Edilizia sostenibile: cosa pensano i cittadini globali e italiani?

Comprendere le evoluzioni e i fattori chiave da attivare per accelerare lo sviluppo dell’edilizia sostenibile in Italia e nel mondo è l’obiettivo del Barometro della Costruzione Sostenibile 2024, condotto dall’istituto di ricerca Csa su professionisti, studenti, rappresentanti eletti e membri di associazioni di 22 Paesi, tra cui l’Italia.
Per il 95% dei partecipanti l’implementazione di un’edilizia più sostenibile è questione importante o prioritaria. Un livello di urgenza condiviso da tutti gli attori, indipendentemente dalla regione geografica.

Allo stesso tempo, la comprensione dell’edilizia sostenibile sembra spesso limitata alle questioni ambientali. La sua definizione è ancora in gran parte associata all’edilizia ‘green’, con una definizione direttamente legata all’efficienza energetica degli edifici (42%) e al raggiungimento della neutralità carbonica (33%). Resilienza e comfort degli occupanti sono considerate secondarie. 

Cresce la consapevolezza

Complessivamente, la consapevolezza è alta: l’87% degli intervistati su scala globale dichiara di essere familiare con l’edilizia sostenibile (+5% vs 2023), il 68% afferma di essere sufficientemente informato, ma il 20% non ne ha mai sentito parlare.

Sono quindi ancora necessari sforzi educativi, in particolare tra i rappresentanti eletti, il 45% dei quali dichiara di non averne mai sentito parlare.
La maggior parte degli stakeholder di tutti i Paesi (87%) concorda poi sul fatto che ‘dobbiamo fare di più’ in termini di edilizia sostenibile, anche se l’aspirazione allo status quo sta crescendo (9%, +4%).

Le azioni prioritarie

Tra le azioni prioritarie da intraprendere per accelerare lo sviluppo dell’edilizia sostenibile è cruciale sensibilizzare l’opinione pubblica su costo percepito e competitività dei materiali, puntando sulla cooperazione di tutti gli attori.
D’altra parte, il ruolo delle iniziative pubbliche rimane sottovalutato. Inoltre, la ristrutturazione energetica sembra essere più una priorità nei Paesi con un parco edilizio ben consolidato rispetto ai Paesi che danno priorità ai programmi di nuova costruzione per ospitare una popolazione in crescita.

Ma il 92% dei professionisti del settore ritiene che l’edilizia sostenibile costituirà tutto o parte del loro business nei prossimi 5 anni.
Gli studi di architettura e le società di ingegneria sono in cima alla lista dei soggetti più spesso citati per promuovere l’edilizia sostenibile (55%).

In Italia è prima di tutto una questione di efficienza energetica

Il 98% degli intervistati in Italia è familiare con l’edilizia sostenibile, e il 42% pensa che il suo obiettivo prioritario sia la protezione dell’ambiente. Per l’8% è la salute degli abitanti e per il 2% la resistenza ai rischi climatici. A riprova di questo, il 63% (42% globale) identifica l’edilizia sostenibile con le costruzioni energeticamente efficienti.

Tra i soggetti ritenuti più idonei a sviluppare l’edilizia sostenibile, riporta Adnkronos, spiccano architetti e studi di ingegneria (77%).Tra le azioni che dovrebbero essere attuate in via prioritaria per accelerarne lo sviluppo, accanto a sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica (36%) appare aumentare gli aiuti pubblici ai privati (35%). E con il 24%, al terzo posto, migliorare la competitività dei materiali, prodotti e soluzioni sostenibili.

Vacanze 2024: gli stranieri premiano i ristoranti italiani, prenotazioni a +6,4%

TheFork, la piattaforma per le prenotazioni online di ristoranti, nei mesi di giugno, luglio e agosto ha registrato un aumento significativo delle prenotazioni rispetto all’estate 2023. Agosto, in particolare, ha rappresentato il mese con il maggior numero di prenotazioni, con la settimana di Ferragosto che ha visto il picco massimo rispetto ai due anni precedenti. Un trend positivo dettato sia dalla stagionalità sia da una generale ripresa del settore.

In attesa dell’appuntamento annuale dei TheFork Awards, durante i quali verranno premiate le migliori novità della ristorazione italiana degli ultimi 12 mesi, ha poi rivelato le tendenze del settore protagoniste dell’estate appena trascorsa.

Viva la cena (fuori) del sabato sera

Sono sempre di più i clienti che preferiscono prenotare online il ristorante, tanto che quest’estate TheFork ha registrato un record storico di nuovi utenti.
Sicuramente, la presenza di recensioni verificate, foto, menu e classifiche come la Top 100 hanno aiutato a scegliere il ristorante in vacanza, e a prenotarlo in pochi clic senza avere alcun tipo di ostacolo linguistico.

In ogni caso, durante i mesi estivi, gli utenti di TheFork hanno preferito optare per la cena (82%), rispetto a un pranzo.
I giorni preferiti per mangiare fuori? Sono stati il sabato (23%), la domenica e il venerdì (entrambi al 16%).

La cucina tipica italiana è sempre la preferita

Quanto ai tempi di prenotazione, il 44% degli utenti ha prenotato con meno di 4 ore di anticipo, mentre il 17% ha pianificato la propria uscita con oltre 3 giorni di anticipo.

Ma quanto hanno speso i turisti per mangiare fuori? La spesa media per coperto ha visto il 59% degli utenti spendere tra i 25 e i 50 euro, mentre solo il 4% ha speso più di 50 euro. I ristoranti più scelti? Sono stati quelli di cucina tipica italiana (31%), seguiti dalla cucina mediterranea (13%), dalle pizzerie (12%) e dai ristoranti di pesce (8%).

Venezia la più scelta dai turisti stranieri 

Per quanto riguarda il turismo nazionale, il 19% delle prenotazioni nei tre mesi estivi è stato eseguito da utenti italiani, con un aumento del +7,5% rispetto al 2023. Ad agosto, questa percentuale è salita al 21%, con il Sud e le Isole in cima alla classifica, grazie a regioni come la Puglia e la Calabria, rispettivamente con il 30% e il 33% di turisti nazionali.
Le prenotazioni internazionali, invece, sono aumentate del 6,4%, con Venezia tra le preferite dai turisti esteri.

Ma in generale, le regioni che hanno registrato il maggior numero di prenotazioni nei mesi estivi del 2024 sono state Lombardia, Lazio, Toscana, Sicilia e Campania. E anche nel solo mese di agosto, queste regioni hanno mantenuto il primato.
Le città con più prenotazioni? Roma, Milano, Firenze, Napoli e Torino, tutte in crescita rispetto ad agosto 2023.

Mutui: nel I semestre 2024 domanda in crescita del 3,4%

Nel I semestre 2024 le richieste dei mutui segnano un +3,4% rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente, valore che continua a essere influenzato dal fenomeno delle surroghe, in crescita del +6,4% nel I trimestre 2024 rispetto al I trimestre 2023.
Anche l’importo medio subisce una leggera crescita (+1,0%), con un valore complessivo di 145.687 euro.

I primi mesi dell’anno sono stati quindi caratterizzati da una progressiva crescita della domanda dei mutui immobiliari da parte delle famiglie italiane. E l’andamento positivo delle richieste è andato di pari passo con il taglio dei tassi di interesse da parte della BCE.
Emerge dall’analisi del Barometro CRIF basato sul Sistema di Informazioni Creditizie EURISC.

A giugno il valore arriva al 5,8%

Guardando al solo mese di giugno le richieste di mutuo arrivano a un valore del 5,8%, secondo valore massimo del semestre dopo il picco raggiunto a marzo.

La dinamica positiva è confermata anche se guardiamo al solo mese di giugno con un aumento del +3,0%.
“La domanda di mutui nei primi mesi dell’anno è stata influenzata positivamente dall’offerta di mutui a tasso fisso sempre più competitiva, che in particolare ha favorito le surroghe, e che unitamente alle prospettive di riduzione dei tassi, dovrebbe infondere maggiore stabilità e sicurezza alle famiglie nel programmare spese a lungo termine”, commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF.

La direttiva “casa green” condizionerà il mercato

Un elemento che in prospettiva condizionerà ulteriormente lo sviluppo del mercato è la direttiva ‘case green’, approvata dal Parlamento Europeo lo scorso marzo. La direttiva pone obiettivi di efficientamento degli immobili per il 2035, con target intermedi da raggiungere nel 2030.

“Inoltre, – continua Capecchi – nei prossimi mesi, per effetto della dinamica di crescita, si potrebbe registrare un leggero aumento dei rischi di insolvenza, ma in una dinamica sostanzialmente accettabile”.

Fasce di importo, durata e classi di età

Per quanto riguarda la distribuzione per fascia di importo, nel I semestre del 2024 le richieste di mutuo per importi compresi tra 100.000 e 150.000 euro raccolgono le principali richieste con oltre il 30% del totale, a cui segue la fascia 150.000-300.000 euro con il 27,4%.
Dall’analisi della distribuzione delle richieste per durata, emerge che la classe più vivace è quella tra i 25–30 anni, con il 37,3% del totale.

Nel complesso, 8 richieste su 10 prevedono piani di rimborso superiori a 15 anni, a conferma della propensione delle famiglie a privilegiare soluzioni diluite nel tempo.
Per quanto riguarda la classe di età, le fasce 25-34 e 35-44 anni rappresentano il 61,2%, seguite dal range 45-54 anni, con il 23,2%, mentre gli over 55 raccolgono l’11,7%.

Vacanze estive: un “lusso” per 6,5 milioni di italiani 

Quest’anno sono 6,5 milioni gli italiani che non andranno in vacanza, di cui ben 3,7 milioni dichiarano che il motivo della rinuncia è di natura economica. Questo dato emerge dall’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Bilendi.

Niente ferie per motivi economici

Secondo l’indagine, il 56% di coloro che non partiranno ha ammesso di non poterselo permettere economicamente. Questa percentuale sale al 64% tra i giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni e tra gli over 65. A livello territoriale, il dato raggiunge il 66% tra i residenti del Sud e delle Isole.

Inoltre, il 47% di chi non partirà per motivi economici ha dichiarato di essere in difficoltà a causa dell’aumento generale del costo della vita, percentuale che sale al 71% tra gli over 65. Il 33% di coloro che resteranno a casa ha detto che non partirà a causa del rincaro dei prezzi legati alla vacanza stessa, con una particolare incidenza tra gli under 25 (52%).

Perchè si rinuncia 

Oltre alle ragioni economiche, altri motivi di rinuncia includono l’assenza di giorni di ferie (21%) e la necessità di accudire un familiare (10,5%) o un animale (13%). Inoltre, circa 7,7 milioni di italiani non sanno ancora se partiranno o meno, indicando una significativa indecisione.

I prestiti per le vacanze

Per alleggerire il peso delle vacanze sul budget familiare, molti italiani scelgono di rivolgersi a società di credito. Secondo l’analisi di Facile.it e Prestiti.it, nei primi cinque mesi del 2024, il numero di domande di prestiti personali destinati alle vacanze è aumentato del 9% rispetto allo stesso periodo del 2023.

Le stime dei due portali di comparazione mostrano che nel 2024 sono stati erogati oltre 200 milioni di euro in prestiti personali destinati a coprire spese legate a viaggi e vacanze. L’analisi, condotta su un campione di oltre 150.000 domande di finanziamento personale, ha rilevato che in media, chi ha chiesto questo tipo di prestito ha cercato di ottenere 5.416 euro da restituire in 50 rate, poco più di 4 anni.

Il profilo dei richiedenti 

Esaminando il profilo di chi ha richiesto un prestito personale per pagare un viaggio, emerge che questa tipologia di finanziamento è particolarmente diffusa tra i giovani. Un terzo delle domande proviene da under 30 e l’età media dei richiedenti è pari a 38 anni, rispetto ai 44 anni di media per altre tipologie di prestiti personali.

Great Gloom: dopo la Great Resignation arriva la grande tristezza

In questi ultimi anni sta esplodendo un altro fenomeno che riguarda il mondo del lavoro: dopo la Great Resignation arriva la Great Gloom, la grande tristezza dei lavoratori.
Secondo i dati di un’indagine di BambooHR, dal 2020 il termometro che misura la felicità dei dipendenti è sceso a un tasso costante del 6%, con aumento al 9% nell’ultimo anno.

Con il morale dei dipendenti che peggiora di anno in anno, le aziende hanno un ruolo sempre più importante. Quello di innescare il cambiamento e arrestare la tendenza della Great Gloom, che secondo la società di consulenza statunitense Gallup sta costando all’economia globale una cifra vicina al 9% del Pil, pari a 8,8 trilioni di dollari.
Favorire un clima aziendale positivo, stimolando l’engagement e il benessere dei dipendenti può infatti avere un impatto sulla produttività, rappresentando uno dei driver principali di crescita e sviluppo dell’azienda.

Millenial e GenZ attribuiscono un nuovo significato al “lavoro felice”

“Gli investimenti nella felicità dei dipendenti possono generare ritorni tangibili e misurabili – afferma Stefano Brigli Bongi, co-founder & cmo di Kampaay -. Se pensiamo che trascorriamo la maggior parte della nostra giornata al lavoro è naturale come sia importante creare un ambiente sereno e positivo, che possa favorire il benessere dei dipendenti, cruciale per aumentarne la produttività ma anche per consentire loro di realizzarsi pienamente come persone. Aspetti che sono sempre più sentiti soprattutto dai Millenial e dalla GenZ, che hanno attribuito un nuovo significato al lavoro felice”.

Il 46% dei lavoratori italiani segnala alti livelli di stress quotidiano

Di fatto, secondo Gallup, nel 2023 l’insoddisfazione e lo stress nel lavoro ha raggiunto picchi storici del 44%. In Italia addirittura il 46% dei dipendenti parla di alti livelli di stress quotidiano.

“Spossatezza, mancanza di energia, stanchezza cognitiva, isolamento lavorativo – evidenzia Michela Romano, psicologa e psicoterapeuta di Santagostino Psiche – sono tutti sintomi generati dal contesto lavorativo e gestiti in modo poco efficace o addirittura sottovalutati. Le cause possono essere molteplici, possono riguardare l’organizzazione degli spazi lavorativi, così come i conflitti interpersonali, lo stile di leadership, il ritmo di lavoro, la mancanza di riconoscimento dei propri meriti, una retribuzione più adeguata in base alla propria qualifica o al tempo speso in ufficio, la gestione del tempo casa-lavoro”.

Benessere e salute dei dipendenti è sempre più una priorità per le aziende

Ma alcune aziende ‘illuminate’ hanno già intrapreso azioni per migliorare il benessere dei dipendenti, riporta AdnKronos. Stanno infatti investendo risorse volte a trasformare la cultura aziendale per valorizzare il capitale umano, fondamentale per promuovere lo sviluppo dell’organizzazione nel lungo periodo.

“L’attenzione al benessere e alla salute dei dipendenti sta diventando sempre più una priorità per le aziende – spiegano Carlo Majer ed Edgardo Ratti, co-managing partner di Littler Italia -. I dati della nostra indagine annuale European Employer Survey 2023 lo confermano: il 70% delle aziende coinvolte ha dichiarato di promuovere azioni volte al benessere dei dipendenti, come chiave per attrarre e trattenere i talenti”.

Italia, fanalino di coda in UE per i prezzi dell’elettricità

In un momento in cui la popolazione italiana, così come quella europea in generale, è alle prese con l’aumento dell’inflazione, il costo dell’elettricità rappresenta un’ulteriore fonte di preoccupazione nella gestione delle finanze dei piccoli consumatori. 

I Paesi dove si vive meglio

Lo studio della banca N26 sull’Indice di vivibilità identifica i Paesi europei che offrono una migliore qualità della vita, tenendo conto dei costi da affrontare, in particolare per l’affitto e l’elettricità, nonché della densità di popolazione e del senso di felicità generale dei residenti di ciascun Paese analizzato.

Tra i vari costi considerati per definire la classifica dei Paesi più vivibili d’Europa, quelli relativi all’elettricità rivestono una particolare importanza, sia in termini assoluti sia se analizzati in relazione all’importo medio degli stipendi. 

L’Italia in coda alla classifica: costi energetici troppo alti

Secondo i dati dello studio, l’Italia si colloca al terzultimo posto della classifica per il costo medio annuo dell’elettricità: nel nostro Paese, infatti, il costo registrato è tra i più alti d’Europa, sfiorando i 700 euro. Si tratta di un importo inferiore rispetto a quello di Germania e Belgio, dove il costo si aggira rispettivamente sui 757 e 761 euro, ma se rapportato agli stipendi medi (31.530 euro in Italia contro i 45.457 euro della Germania e i 52.035 euro del Belgio), risulta particolarmente elevato. 

La percentuale di stipendio “bruciata” dall’energia elettrica 

La percentuale di stipendio che gli italiani spendono per l’elettricità, infatti, equivale a più del 2% ed è inferiore solo a quella della Grecia. In Grecia, infatti, sebbene il costo dell’elettricità sia molto basso, circa 414 euro all’anno, la popolazione guadagna in media molto meno, con stipendi che si aggirano intorno ai 16.000 euro all’anno.

Come si determina l’indice di vivibilità

L’indice di vivibilità di N26 si concentra su 12 Paesi europei selezionati in base alla loro attrattiva per i trasferimenti, alle dimensioni della popolazione e alla stabilità economica. La classifica è stata determinata analizzando le spese energetiche medie nel 2023, gli aumenti salariali medi dal 2022 al 2023, la densità di popolazione al 16 luglio 2023 e i livelli medi di felicità dal 2020 al 2022.

Le classifiche più alte riflettono spese energetiche più basse, aumenti salariali più elevati rispetto all’inflazione, minore densità di popolazione e livelli di felicità più elevati, con l’obiettivo di evidenziare i Paesi più favorevoli per il trasferimento o la residenza in base al punteggio complessivo.

Gli italiani e San Valentino: perchè nel 2024 “vince” la cena a casa? 

Cambiano le mode, cambiano le abitudini d’acquisto ma gli italiani non rinunciano a festeggiare San Valentino, la festa degli innamorati. E’ dunque interessante scoprire come i nostri connazionali celebrano il giorno più romantico dell’anno. Lo trascorrono con la loro dolce metà, naturalmente. Ma con modalità che in questo 2024 sono un po’ mutate rispetto al passato. Secondo un’indagine condotta da DoveConviene, un’app che semplifica lo shopping, il 65% degli italiani ha scelto di festeggiare questo momento speciale con una cena a due, ma a casa.

Le motivazioni di questa tendenza, oltre alla volontà di godere di una serata all’insegna della privacy, sono molto più prosaiche. In tempi come quelli che stiamo vivendo, è infatti necessario tenere sotto controllo il budget.

Una scelta guidata dalla necessità di risparmiare

Questa decisione, tuttavia, non è guidata solo dalla volontà di trascorrere la serata in intimità, ma anche da un’attenzione maggiore nei confronti del bilancio familiare. In un periodo in cui l’inflazione continua a impattare sulle abitudini di acquisto, quasi il 77% dei consumatori preferisce celebrare l’amore tra le quattro pareti domestiche, approfittando di prodotti in promozione per risparmiare tempo e denaro.

Il menù gourmet per due

Con un gesto romantico, il 52% degli italiani ha intenzione di sorprendere il proprio partner con un menù realizzato personalmente, mentre il 24% opta per un’esperienza a quattro mani ai fornelli, condividendo l’intimità e il divertimento della preparazione. Per creare il menù ideale, i consumatori privilegeranno alimenti sani e leggeri (43%), senza rinunciare al piacere del cibo raffinato, scegliendo ingredienti di alta qualità e gourmet (37%).

La ricerca di prodotti top si riflette anche nelle abitudini d’acquisto, con il 93% degli italiani che preferisce recarsi nei negozi fisici per assicurarsi gli ingredienti migliori.

Piatti light e sofisticati in tavola

La scelta del menù comprende piatti a base di pesce (31%), pasta fresca e risotti (30%), preferibilmente leggeri, perfetti per una cena tradizionale e sofisticata senza appesantire lo stomaco. Il dessert è un elemento imprescindibile per concludere la cena in dolcezza. Più della metà degli italiani (51%) preferisce acquistare il dolce presso la pasticceria, garantendo così un tocco finale di classe alla serata ed evitando spiacevoli inconvenienti.

La classica torta è la scelta preferita per il 41% degli italiani, seguita dal semifreddo al cucchiaio (31%). Non mancano ovviamente i golosi: oltre il 26% dei nostri connazionali non rinuncerà a un delizioso dolce al cioccolato per concludere la serata.

Donne e società: cosa influenza la propria (auto)rappresentazione?

In un mondo in cui il corpo è il centro di ogni interesse, apparire è un diktat, essere sui social proietta il corpo in una dimensione terza, qual è l’impatto sul rapporto delle donne con il proprio corpo?
Risponde un’indagine condotta da Eurispes, e realizzata con l’Associazione Filocolo: oltre un terzo delle donne (36,4%) riferisce un rapporto negativo con il proprio corpo. Le over65 valutano con maggiore frequenza il proprio corpo in maniera positiva (66%) rispetto alle più giovani (58,8%).

Per la maggioranza delle donne curare il proprio aspetto esteriore riveste comunque una certa importanza (74,5%), e per il 74,1% sentirsi bella è importante nel rapporto con sé stessa. Per il 68,2% influisce positivamente sull’umore, mentre per il 64,7% influisce sul modo di relazionarsi con gli altri, tanto che il 55,7% non esce di casa se non ha curato il suo aspetto esteriore. 

Belle a ogni costo?

Una donna su 4 destina oltre 100 euro al mese alla cura della propria bellezza. Sentirsi bella è importante prima di tutto nel rapporto con gli altri (49,6%): piacersi fa apparire più potenti (39,3%), essere considerata bella dagli altri e ricevere apprezzamenti è importante (38,4%).

Poco meno della metà delle donne dedica poi oltre mezz’ora ogni giorno al proprio aspetto, mentre una su 5 più di un’ora. Un quinto, al contrario, riserva a questo impegno meno di 10 minuti.
Un quarto delle donne (25,3%), inoltre, ammette di essersi sottoposta alla chirurgia estetica, e i trattamenti estetici preferiti sono soprattutto quelli volti a contrastare l’aumento di peso e gli effetti del tempo. 

Il peso: in lotta con il corpo

Se il pensiero dell’invecchiamento del corpo angoscia il 41,1% delle donne, il peso corporeo è una parte importante del proprio aspetto esteriore (62,2%), e il 57,2% se potesse cambierebbe in parte il proprio corpo.
L’8,5% poi ha fatto esperienza di anoressia e il 7,6% di bulimia. Più comune la fame nervosa, il mangiare in modo compulsivo o fare abbuffate, sperimentata dal 22,9%.

Il 14,6% riferisce inoltre di episodi di fame notturna, il 12,1% di ortoressia nervosa (ossessione per il cibo sano e naturale). Più raro il picacismo, il disturbo che induce a mangiare cose non commestibili, come conseguenza di stati di malessere e nervosi (4%).

Il ruolo del giudizio degli altri

Alla larga maggioranza delle donne è capitato di ricevere giudizi sulla corporatura (72,8%), apprezzamenti per un avvenuto dimagrimento (69,4%) o incoraggiamenti a prendersi maggior cura del suo aspetto (66,9%), ma non mancano commenti negativi sull’aspetto esteriore (55%).

Il 63,8% delle donne prova invidia nei riguardi di donne ritenute più belle e il 52,9% senso di inadeguatezza rispetto ai modelli femminili proposti nei film, serie Tv o sui Social.
Il 64,6% delle donne è stata, inoltre, oggetto di apprezzamenti non graditi, come ad esempio il catcalling, mentre il 53,7% si è sentita inadeguata fisicamente in seguito a un rifiuto o alla fine di una relazione.

Casa: resta un pilastro della sicurezza ma i prezzi lievitano

Emerge dal 2° Rapporto Federproprietà-Censis, ‘La casa nonostante tutto’: gli italiani considerano la proprietà della casa in cui vivono un fattore di sicurezza e stabilità (83,2%). È espressione della propria identità e personalità (78,4%) ed è un investimento sicuro (69,1%), tanto che il 50,0% dei proprietari non venderà mai la propria abitazione per tramandarla in eredità a figli o nipoti.

Insomma, possedere una casa è ancora un pilastro della stabilità individuale e della coesione sociale, ma l’accesso alla proprietà è diventato più difficile.
Il 59,8% dei non proprietari afferma che il rialzo dei tassi di interesse ha reso più oneroso e complicato acquistare un’abitazione, mentre per il 35,9% dei proprietari con un mutuo il pagamento delle rate è più difficoltoso. Soprattutto al Centro (41,4%) e al Sud (37,2%).

Da fattore di agio a potenziale disagio

La gestione della casa si fa nel complesso più gravosa, e la sua proprietà rischia di trasformarsi da fattore di tutela in fattore critico.
Per il 75,5% degli italiani le spese relative alla casa pesano molto sul budget familiare (80% famiglie con redditi bassi e 57,6% più abbienti).

Nonostante il raffreddamento dei prezzi nel corso dell’anno, il comparto casa (abitazione, acqua, elettricità, gas) ha registrato le variazioni più elevate nel primo (+24,7%) e nel secondo trimestre 2023 (+14,0%), molto superiori al tasso di inflazione medio (+9,0% primo e +7,5% secondo trimestre).
Solo nel terzo trimestre il taglio ai costi di energia elettrica e gas ha riportato i costi della casa a un +4,2%.

Sì al green, ma serve il supporto dello Stato

Tra i requisiti fondamentali per l’acquisto di una casa il 64,6% degli italiani include la classe energetica. Riguardo la direttiva europea Casa green per l’efficientamento energetico delle abitazioni, il 73,3% degli italiani ne è a conoscenza.

Per il 51,1% è un atto positivo e il 40,1% lo apprezza, ma il 22,0% teme che possa tradursi in un ulteriore aggravio dei costi di gestione degli immobili, il 16,3% prevede che gli interventi non saranno economicamente sostenibili e il 10,7% è preoccupato per un eventuale crollo dei prezzi delle case.
È opinione unanime (90,2%) che gli interventi dei proprietari debbano essere accompagnati da aiuti economici dello Stato nella forma di detrazioni, incentivi, altre misure di sostegno.

Social e senior housing

Se la proprietà della casa è tra le aspirazioni top, c’è anche attenzione per soluzioni abitative nuove, come il social housing in locazione: Una soluzione temporanea, nell’attesa di poter acquistare una casa di proprietà (24,6%), un servizio abitativo attraverso il quale poter reperire un alloggio temporaneo (22,2%), e un’alternativa all’acquisto di una casa di proprietà (28,1%).

Molto più alto il consenso per il senior housing come soluzione abitativa riservata alle persone anziane.
Al 78,9% degli italiani piace, perché permette di affrontare la vecchiaia con serenità vivendo in un ambiente protetto (76,1%) e offre la possibilità di un accesso agevolato a servizi sanitari e socio-assistenziali (20,7%).

Customer Experience: nel B2b: poche imprese con approccio maturo

Solo l’8% delle aziende in Italia ha un approccio ‘maturo’ nei confronti della customer experience, ovvero, sfrutta appieno i vantaggi di una relazione personalizzata e collaborativa con i clienti.
Di fatto, nonostante circa un terzo di grandi aziende e Pmi operanti nel B2b affermi di adottare un approccio ‘cliente-centrico’ solo una piccola percentuale ha realizzato una completa trasformazione in questo senso.

È quanto emerge da una ricerca dell’Osservatorio Customer Experience nel B2b della School of Management del Politecnico di Milano.
“Oggi i clienti non si accontentano più di semplici transazioni commerciali – spiega Sara Zagaria, direttrice dell’Osservatorio – ma cercano relazioni personalizzate, un coinvolgimento omnicanale nel processo di acquisto e un servizio clienti tempestivo e di alta qualità”.

Cliente-centrico vs prodotto-centrico

L’approccio aziendale ‘cliente-centrico’, contrapposto a quello ‘prodotto-centrico’, ha le sue radici nell’ascolto attento dei clienti all’interno della catena del valore. 
In questo senso, se il 14% delle aziende può essere definito ‘promettente’ quasi la metà si trova ancora in fase embrionale rispetto a questa trasformazione. Il 26% è ‘immaturo’, non dispone né di una visione chiara né di strumenti organizzativi e tecnologici adeguati, e il 23% sta compiendo i primi passi grazie all’adozione di alcune attività preliminari.

Tra le filiere all’avanguardia si distinguono quella Finanziaria e del Terziario Avanzato, mentre la filiera agroalimentare si muove a due velocità, mantenendo un approccio tradizionale con clienti e intermediari commerciali nel 32% dei casi (19% ‘promettenti)’.

Ancora scarsa la dotazione tecnologica

Per un modello ‘cliente centrico’ serve un’opportuna dotazione tecnologica di piattaforme e strumenti in grado di valorizzare gli scambi informativi. Le imprese B2b mostrano però ancora immaturità nella raccolta e nell’integrazione di queste informazioni.
Nessuna azienda è pienamente matura dal punto di vista dell’infrastruttura tecnologica, e per più della metà questa non è adeguata a una prospettiva cliente-centrica.

Strumenti come il CRM sono presenti solo nel 34% delle imprese, e manca una capacità avanzata di analisi dei dati. Quasi un terzo delle aziende non effettua alcun tipo di analisi dei dati sui clienti, e il 57% si limita ad analisi di tipo descrittivo.
Il 52%, poi, utilizza esclusivamente tool di base, come Excel, che non permettono una condivisione efficace e tempestiva delle informazioni.

Il 69% delle aziende non ha una funzione responsabile

“Una strategia che sia orientata al cliente richiede prima di tutto un’organizzazione ad hoc, che coinvolga tutti gli attori e i processi nella relazione, con iniziative o strumenti declinati per ciascuna realtà – commenta Paola Olivares, co direttrice dell’Osservatorio – eppure, nel 69% delle aziende manca una funzione responsabile dei progetti di customer experience, e quando esiste, raramente riporta all’Amministratore Delegato. Solo il 17% delle aziende valuta positivamente la collaborazione tra le funzioni aziendali. Parallelamente occorre stabilire una relazione collaborativa con il cliente, basata su un dialogo costante e sul supporto reciproco, ma solo il 24% delle aziende si riconosce in questo approccio”.