Le spese obbligate delle famiglie italiane continuano ad aumentare

A causa dell’inflazione spendiamo di più, portiamo a casa meno beni e la gran parte della spesa la facciamo per ‘vivere’ e spostarci. Secondo una stima dell’Ufficio studi della CGIA riferita al 2022 gli acquisti per alimentari, trasporti e per la casa sono stati pari al 59,6% sul totale della spesa mensile media di una famiglia italiana. Tra il 2021 e il 2022 le uscite per le spese obbligate della famiglia media italiana sono incrementate di 171 euro (+16,6 %), mentre quelle complementari languono.
In termini monetari significa che a fronte di una spesa mensile media pari a 2.016 euro, 1.202 euro nel 2022 sono stati ‘assorbiti’ dalle spese obbligate. 

L’incidenza delle spese alimentari è cresciuta del 3,8%

All’interno dei 2.016 euro, 265 euro sono ‘usciti’ per benzina-gasolio e spese su mezzi pubblici, 425 euro per manutenzione della casa e bollette di luce-gas e spese condominiali, e 511 euro per cibo e bevande analcoliche. A causa del rincaro dei prezzi registrato l’anno scorso, rispetto al 2021 si ipotizza che l’incidenza delle spese alimentari sia cresciuta del 3,8%. E nonostante nel 2022 l’aumento medio dell’inflazione si sia attestato attorno all’8%, in termini assoluti l’incremento delle spese non obbligate si stima nullo. In altre parole, si ipotizza che negli ultimi due anni per acquistare alcolici, abbigliamento/calzature, mobili, tempo libero, ristorazione, ricettivo, istruzione, sanità, cura della persona la famiglia media italiana abbia speso mensilmente 815 euro.

Nel 2022 crescita stimata del 59,6% per casa, cibo e trasporti

I dati per ripartizione geografica riferiti al 2021 segnalano come l’incidenza della spesa obbligata su quella totale sia più alta al Sud e nelle Isole rispetto alle altre aree del Paese. Ovviamente, la minore capacità di spesa delle famiglie del Mezzogiorno contribuisce in misura determinante a questo risultato. Va altresì segnalato che a partire dal 2017 l’incidenza delle spese obbligate sul totale cresce tendenzialmente fino a toccare la punta stimata per il 2022 del 59,6%. Secondo i dati disponibili al 2021 la spesa media più alta a livello nazionale è ascrivibile alle famiglie residenti nella provincia autonoma di Bolzano (3.116 euro). Seguono Lombardia (2.904 euro), provincia autonoma di Trento (2.791 euro), Valle d’Aosta (2.721 euro) e Lazio (2.712 euro).

Carburanti e pedaggi ammontano al 53% dei costi per i trasporti

Dalla disaggregazione delle tre voci che costituiscono le spese obbligate (casa, cibo e trasporti) emerge che la somma dei consumi per le bollette (luce, acqua, gas, rifiuti ecc.), per gli alimenti di prima necessità (pane, latte e carne) e carburanti (gasolio, benzina, pedaggi ecc.) ammonta a oltre il 52% della spesa obbligata media annua della famiglia italiana (pari a 1.202 euro). Le bollette, ad esempio, sfiorano il 54% dell’intero costo della voce Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili. La spesa per pane, latte e carne, invece, è pari al 50% della spesa totale per gli Alimentari e le bevande analcoliche. Carburanti e pedaggi, poi, ammontano al 53% della spesa totale della voce Trasporti.

Estate 2022, la vacanza italiana è stata… in villa

La vacanza in case di lusso piace sempre di più ai nostri connazionali e soprattuto agli stranieri, che scelgono proprio questa modalità per vivere il nostro paese. A dirlo è l’ultimo osservatorio di Emma Villas, big italiano nel settore del vacation rental. In base ai dati di settembre, si scopre così che nei mesi estivi le settimane prenotate sono aumentate del 52%, mentre i turisti stranieri hanno totalizzato oltre l’86% di presenze, facendo segnare un vero e proprio record. Nel 2022 sono state oltre 7.200 le settimane prenotate da chi ha scelto una villa o un casale per le sue vacanze o momenti di relax. 

Le regioni preferite per la vacanza in villa

Casali, antiche dimore, ville di pregio: location bellissime, ma dove? Tra le regioni italiane, al primo posto per preferenze si piazza la Toscana, con 3.770 settimane prenotate e un indice di occupazione in alta stagione del 95%, al secondo posto, con oltre 1.200 settimane prenotate e un’occupazione delle strutture al 92%, l’Umbria. Completa il podio la regione Marche, con 434 settimane e un indice di occupazione che è arrivato al 92% in alta stagione. Ottimi risultati registrati anche per Sicilia ed Emilia Romagna, rispettivamente con 384 e 331 settimane prenotate. L’osservatorio evidenzia altri dati interessanti, come a esempio il tasso di occupazione al 100% registrato in Abruzzo.

Gli inglesi veri fan del Bel Paese

Quale sono i Paesi di provenienza dei turisti che scelgono l’Italia per le loro vacanze, utilizzando la formula del vacation rental? Al primo posto tra i clienti extra Ue si collocano gli inglesi (20%) e statunitensi (14%). Massiccia anche la presenza di visitatori dell’Unione Europea: i tedeschi, con il 15%, sono in vetta alla classifica, seguiti dagli italiani (14%), che provengono principalmente da Lombardia (42%), Lazio (14%) ed Emilia-Romagna (10%).

Costi sotto controllo e clima di serenità per proseguire la ripresa

“Il soggiorno in ville di pregio è ormai un’opzione consolidata per il turismo internazionale e nazionale e i dati di quest’anno ci rendono ottimisti. Allo stesso tempo, però, il nostro ottimismo viene scalfito dalla preoccupazione per l’attuale situazione internazionale: l’inflazione, e quindi l’aumento del costo della vita, dell’energia, dei carburanti, e anche il rincaro dei voli italiani e internazionali, ad esempio, non fanno bene a nessun settore, in particolare quello del turismo” commenta  Giammarco Bisogno, fondatore e ceo di Emma Villas. “Il rilancio di questo settore rischia di essere vanificato, qualora non venissero apportate delle misure efficaci, in grado di tranquillizzare la clientela nazionale e internazionale e i proprietari delle strutture, preoccupati dal rincaro dei costi di gestione”. E ancora:  “Il tema dei costi energetici è cruciale per mantenere questa ripresa”.

Polizza Rc Auto: il 34,2% degli italiani la acquista dallo smartphone

Almeno una volta all’anno gli automobilisti devono mettere a budget la spesa per la polizza Rc Auto. Ma come viene acquistata dagli italiani l’assicurazione per l’automobile?
“La pandemia e le restrizioni imposte hanno spinto gli italiani a digitalizzare molti processi – spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it -. Inevitabilmente anche il mondo delle assicurazioni è stato influenzato da queste dinamiche e l’acquisto da smartphone, device che può essere utilizzato in ogni momento e luogo, è ormai una realtà anche per il settore assicurativo”.
Secondo l’analisi di Facile.it, realizzata su un campione di oltre 279.000 polizze Rc Auto sottoscritte online, emerge infatti come rispetto al periodo pre-pandemia la percentuale di chi acquista la polizza Auto direttamente dallo smartphone sia aumentata: se nel Q1 2019 la percentuale era pari al 24,8%, oggi è il 34,2%. In pratica, 1 italiano su 3.

In Friuli-Venezia Giulia il 37,1% la sottoscrive tramite mobile

Dal punto di vista anagrafico, sono soprattutto gli individui con età compresa tra 25 e 44 anni a utilizzare maggiormente il cellulare per rinnovare o sottoscrivere la copertura per la propria vettura (38,8%). Nonostante i 65-74enni siano i meno propensi, quasi 3 italiani su 10 (28,5%) appartenenti a questa fascia d’età si affidano comunque al mobile per l’acquisto. Se a livello nazionale chi usa il cellulare per comprare l’Rc Auto rappresenta il 34,2% del campione, la percentuale sale fino al 37,1% in Friuli-Venezia Giulia, in cima alla classifica delle regioni più propense alla sottoscrizione di una assicurazione attraverso lo smartphone. Seguono sul podio Sardegna (36,5%) ed Emilia-Romagna (36,2%).

Garanzie accessorie, la più richiesta è l’assistenza stradale

Secondo i dati dell’Osservatorio Rc Auto di Facile.it, ad aprile 2022 occorrevano, in media, 443,07 euro, valore in linea con quanto speso a marzo, ma ancora inferiore rispetto a 12 mesi fa (-2,07%).
Quanto alle scelte degli automobilisti in materia di garanzie accessorie emerge come tra coloro che ne hanno inserita una in fase di preventivo, la più richiesta sia l’assistenza stradale (40%). Il dato può essere letto anche in virtù di un parco auto che continua a invecchiare. Lo scorso mese l’età media dei veicoli italiani era pari a poco più di 11 anni e mezzo, valore in aumento rispetto a quello rilevato nello stesso periodo del 2021 (10 anni e 9 mesi).

Anche la moto si assicura online

Tra le garanzie accessorie più richieste, sia pure a grande distanza, seguono la copertura infortuni conducente (19%), la tutela legale (18,4%) e la garanzia furto e incendio (11%). L’analisi di Facile.it non ha preso in considerazione solo la Responsabilità Civile per l’auto, ma anche quella per la moto. E anche in questo caso, dallo studio realizzato su oltre 23.800 polizze Rc Moto acquistate online, emerge che nel primo trimestre del 2022 un italiano su 3 (33,9%) ha acquistato la polizza per le due ruote direttamente dal proprio cellulare. Valore in aumento di 12 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2019.

Salute: un italiano su due si informa su Internet

Il 53% dei nostri connazionali tra i 16 e i 74 anni di età, in pratica un italiano su due, preferisce usare Internet per avere informazioni sulla salute.
Si tratta di un dato di poco inferiore alla media europea, che si attesta al 55%. Insomma, per ottenere informazioni sulla salute gli italiani e gli europei non fanno riferimento al medico o allo specialista. Almeno, non tutti. A confermarlo sono gli ultimi dati Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione europea, riferiti all’anno 2021. In particolare, su Internet i cittadini italiani ed europei cercano notizie relative alle malattie o alle cure, ma anche consigli per migliorare in generale il proprio benessere fisico. Ad esempio, cercando online informazioni e consigli sull’alimentazione. 

In 10 anni aumenta in tutta Europa l’uso del web per le informazioni sanitarie

Un’abitudine sempre più diffusa in tutta Europa, se si considera che nel 2011 la quota di europei che usavano il web per trovare informazioni sanitarie era del 38%, il 17% in più rispetto a dieci anni fa.  E in Italia nell’ultimo decennio il salto in avanti è stato addirittura di 26 punti percentuali: era il 27% nel 2011, e nel 2021 sale al 53%. Nell’ultimo decennio l’aumento è avvenuto in tutta Europa, anche se, secondo i dati diffusi da Eurostat, il salto più elevato è stato registrato a Cipro (+46% rispetto al 2011), seguita dalla Repubblica Ceca (+33), da Malta (+32) e Spagna (+31).

Finlandia, Paesi Bassi, Norvegia, e Danimarca sul podio

La percentuale di persone che cercano informazioni sanitarie online per scopi privati continua comunque a essere molto diversa tra gli Stati membri. La quota maggiore, nel 2021, è stata registrata in Finlandia (80%), seguita da Paesi Bassi e Norvegia (entrambe con il 77%), Danimarca (75%) e Cipro (74%). Per le quote più basse bisogna guardare alla Bulgaria (36%), alla Romania (40%), alla Germania (45%) e alla Polonia (47%), riferisce Ansa.

Eurostat: il punto di accesso a un’ampia gamma di dati sulla salute

Insomma, i cittadini della UE cercano online informazioni sanitarie relative a lesioni, malattie, alimentazione, migliorare la salute e il benessere.  La pagina panoramica di Eurostat, sulla salute funge da punto di accesso a un’ampia gamma di dati disponibili, incentrati sulla salute pubblica e sulla salute e sicurezza sul lavoro. La sezione dedicata dà accesso diretto alla banca dati sanitaria, che contiene sezioni su stato di salute, determinanti sanitari, assistenza sanitaria, disabilità, cause di morte, e salute e sicurezza sul lavoro. Se si cercano dati con analisi di accompagnamento, si può trovare la sezione Eurostat Statistics Explained, che contiene un elenco di tutti gli articoli e le pubblicazioni relative alla salute.

Lavoro, nel 2021 + 29% offerte pubblicate e oltre 3 milioni di ricerche

Sono oltre 450.000 le offerte di lavoro pubblicate dalle aziende italiane nei dodici mesi del 2021 sulla piattaforma per la ricerca di lavoro online InfoJobs, un dato che corrisponde al +29% anno su anno.
L’incremento è generalizzato in tutta Italia e nessuna regione ha registrato flessioni negative rispetto al 2020. Nonostante un panorama economico-sociale che in due anni, ha visto l’avvicendarsi di situazioni critiche come conseguenza dell’emergenza sanitaria, il 2021 sembra quindi chiudersi positivamente per il mercato del lavoro.

Un’espressione di capacità e intraprendenza da parte di aziende e candidati

L’Osservatorio sul Mercato del Lavoro 2021 di InfoJobs, analizzando le offerte di lavoro pubblicate sulla piattaforma e le ricerche attive da parte delle aziende, conferma quanto già evidenziato nel primo semestre dell’anno 2021. 
“Vogliamo interpretare questo risultato come l’espressione di capacità, caparbietà e intraprendenza sia da parte delle aziende che da parte dei candidati, che mai hanno smesso di credere nella ripresa del mercato del lavoro – commenta Filippo Saini, Head of Job di InfoJobs -. Pur entrando in un 2022 che si preannuncia ancora difficile e soprattutto incerto, permane il nostro compito di facilitare l’incontro tra aziende e candidati, che sono oltre 6,5 milioni, mettendo la nostra expertise digitale al servizio dei bisogni del Paese reale”.

La top 5 delle regioni più attive per numero di offerte

In cima alla classifica delle regioni che spiccano per offerte di lavoro si conferma per il quinto anno consecutivo la Lombardia, con il 31,5% del totale nazionale delle offerte pubblicate dalle aziende su InfoJobs. Al secondo posto si posiziona l’Emilia-Romagna (17,2%), al terzo posto il Veneto (14,2%), seguito dal Piemonte al quarto posto (9%), e al quinto la Toscana (6%). Quanto alle province, le evidenze di InfoJobs riconfermano al primo posto della classifica Milano come provincia più attiva, nella quale si concentra il 12,2% delle offerte.

A Reggio Emilia +55% rispetto al 2020

Nelle posizioni a seguire, la classifica presenta un leggero dinamismo rispetto al 2020, con province a pari merito. Roma e Torino sono entrambe al secondo posto con il 4,6% delle offerte, Bergamo e Bologna, che sale di una posizione rispetto al 2020, insieme al terzo posto con il 4,2%, mentre al quarto posto Brescia (4,1%), e ancora un pari merito in chiusura della top 5 con l’ingresso di Verona e Modena (3,2%). Il rinnovamento del mercato del lavoro impatta anche altre province. Nella top 10 spiccano per un ingente incremento in termini di offerte rispetto all’anno precedente Firenze, al nono posto, con il +27%, e Reggio Emilia, al decimo posto, che nel 2021 registra un +55%.

Covid e mobilità, l’impatto sul mercato italiano 

Il 2021 mostra segnali di leggera ripresa per alcuni comparti della Mobility in Italia, ma con la crisi sanitaria il settore è drasticamente cambiato. A soffrire di più è il comparto della mobilità a medio-lungo raggio, strettamente legata ai viaggi di piacere e di lavoro. A trainare la crescita i canali online, che fanno spazio all’utilizzo di strumenti di pagamento digitali e innovativi.

La volontà di ridurre al minimo i contatti ha infatti anche cambiato le abitudini di acquisto, facendo spazio all’adozione di strumenti di pagamento digitali anche in comparti tradizionalmente legati all’uso del contante. Tra tutti quello dei taxi, che nel 2021 vede una crescita dell’uso di carte per i pagamenti del 10% rispetto al 2019.
Queste alcune delle evidenze emerse dagli Osservatori Innovative Payments e Innovazione Digitale nel Turismo della School of Management del Politecnico di Milano. 

Il comparto più colpito è il trasporto aereo 

Il comparto del trasporto aereo è quello maggiormente colpito dalla pandemia. I 14,5 miliardi di euro del 2019 sono calati a 4,5 nel 2020, per tornare a salire a circa 6 miliardi nel 2021. Il valore del mercato degli autobus a medio-lungo raggio invece è calato del 61% nel 2020, e se nel 2021 la situazione ha visto una timida crescita (2%), è dovuta soprattutto all’aumento dei prezzi.

Anche il mercato del trasporto ferroviario ha subito quasi un dimezzamento nel 2020. Nel 2021 ha registrato una ripresa (+26%) trainata in particolare dal canale online, che ha quasi raggiunto quello offline (49% contro 51%). Quanto al mercato dei traghetti, ha subito in maniera più leggera lo scotto della pandemia, recuperando nei mesi estivi del 2021 quanto aveva perso nel 2020.

Rallenta la mobilità urbana

La mobilità urbana, che rappresenta la quota più piccola della Mobility in Italia, nel 2020 ha subito un rallentamento. In particolare, il trasporto su taxi (-60%), che però nel 2021 ha recuperato portandosi a circa due terzi del 2019. Quanto al Trasporto Pubblico Locale, che partiva da un valore di 3,9 miliardi, nel 2021 si ferma poco sotto i due terzi dei valori pre-pandemia.
Al contrario, la pandemia ha favorito anche nel 2021 l’utilizzo del mezzo privato, con risultati meno negativi per l’intero comparto, dai pedaggi autostradali (-22%), alla sosta su strisce blu (-35%), o in struttura e ZTL.

Il canale online cresce per l’autobus a medio-lungo raggio

Il contante si conferma anche nella Mobility lo strumento preferito dai consumatori, soprattutto per il pagamento dei servizi di breve percorrenza e per il pagamento della sosta, caratterizzati da scontrini medi ridotti e da un’esperienza di acquisto che avviene tipicamente nel canale offline, ossia in prossimità della cassa. Un esempio è il mercato della sosta su strada negli stalli strisce blu, dove la quasi totalità dei pagamenti avviene in contanti (91% del transato nel 2020). Fanno eccezione i trasporti a lunga percorrenza, caratterizzati da scontrini medi più elevati e da un canale online più sviluppato. Un esempio è il mercato dell’autobus a medio-lungo raggio, dove le carte e i wallet valgono il 71% del transato nel 2021, e il 56% dei pagamenti viene effettuato online.

Mercato immobiliare, nel 2021 si conferma la ripresa

Il mercato immobiliare italiano è in buona salute, e nel 2021 conferma la ripresa cominciata da più un anno restituendo segnali di ottimismo. A quanto emerge dal 3° Rapporto sul Mercato Immobiliare 2021 di Nomisma, la spinta all’acquisto immobiliare da parte degli italiani è legata soprattutto all’intenzione di migliorare la propria condizione abitativa, ed è determinata soprattutto dalla capacità di rilancio dell’economia italiana, a sua volta favorita anche dalle risorse del PNRR. Tuttavia, secondo l’analisi di Nomisma, per valutare correttamente la capacità di resistenza e ripresa dimostrate dal mercato sarà necessario aspettare che lo scenario si normalizzi. Solo con il tempo, infatti, sarà possibile capire se questa crescita è destinata a proseguire oppure a ridimensionarsi.

I mercati di provincia contribuiscono in maniera significativa alla crescita

Di fatto, sono oltre 3,3 milioni i nuclei familiari che hanno deciso di intraprendere la ricerca di una nuova abitazione, e l’intento è principalmente la sostituzione della prima casa.  In particolare, confrontando il primo semestre 2021 con il primo semestre 2019 il mercato delle compravendite è cresciuto del 23,6%, e i mercati di provincia hanno contribuito in maniera significativa a questo incremento. Una tendenza nata soprattutto nel periodo di lockdown, durante il quale molti italiani hanno maturato e rafforzato alcune esigenze, come una maggiore segmentazione degli spazi e l’implementazione di soluzioni tecnologiche all’interno dell’ambiente domestico. Inoltre, la pandemia ha rimesso al centro il tema della qualità dell’abitare (più spazio, salubrità, connettività e minori costi energetici), tendenza che in parte si è riflessa nello spostamento della domanda verso localizzazioni suburbane.

L’andamento positivo si deve al credito degli istituti bancari

L’andamento positivo del mercato, tuttavia, non è dovuto a un aumento del potere d’acquisto degli italiani, come si evince dalla dipendenza da mutuo di molti nuclei familiari, ma dal credito degli istituti bancari, senza il qual una parte significativa della domanda non potrebbe essere soddisfatta.
È infatti proprio nell’atteggiamento accomodante delle istituzioni finanziarie che secondo Nomisma vanno ricercate le ragioni di un rimbalzo tanto repentino quanto consistente del settore. Inoltre, i temi della riqualificazione energetica degli immobili, come il Superbonus, e il supporto agli under 35 per i mutui prima casa rappresentano due aspetti fondamentali per la ripresa del mercato immobiliare.

Domanda di locazione e prezzi degli immobili

Quanto alla domanda di locazione nel 2021 non ha recuperato i livelli pre-pandemia, ma rispetto al primo semestre dell’anno è aumentata mediamente del 3,5%.  In ogni caso, l’evoluzione dei prezzi degli immobili in ambito residenziale ha beneficiato dell’intensificarsi della domanda abitativa. In questo settore, su base annua, la variazione media dei prezzi è pari a +1,6%, con differenze, anche notevoli, sui vari mercati. Si va infatti dal +4,1% registrato da Milano al -1,2% di Palermo. I tempi medi di assorbimento degli immobili in vendita cambiano però in base alla tipologia: in media sono necessari 5,5 mesi per le abitazioni e 9 mesi per uffici e negozi. 

Investimenti welfare in forte crescita, nonostante la pandemia

Sebbene la pandemia da Covid-19 abbia innescato una crisi globale, il patrimonio complessivo degli investitori istituzionali italiani si consolida. Il totale ammonta infatti a 953,8 miliardi di euro (di cui 198 solo di previdenza complementare): si tratta di una quota paragonabile a quasi il 58% del PIL nazionale. Il dato è contenuto nell’ottavo rapporto “Investitori istituzionali italiani: iscritti risorse e gestori per l’anno 2020” del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali. Rispetto al forte calo registrato nel mercato finanziario (soprattutto azionario) nella prima metà del 2020 resta in terreno positivo anche il tasso di rendimento: tra i migliori, +3,6% per le Fondazioni di origine Bancaria e +3,1% per i fondi pensione negoziali. Per gli investitori istituzionali, soprattutto per i fondi pensione, restano ampi i margini di incremento per gli investimenti in economia reale. Rilevata in particolare la necessità di favorire il reinvestimento di una maggiore quota del TFR confluito ai fondi pensione nel sistema produttivo.

Più forte delle crisi finanziarie

Nonostante le ricorrenti crisi finanziarie degli ultimi anni e la crisi mondiale innescata dalla pandemia da Covid-19, il patrimonio degli investitori istituzionali che operano nel welfare contrattuale (fondi pensione negoziali, preesistenti e forme di assistenza sanitaria integrativa), delle Casse Privatizzate e delle Fondazioni di origine Bancaria è aumentato dai 142,85 miliardi di euro del 2007 ai 269,84 miliardi di euro del 2020, con un incremento dell’88,9%. In percentuale del PIL, il patrimonio di questi soggetti è quindi pari al 16,3% e, includendo anche il welfare privato (Compagnie di Assicurazione del settore vita, rami I, IV e VI, fondi aperti e PIP), tale rapporto aumenta al 57,8%. Quello che emerge dal Report è quindi il ritratto di un Paese che negli anni è riuscito a consolidare il proprio mercato istituzionale, raggiungendo ormai una dimensione rilevante.

Buone performance per tutti gli investitori istituzionali

Nel 2020 tutti gli investitori istituzionali hanno realizzato buone performance, anche se inferiori a quelle del 2019. In particolare, le Fondazioni di origine Bancaria segnano un +3,6% (6,5% nello scorso anno), seguite dai fondi pensione negoziali con un +3,1% (7,2% nel 2019), dai fondi aperti con +2,9%, dai fondi preesistenti con il 2,6% e dalle gestioni separate con +1,4%; in negativo di 0,2% solo le unit linked. Risultati ancora più apprezzabili se confrontati con i “rendimenti obiettivo” TFR, inflazione e media quinquennale del PIL, che si sono attestati rispettivamente all’1,2%, -0,2% e 2%, conclude il rapporto.

Ad agosto 2021 l’indice Pmi Terziario è stabile a 78 punti

In Italia il settore terziario è in continua e forte espansione, con un’attività nuovamente aumentata e il tasso più alto in 14 anni. L’indice Pmi servizi (Purchasing Managers Index), elaborato da Ihs Markit, il fornitore di informazioni globale, nel mese di agosto 2021 si è infatti posizionato su 78 punti, un valore invariato rispetto a luglio, e che inoltre indica per il quarto mese consecutivo un incremento della produzione terziaria italiana. L’indice Pmi è il principale indicatore economico mondiale, e si basa su indagini condotte mensilmente su un gruppo di aziende selezionate che rappresentano le economie mondiali principali e quelle in via di sviluppo. L’indice fornisce in anticipo indicazioni di ciò che sta realmente accadendo nei settori economici, monitorando i cambiamenti di variabili come produzione, nuovi ordini, livelli occupazionali e prezzi.

Per la quarta volta in quattro mesi i nuovi ordini sono aumentati

Ancora una volta, i nuovi ordini sono aumentati rapidamente, con le aziende che hanno citato come cause principali le forti condizioni della domanda e la ripartenza dei viaggi internazionali, mentre le pressioni inflazionistiche sono rallentate nel corso del mese, restando tuttavia elevate. Cardine della crescita di agosto è stato il forte aumento del flusso di ordini ricevuti dalle aziende italiane di servizi.
Per la quarta volta in altrettanti mesi, anche se in rallentamento rispetto a luglio, i nuovi ordini sono infatti aumentati, indicando un rapido tasso di crescita.

Da maggio 2021 le aziende continuano ad assumere personale

La leggera riduzione del tasso di espansione dei nuovi ordini totali di agosto riflette però principalmente la generale stagnazione del livello delle commesse estere. Allo stesso tempo, le aziende di servizi hanno continuato ad assumere personale, estendendo l’attuale sequenza di creazione occupazionale iniziata nel mese di maggio. Dai commenti raccolti, le nuove assunzioni sono state necessarie per far fronte alle maggiori necessità aziendali, ma anche in previsione di un forte incremento della domanda futura. Come conseguenza, dopo quattro mesi consecutivi di accumulo degli ordini in giacenza, il livello delle commesse inevase di agosto presso le aziende di servizi in Italia si è stabilizzato.

Un rallentamento delle pressioni inflazionistiche nel settore italiano dei servizi

Gli ultimi dati raccolti, riporta una notizia di Askanews, hanno anche indicato un rallentamento delle pressioni inflazionistiche del settore italiano dei servizi. Il carico dei costi è continuato ad aumentare, seguendo una tendenza mensile iniziata già a giugno 2020. E il tasso di inflazione, anche se continua a essere rapido, ha indicato il valore più lento degli ultimi tre mesi.

Condominio poco social, un italiano su quattro non conosce i vicini

Il 56% delle persone che vivono in condominio ha un rapporto scarso o inesistente con i vicini, e una persona su quattro addirittura non conosce chi vive sullo stesso piano. Lo ha scoperto la survey dal titolo E tu che condomino sei? realizzata dall’app Domi Social, il social network di condominio. Il quadro che ne emerge non è molto confortante per la socialità di prossimità, con il 46% degli intervistati che rivela di non utilizzare alcun mezzo di comunicazione con i propri vicini di casa, e il 39% che ammette di non comunicare mai con loro. Insomma, nell’era dei social network abbiamo centinaia di “amici” che vivono dall’altra parte del mondo, ma non conosciamo i nostri dirimpettai. 

Il lockdown non ha aumentato le interazioni né la solidarietà

Una panoramica che inoltre non sembra essere cambiata molto negli ultimi mesi di pandemia. Il 68% delle persone intervistate afferma che il lockdown non ha influito sulle interazioni con i vicini, e che è cambiato poco o nulla rispetto a prima. Se i rapporti ci sono, poi, sono freddi, e il 20% sostiene che in caso di bisogno urgente non potrebbe contare su vicini. Un dato che peggiora nel caso in cui nel condominio sia presente la figura del portinaio. Questa situazione però sembra non soddisfare la maggior parte dei condomini. Il 69% di loro, infatti, vorrebbe essere più coinvolto nella vita del condominio, il 51% dei condomini dichiara importante la solidarietà tra vicini, e per il 24% è addirittura importantissima.

Il 35% dei condomini è insoddisfatto dell’amministratore

Altra nota dolente che emerge dal sondaggio è rappresentata dal rapporto con l’amministratore. Se il 35% dei condomini intervistati è insoddisfatto del professionista, contro un 22% di soddisfatti e un 43% di indifferenti, è la comunicazione a pesare di più, ma negativamente, sul piatto della bilancia. Il 61% delle persone dichiara infatti, riporta Adnkronos, che non sia per niente o poco facile interfacciarsi con l’amministratore in caso di problemi, e il 58% lamenta aggiornamenti sporadici e latenti da parte del professionista.

Amici su Facebook, sconosciuti sul pianerottolo

“Questo sondaggio certifica una sensazione che avevamo da tempo e che ci ha spinto nei mesi scorsi a creare la nostra soluzione tecnologica – commenta Alberto Lamberti, founder di Domi -. Cioè che siamo bravissimi a tenere i contatti con persone dall’altra parte del pianeta attraverso Facebook e Instagram, ma non siamo in grado di coltivare i rapporti con i nostri vicini di casa. Che molte volte non conosciamo nemmeno. Ecco perché – prosegue Lamberti – abbiamo ideato il primo social network di condominio. Per stimolare e migliorare la comunicazione di prossimità e per vivere il palazzo con serenità attraverso il contributo di tutti gli attori che lo animano, dai condomini a tutti gli altri che ne sono protagonisti diretti e indiretti”.