L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,2% su novembre 2025 e dell’1,2% su dicembre 2024 (da +1,1% di novembre).

Sull’andamento dell’inflazione media annua pesa la dinamica dei prezzi dei Beni energetici regolamentati (+16,2% da -0,2% del 2024), degli Energetici non regolamentati (-3,8% da -11,3%) e quella dei Beni alimentari non lavorati (+3,4%, +2,3%). Rallenta, seppure lievemente, l’inflazione di fondo.

Accelera l’inflazione anno su anno

In media, nel 2025, i prezzi al consumo registrano una crescita maggiore rispetto al 2024 (+1,5%, +1,0% 2024). L’inflazione al netto degli Energetici e degli Alimentari freschi (inflazione di fondo) e quella al netto dei soli energetici mostrano un aumento medio annuo, rispettivamente, dell’1,9% (+2,0% nel 2024) e del 2,0% (+2,1%).

La lieve accelerazione dell’inflazione osservata a dicembre è dovuta principalmente alla crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (da +0,9% a +2,6%), degli Alimentari non lavorati (+1,1%, +2,3%) e dei Servizi Vari (+2,0%, +2,2%). Rallentano, invece, i prezzi dei Beni non durevoli (+1,0%, +0,6%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+3,0%, +2,7%), mentre si accentua il calo dei prezzi degli Energetici regolamentati (-3,2%, -5,2%).

Aumenti solo in parte compensati

Nel mese di dicembre l’inflazione di fondo, al netto degli Energetici e degli Alimentari freschi, resta stabile a +1,7%, mentre quella al netto dei soli beni energetici accelera di poco (da +1,7% a +1,8%).
I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona evidenziano a dicembre un’accelerazione del ritmo di crescita (+1,5%, +1,9%), così come quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (+2,0%, +2,2%).

L’aumento congiunturale dell’indice generale riflette, per lo più, la crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+3,1% anche per fattori stagionali) e degli Alimentari non lavorati (+0,4%).
Gli effetti di questi aumenti sono solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi degli Energetici regolamentati (-0,6%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,4%).

Indice FOI quasi raddoppiato

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,2% su novembre 2025 e dell’1,2% su dicembre 2024 (+1,1% del mese precedente), confermando la stima preliminare. La variazione media annua nel 2025 è pari a +1,7% (+1,1% nel 2024).
L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, aumenta dello 0,2% su novembre 2025 e dell’1,1% su dicembre 2024.

In media d’anno, la crescita dell’indice FOI, al netto dei tabacchi, è pari a +1,4% (era +0,8% nel 2024). Nel 2025, l’inflazione, misurata dall’IPCA, è pari a +1,7%, sia per le famiglie con più bassi livelli di spesa sia per quelle con possibilità di spesa più elevate.

Natale 2025: meno budget per i regali, sale la spesa per i viaggi

Nel 2025 l’aumento dei prezzi colpisce anche il Natale. Secondo l’indagine congiunta Facile.it–Consumerismo No Profit commissionata a EMG Different quest’anno per le festività natalizie gli italiani spenderanno meno per regali e cenoni, mentre cresce il budget destinato ai viaggi.

Nel 2025, per l’aumento di altre spese familiari, 3 milioni di italiani spenderanno meno, e molti regali si pagheranno a rate. Diminuisce anche il budget a disposizione per pranzo o cena di Natale, pari a in media, 64 euro, per una somma totale che arriva a 2,7 miliardi (3,5 miliardi nel 2024).
Sebbene rispetto al 2024 la somma a disposizione per i regali di Natale cali di quasi il 20%, quest’anno gli italiani spenderanno circa 8,7 miliardi di euro, con un esborso pro-capite di 204 euro.

Cenone: conto più alto per lo stesso menu

L’aumento dei prezzi, in particolare, dei beni alimentari, incide in modo diretto sui piatti simbolo delle feste, lasagne, timballi, secondi di carne e dolci lievitati. Per le altre tavole delle feste, questo significa un conto più alto anche a parità di menu.

Ma ad aumentare sono anche i prezzi degli addobbi natalizi. Nel 2024 la spesa media per decorare un albero tradizionale era stimata a circa 270 euro, circa il 16% rispetto all’anno precedente. Per il 2025 non ci sono ancora dati definitivi, ma la pressione sui prodotti importati, spesso provenienti dall’Asia, resta alta, pertanto difficile immaginare che la situazione sul fronte prezzi possa migliorare.

Alle vacanze non si rinuncia

Se le rinunce degli italiani riguarderanno regali e cenoni, l’unica voce di spesa destinata a salire è quella legata ai viaggi. Secondo l’indagine EMG per Facile.it, saranno 10 milioni di italiani a partire per le festività natalizie o per Capodanno trascorrendo almeno una notte fuori casa, con un budget medio pari a 440 euro. Il 31% in più rispetto al 2024.

La spesa complessiva dovrebbe quindi superare 5 miliardi di euro, a fronte dei 3,9 dello scorso anno.
Brutte notizie soprattutto per gli amanti della montagna e della neve, che nel 2025 costerà più cara che mai.
Consumerismo No Profit stima che gli aumenti medi per la stagione in corso sono intorno al +4,1% per gli skipass e al +4,9% per le scuole di sci.
Se a skipass e noleggio attrezzatura si aggiungono vitto e alloggio, per una famiglia di quattro persone si arriva ad aumenti prossimi al 30%.

Attenzione al “tutto incluso”

Città d’arte, località termali e destinazioni del turismo invernale tradizionale offrono pacchetti di Natale e Capodanno che nelle strutture di fascia media superano anche 150 euro a notte a persona in mezza pensione, con punte ben più alte nelle mete più richieste o nei quattro/cinque stelle.

Ma attenzione a farsi convincere dall’all-included. Nelle proposte che includono cenone, intrattenimento e servizi benessere è utile distinguere fra ciò che ha un reale valore e ciò che è solo un plus di marketing.
Per evitare brutte sorprese al momento del conto, chiedere sempre il dettaglio scritto di ciò che è compreso e assicurarsi che eventuali supplementi (bevande fuori pasto, parcheggio) siano chiari prima della prenotazione.

Sempre più single in Italia: entro il 2050 saranno oltre 11 milioni

In Italia cresce il numero di persone che vivono da sole. Secondo le proiezioni di Vamonos Vacanze, tour operator specializzato in viaggi per single, entro il 2050 saranno più di 11 milioni gli italiani che vivranno senza partner o coinquilini.

Un cambiamento profondo, confermato anche dai dati di ISTAT, Eurostat, Confesercenti e Coldiretti, che sta ridisegnando non solo la società, ma anche il modo di viaggiare e di vivere il tempo libero.

Dai legami familiari al bisogno di connessione

L’identikit demografico dell’Italia sta vivendo un profondo cambiamento. Diminuiscono le famiglie tradizionali, mentre aumentano le persone che scelgono (o si trovano) a vivere da sole. Oggi in Italia sono già più di nove milioni, ma non si tratta di individui che vogliono isolarsi. Anzi, molti single vedono nel viaggio un’occasione per stringere nuove amicizie, scoprire luoghi e condividere esperienze.

Il turismo per single, un tempo considerato un fenomeno di nicchia, oggi vale oltre un miliardo di euro e cresce di anno in anno. Chi parte da solo tende anche a spendere di più: ricerca la qualità, preferisce esperienze personalizzate e si concede più libertà nella scelta delle mete.

I single spendono di più, ma scelgono meglio

Dai dati raccolti da Vamonos Vacanze emerge che la spesa mensile media di una persona sola è di circa 1.972 euro, pari al 70% di quella di una famiglia, ma con costi individuali più alti.

Secondo Coldiretti, un single spende dal 20 al 30% in più per i generi alimentari rispetto a chi vive in coppia: 337 euro al mese contro i 266 di una coppia e i 220 di una famiglia di tre persone.
Nel 2024, la spesa complessiva delle famiglie unipersonali ha superato i 235 miliardi di euro, pari al 26% dei consumi nazionali.
“Vivere da soli costa di più, ma offre anche più libertà e una maggiore propensione alla spesa per esperienze e viaggi”, spiegano gli analisti di Vamonos Vacanze, citando i dati di Confesercenti.

Il viaggio come occasione per ricominciare

Per il 63% dei single italiani, la vacanza ideale unisce relax, socialità e nuove conoscenze. Sempre più persone scelgono di partire da sole, ma in gruppo, per condividere esperienze con coetanei e nuovi amici.

Le mete più richieste? Isole Greche, Croazia, Francia, Spagna, fiordi del Nord Europa, Bahamas e Caraibi.
“Le nostre proposte sono pensate per far nascere legami autentici – spiegano da Vamonos Vacanze – con attività di gruppo, giochi, serate a tema e momenti di condivisione. Il viaggio, per noi, è un modo per ritrovarsi e riscoprirsi insieme agli altri”.

Business Travel: ad aprile aumenta la spesa, scende il valore

Negli ultimi cinque anni il mercato del Business Travel ha mostrato la dimensione dell’impatto dovuto alla crisi pandemica.

Secondo il BTT (Business Travel Trend), l’indice mensile sui dati del Business Travel in Italia realizzato da Gruppo GBT con il Centro Studi Promotor (CSP), il mese di aprile 2025 segna una lieve flessione, che raggiunge quota 106, con un calo di 2 punti rispetto allo stesso mese del 2024.
In dettaglio, sempre rispetto ad aprile 2024, il numero di transazioni BTT diminuisce di 5 punti, mentre la spesa media BTT aumenta di 4 punti.

Preoccupano i dazi statunitensi

Le settimane successive all’annuncio del presidente USA Donald Trump riguardo all’introduzione di nuovi dazi su scala globale hanno dato il via a quella che si profila come una vera e propria ‘guerra commerciale mondiale’.
Di conseguenza, anche il settore Business Travel ha registrato una contrazione del volume d’affari. E se la Cina sembra essere il principale bersaglio delle misure statunitensi, anche l’Unione Europea risulta coinvolta in un’escalation dagli esiti imprevedibili.

Inoltre, nel mese di aprile 2025 la presenza di numerose festività ha accentuato la contrazione rispetto allo stesso periodo del 2024.
Nonostante questi scenari, il BTT Travel Value progressivo si mantiene costante rispetto al valore dello scorso mese, attestandosi nuovamente a quota 103.

Il rapporto fra numero transazioni, spesa globale, spesa media per transazione

Il BTT di Uvet GBT, è un indice numerico che fotografa l’andamento mensile del Business Travel. L’indice si rapporta alla corrispondente estrazione dati del 2019 considerando quest’ultima sempre a valore 100.

In sintesi, l’analisi di un valore (numero transazioni, spesa globale o spesa media per transazione) in viaggi d’affari se viene sintetizzata con indice 109 indica, secondo l’osservatorio, un incremento del 9% rispetto al suo corrispettivo.
L’attribuzione 100 ai dati 2019 rappresenta un punto di partenza convenzionale, una sorta di unità di misura di base che il BTT adotta per esprimere gli andamenti mensili attuali e per il prossimo futuro.

Un trend correlato all’andamento dell’economia

L’indicazione periodica del BTT, nel tempo, delinea un trend correlato all’andamento dell’economia.
Il BTT è quindi la sintesi di un comportamento rispetto a una scala che per convenzione è stata costruita sul periodo pre-pandemia all’interno di un cluster omogeneo e rappresentativo del mercato dei viaggi d’affari.

L’abitudine alla sua consultazione dirà in qualsiasi momento se il Business Travel sta andando meglio o peggio, sia in rapporto all’indice 100 sia rispetto al mese o l’anno precedente.

Lavoro: sono 460mila le entrate previste ad aprile, 1,5 milioni entro giugno

Secondo i dati del Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, le entrate programmate dalle imprese ad aprile 2025 sono 460mila, che salgono a 1,5 milioni nel trimestre aprile-giugno.
Rispetto ad aprile 2024, l’incremento della domanda di lavoro è di oltre 13mila unità (+3,0%), e di circa 29mila sul corrispondente trimestre (+1,9%).

In particolare, sono positive le aspettative delle imprese dei servizi (+4,0%, +2,5%), per via delle dinamiche registrate dai servizi alle persone (+13,0%, +6,4%) e dai servizi operativi (+11,0%, +8,8%).
Stabili le previsioni dell’industria (+0,3% sul mese e +0,2% sul trimestre), grazie al contributo delle costruzioni (+4,6%, +3,3%), che compensano l’incertezza del manifatturiero (-2,0%, -1,5%). 

Dalla meccatronica alla filiera turistica i comparti che offrono maggiori opportunità

L’industria nel suo complesso programma 122mila entrate nel mese e circa 395mila nel trimestre. In particolare, il manifatturiero è alla ricerca di 77mila lavoratori, che salgono a 247mila nel trimestre. Ma a offrire le maggiori opportunità sono la meccatronica (19mila, 57mila), la metallurgia (14mila, 45mila), l’agroalimentare (13mila, 43mila).

Il comparto delle costruzioni programma invece 45mila entrate per il mese e 148mila nel trimestre.
Bene anche i servizi, che ricercano 338mila lavoratori nel mese e 1,1 milioni entro giugno. Qui, a offrire le maggiori opportunità è la filiera turistica, con 112mila lavoratori ricercati nel mese e 397mila nel trimestre. Molteplici anche le richieste da commercio (64mila, 217mila) e servizi alle persone (51mila, 184mila).

Il mismatch colpisce soprattutto le costruzioni

Stabile al 47,8% il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, con oltre 219mila profili professionali di difficile reperimento, soprattutto a causa della mancanza di candidati (31,3%, +0,9% rispetto al 2024).
A risentire maggiormente del mismatch sono le costruzioni (62,1%), meccatronica (59,5%), metallurgia (59,4%) e legno-mobile (57,4%).

Tra i profili di più difficile reperimento, il Borsino delle professioni segnala per le professioni intellettuali ingegneri (58,4%) e analisti/specialisti nella progettazione di applicazioni (51,7%).
Tra i tecnici, elevati livelli di mismatch si registrano per i tecnici in campo ingegneristico (68,6%), tecnici della gestione dei processi produttivi (65,4%) e tecnici della salute (64,7%). Per gli operai specializzati, fabbri ferrai costruttori di utensili (70,5%), operai addetti alle rifiniture delle costruzioni (69,1%) e meccanici artigianali (68,5%).

Il 30% degli ingressi programmati riguarda under 30

Anche ad aprile, il flusso delle assunzioni è caratterizzato da una prevalenza di contratti a tempo determinato (272mila, il 59,3% delle entrate programmate). La quota di assunzioni che le imprese prevedono di ricoprire ricorrendo a immigrati si attesta al 19,0% delle entrate complessive.
Le imprese sono anche alla ricerca di circa 136mila ‘under 30’, il 30% degli ingressi programmati per aprile.

Maggiori opportunità di impiego per i giovani provengono da servizi finanziari e assicurativi (49,0%), servizi informatici e telecomunicazioni (42,4%), servizi dei media e della comunicazione (40,6%), commercio (40,3%) e industrie della carta (36,9%).
La stagionalità del settore turistico favorisce una più elevata crescita delle assunzioni per Sud e Isole (+14mila mese, +38mila trimestre).

Come cambia la demografia dell’Italia: i dati Istat del 2024 

L’Italia sta attraversando una fase di profondo cambiamento demografico. Il numero di residenti italiani è in calo, mentre cresce la popolazione straniera e aumentano le acquisizioni di cittadinanza.
Il rapporto Istat per il 2024 offre un quadro chiaro di queste trasformazioni.

Il tasso di natalità ai minimi storici

Nel 2024, la natalità ha toccato un nuovo record negativo con una media di 1,18 figli per donna. Il numero complessivo di nati si attesta a 370.000, ben al di sotto dei 526.000 registrati nel 1995.
Si tratta di un calo continuo, un elemento di criticità per il futuro demografico del Paese.

Aumenta la longevità

Nonostante il calo delle nascite, la speranza di vita alla nascita continua a crescere. Nel 2024, la media è di 83,4 anni, con un aumento di quasi cinque mesi rispetto al 2023.
Questo dato conferma il miglioramento delle condizioni sanitarie e dello stile di vita.

Più italiani scelgono di emigrare

Il numero di cittadini italiani che decidono di lasciare il Paese è in forte aumento. Nel 2024, le emigrazioni verso l’estero sono state 191.000, con un incremento del 20,5% rispetto all’anno precedente.
Tra questi, 156.000 erano cittadini italiani, un dato in crescita del 36,5%.

Maggiore concessione della cittadinanza italiana

Sempre più stranieri residenti in Italia ottengono la cittadinanza. Nel 2024, le acquisizioni di cittadinanza sono state 217.000, superando il record precedente di 214.000 del 2023. Un segnale di una crescente integrazione.

Le famiglie italiane sono “piccole”

La dimensione media delle famiglie continua a diminuire. In 20 anni, si è passati da 2,6 componenti per nucleo familiare a 2,2 nel periodo 2023-2024.
Questo riflette una trasformazione sociale che vede sempre più famiglie ristrette.

Mortalità in calo, ma più decessi che nascite

Il rapporto tra nascite e decessi mostra un saldo negativo: sei nascite e 11 decessi ogni 1.000 abitanti. Sebbene la mortalità sia in calo, il numero di nati non è sufficiente a compensare le perdite.

Cresce il flusso migratorio

Il saldo migratorio netto è in aumento: nel 2023 ha raggiunto quota +274.000, rispetto ai +261.000 del 2022. Un dato che indica come l’Italia continui ad attrarre più immigrati rispetto a quanti cittadini scelgano di partire.

Spopolamento nel Mezzogiorno

Il calo della popolazione è particolarmente evidente nel Sud Italia, soprattutto nei piccoli comuni delle Aree interne.
Qui, la popolazione si è ridotta del 5 per mille rispetto all’anno precedente e quattro comuni su cinque registrano una perdita di residenti.

La popolazione straniera residente

Al 1° gennaio 2024, la popolazione straniera residente in Italia ha raggiunto quota 5,308 milioni, con un incremento di 166.000 unità rispetto all’anno precedente.
Il dato evidenzia l’importanza della componente migratoria nel mantenimento della popolazione totale.

Conclusioni

L’Italia sta cambiando: meno nascite, più emigrazione e una popolazione sempre più anziana.
Il saldo migratorio positivo contribuisce a contrastare il calo demografico, ma resta la sfida di trovare soluzioni efficaci per sostenere la natalità e incentivare l’integrazione delle nuove generazioni di cittadini.

Agricoltura: perché il mercato 4.0 rallenta?

Nel 2024 il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 ha segnato per la prima volta un rallentamento. L’anno passato il settore agricolo è stato infatti messo a dura prova da diversi fattori, primo fra tutti il cambiamento climatico, con il suo impatto su produzioni e prezzi. Di fatto, l’Agricoltura 4.0 in Italia ha segnato un -8% rispetto al 2023, assestandosi a 2,3 miliardi di euro.

Secondo la ricerca dell’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e del Laboratorio RISE (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia, il calo è particolarmente evidente negli investimenti in macchinari (29% del totale del mercato) e attrezzature (26,5% del totale).
Al contrario, continua la crescita delle soluzioni software come FMIS (Farm Management Information System, 13,5 %), Decision Support System (DSS, 9,5%), sistemi di monitoraggio e mappatura dei suoli (9%) e delle colture (9%), che tuttavia non compensano il calo degli investimenti legati all’hardware.

Senza incentivi pubblici l’agricoltura s’inceppa 

Il rallentamento del mercato di Agricoltura 4.0 è causato dalla flessione dei redditi agricoli ottenuti dagli investimenti già realizzati negli scorsi anni, ma anche della riduzione degli incentivi pubblici.

In Italia, infatti, l’84% delle aziende agricole utilizzatrici di soluzioni 4.0 ha già usufruito di almeno un incentivo, e gli stessi provider tecnologici (81%) ritengono che le agevolazioni pubbliche negli ultimi anni siano state un fattore chiave per la crescita.
A fronte del rallentamento della spesa complessiva, nel 2024 la superficie italiana coltivata con soluzioni 4.0 è risultata quasi stazionaria, passando dall’9% del 2023 al 9,5% del 2024.

L’unione fa la forza

L’adozione delle tecnologie, inoltre, si è intensificata tra le aziende che ne erano già utilizzatrici, mentre è cresciuta poco la quota di nuovi investimenti.
Il 41% delle aziende agricole italiane adotta oggi almeno una soluzione di Agricoltura 4.0, ma considerando i software gestionali, la percentuale sarebbe ben più alta, mentre il 29% delle aziende agricole ne adotta due o più.

Ovviamente, il livello di digitalizzazione aumenta con le dimensioni aziendali, oppure quando le aziende fanno parte di gruppi di produttori, consorzi o cooperative. Tanto che ‘solo’ il 38% delle aziende agricole ‘semplici’ utilizza soluzioni di Agricoltura 4.0, contro il 44% di quelle che fanno parte di cooperative e il 55% delle organizzazioni di produttori.

“La sfida della digitalizzazione delle filiere agroalimentari passa dal settore primario”

“Nel 2024, abbiamo assistito per la prima volta a un rallentamento del mercato dovuto, per lo più, a un calo negli investimenti in macchinari agricoli, anche se è significativo osservare una crescita delle soluzioni software – spiega Andrea Bacchetti, Direttore dell’Osservatorio Smart AgriFood -. È ormai evidente che la sfida della digitalizzazione delle filiere agroalimentari passa in primis dal settore primario, con un ruolo importante di consorzi, cooperative e aziende della trasformazione. Queste potranno guidare le varie realtà della produzione agricola nell’adozione di soluzioni digitali, attraverso una maggiore valorizzazione economica, ed enfasi sulla qualità, delle produzioni realizzate da tali attori”.  

Dati economici del terzo trimestre 2024: cala il deficit, migliora la tenuta delle famiglie 

Nel terzo trimestre del 2024, l’incidenza del deficit delle amministrazioni pubbliche sul Pil è migliorata sensibilmente rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, passando dal -6,3% del 2023 al -2,3%. Lo comunica l’Istat, sottolineando come il saldo primario – l’indebitamento al netto degli interessi passivi – sia tornato positivo, con un’incidenza dell’1,7% sul Pil rispetto al -2,8% registrato nello stesso trimestre del 2023.

Anche il saldo corrente delle amministrazioni pubbliche ha mostrato un miglioramento, con un’incidenza sull’economia nazionale pari all’1,9%, rispetto all’1,6% dello stesso periodo dell’anno scorso.

Pressione fiscale in aumento

Nello stesso periodo, la pressione fiscale ha raggiunto il 40,5%, registrando un incremento di 0,8 punti percentuali rispetto al terzo trimestre del 2023. Questo dato riflette l’andamento delle entrate fiscali in un contesto economico caratterizzato da una maggiore crescita dei redditi e dei consumi, nonostante la pressione resti un tema sensibile per l’equilibrio economico delle famiglie e delle imprese.

Crescono reddito e potere d’acquisto 

Il reddito disponibile delle famiglie italiane è aumentato dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dell’1,6%. La propensione al risparmio, invece, è scesa al 9,2%, con una diminuzione di 0,8 punti percentuali. Tuttavia, il potere d’acquisto delle famiglie ha segnato un incremento dello 0,4%, sostenuto da un aumento moderato del deflatore implicito dei consumi (+0,2%).

Secondo l’Istat, sebbene il ritmo di crescita sia più contenuto rispetto ai trimestri precedenti, il potere d’acquisto è aumentato per il settimo trimestre consecutivo.

Società non finanziarie: calo di profitti e investimenti

Il terzo trimestre del 2024 evidenzia difficoltà per le società non finanziarie, che hanno visto una contrazione sia nella quota di profitto sia nel tasso di investimento. La quota di profitto è scesa di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, attestandosi al 42,4%, mentre il tasso di investimento è calato al 21,7%, con una riduzione di 0,4 punti.

Questo trend negativo, iniziato nei primi mesi del 2023, sembra riflettere un clima di maggiore incertezza e minore capacità di reinvestimento da parte delle imprese.

Scenario complesso, ma positiva

Questi dati delineano un quadro economico variegato, con segnali positivi per il settore pubblico e le famiglie, ma difficoltà per le imprese. Il miglioramento del deficit e la crescita del potere d’acquisto rappresentano elementi incoraggianti, anche se permangono difficoltà legate alla pressione fiscale e al calo degli investimenti.

I trend del mercato immobiliare: nel 2025 l’e-commerce rivoluziona le città

Quali trend guideranno il mercato immobiliare italiano nel 2025? Secondo Century 21 Italia, nelle città metropolitane e nelle località turistiche crescerà la domanda di immobili residenziali di alta qualità, trainata da investitori internazionali. Rispetto al 2024I prezzi torneranno a salire fino al 5% % in più. Ma solo nelle grandi città, come Roma e Firenze, mentre nelle aree suburbane e rurali il mercato sarà stabile o subirà un leggero calo. 

Discorso a parte per Milano, dove è previsto un calo di prezzi e compravendite: la città si appresta infatti ad affrontare una fase di assestamento dopo l’euforia degli ultimi anno.
I prezzi continueranno a crescere anche per i magazzini logistici. Questo, grazie alla spinta dell’e-commerce, che dal 2020 in poi, dopo aver rivoluzionato la vendita di prodotti e servizi si prepara a rivoluzionare anche le città.

I veri protagonisti del prossimo anno saranno i magazzini logistici

Sono i magazzini logistici, infatti, i veri protagonisti del mercato immobiliare nel 2025, i cui prezzi, secondo le stime di Century 21 Italia, cresceranno fino al 10% in più rispetto al 2024. 

“In particolare – spiega Marco Tilesi, ceo di Century 21 Italia – l’attenzione sarà sui magazzini moderni e sui centri logistici, specialmente nelle vicinanze di hub di trasporto e porti. Questa asset class manterrà un tasso di crescita elevato, con rendimenti attrattivi per gli investitori istituzionali”.

La domanda di immobili da convertire in locazioni turistiche fa salire i prezzi

Un aumento dei prezzi è atteso anche per la compravendita di immobili legati al settore turistico. Per l’hotellerie ci si aspetta un moderato aumento delle transazioni, il che implica che il mercato sarà attivo, ma gli investitori saranno selettivi.

Per quanto riguarda le locazioni turistiche, la forte crescita delle transazioni si tradurrà in un mercato molto dinamico, con una domanda alta per immobili da convertire in locazioni turistiche, con un aumento dei prezzi dal 3% al 4%.
Quanto al retail, vedrà un aumento dei prezzi di vendita moderato, e si focalizzerà su esperienze di acquisto fisiche abbinate a soluzioni digitali (phygital), con un’attenzione particolare ai centri commerciali e agli outlet.
La domanda sarà perciò più o meno stabile, ma selettiva, legata a location e spazi di qualità.

Da uffici e negozi tradizionali a spazi flessibili

Per gli uffici, invece, i prezzi resteranno stabili e la domanda potrebbe addirittura subire una leggera contrazione.
Si tratta di “Un trend dato dalla necessità di riconvertire gli uffici tradizionali in spazi flessibili – aggiunge Tilesi – La ripresa economica globale e i cambiamenti nei modelli di lavoro ibridi e remoti influenzeranno infatti la domanda di spazi commerciali e uffici”.
Il focus sarà dedicato agli edifici a uso misto che riusciranno a combinare residenziale, commerciale e spazi pubblici. 

In questo senso, si registrerà una forte crescita di soluzioni abitative innovative come il coliving, e diventeranno centrali i progetti di rigenerazione urbana. Anche grazie a un altro aspetto ormai all’attenzione di tutto il mondo real estate: la sostenibilità.

Black Friday 2024 all’insegna di entusiasmo e frenesia

Gli italiani vivano male il periodo del Black Friday. Sopraffatti dalle tante promozioni, spesso si lascino sfuggire buoni affari.
Lo rileva una ricerca di Honor: il 77% del campione non sa resistere alle offerte, tanto che la metà degli italiani intervistati aspetta con ansia il momento del Black Friday.

Questo entusiasmo porta molti a voler adottare strategie ‘creative’, come l’utilizzo di più indirizzi e-mail per massimizzare i codici sconto e le offerte.
Il 51%, ad esempio, utilizza fino a 4 schede di navigazione nella ricerca delle offerte migliori, mentre il 43% ammette di possedere tre o più indirizzi e-mail nel tentativo di accaparrarsi le offerte più vantaggiose, trascorrendo in media quasi 3 ore di navigazione tra i siti.

Svegli fino a mezzanotte per accaparrarsi gli sconti anticipati

Sebbene in molti facciano acquisti durante il Black Friday e il Cyber Monday, solo il 35% pianifica gli acquisti in anticipo, mentre il 17% utilizza siti di comparazione prezzi per assicurarsi le offerte migliori.
Ma a molti acquirenti sfuggono alcuni trucchi fondamentali che potrebbero semplificare i processi di acquisto.

Ad esempio, meno del 10% crea in anticipo account presso i principali rivenditori, un modo sicuro per semplificare il processo di checkout quando le offerte vengono lanciate.
E solo il 15% rimane sveglio fino a mezzanotte per accaparrarsi gli sconti anticipati, una strategia che consente di evitare di perdere gli articoli più popolari che si esauriscono rapidamente. 

Il crash del dispositivo

Tutti questi accorgimenti da soli però non sono sufficienti. È fondamentale assicurarsi che la tecnologia sia pronta a supportare gli utenti nella ricerca al miglior affare. Al contrario, quasi la metà degli intervistati segnala un crash del dispositivo durante la ricerca delle offerte, mentre uno su sei ha problemi di lentezza dei dispositivi.

“Gli acquirenti spesso si sentono sopraffatti dalla mole di offerte, ritrovandosi con un numero spropositato di promozioni che richiedono una grande quantità di tempo e pazienza per essere visionati – dichiara Roger Liyun, General Manager di Honor Italia -. Inoltre, quando si tratta di trovare le migliori offerte durante il Black Friday, avere device in grado di supportarci è fondamentale”. 

Con l’AI cercare le offerte è più facile

Progettato per migliorare l’esperienza di shopping grazie alle sue capacità multitasking e a prestazioni affidabili, Honor Magic V3 offre una soluzione in grado di offrire il giusto supporto a chi naviga su più dispositivi e tra tante schede.

Infatti, la ricerca di offerte è ancora più facile con Magic Portal, la funzione dotata di AI che anticipa le intenzioni e le esigenze degli acquirenti, poiché in grado di rilevare quando si sta navigando sul web per trovare i migliori sconti, fornendo un accesso rapido a più app/siti di vendita al dettaglio.