Rapporto Ecomafia: nel 2024 crescono attacchi all’ambiente e corruzione

È quanto rivela il nuovo rapporto di Legambiente “Ecomafia 2025. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia”: l’attacco delle ecomafie all’ambiente e la piaga della corruzione crescono senza sosta. Nel 2024 viene superato il muro dei 40mila reati ambientali, che arrivano a 40.590, +14,4% rispetto al 2023. Una media di 111,2 reati al giorno, 4,6 ogni ora.

Il giro d’affari delle ecomafie nel 2024 vale 9,3 miliardi di euro (+0,5 miliardi) e cresce il numero dei clan coinvolti, 11 in più rispetto a quelli censiti nel precedente rapporto. Ma aumentano anche le inchieste: quelle censite dal 1° maggio 2024 al 30 aprile 2025 sono 88 (+17,3%) e le persone denunciate 37.186 (+7,8%), 

Dall’abusivismo edilizio ai reati nel ciclo dei rifiuti

Si tratta di inchieste che vanno dalla realizzazione di opere pubbliche alla gestione di servizi, come quelli dei rifiuti urbani e la depurazione, passando per la concessione di autorizzazioni ambientali alle imprese.
Nel 2024 il 42,6% dei reati ambientali si concentra in 4 regioni (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia).

Il maggior numero di reati si riscontra, a livello nazionale, nella filiera del cemento (abusivismo edilizio, cave illegali, ai reati connessi agli appalti per opere pubbliche) con 13.621 illeciti accertati nel 2024 (+4,7%), il 33,6% del totale. Seguono i reati nel ciclo dei rifiuti (11.166, +19,9%), e quelli contro gli animali (7.222, +9,7%).

Completa il quadro l’aumento degli illeciti amministrativi

Da segnalare l’impennata dei reati contro il patrimonio culturale (ricettazione ai reati in danno del paesaggio, scavi clandestini, contraffazioni di opere): 2.956 (+ 23,4%).
Per quanto riguarda le filiere illecite nel settore agroalimentare, a fronte di una leggera diminuzione dei controlli (-2,7%) si registra un aumento del numero di reati e illeciti amministrativi (+2,9%), nonché degli arresti (+11,3%).  A completare il quadro dell’illegalità ambientale del 2024 è la crescita degli illeciti amministrativi, 69.949 (+9,4%), equivalenti a circa 191,6 illeciti al giorno, 7,9 ogni ora. Per quanto riguarda i clan, dal 1995 al 2024 salgano a 389 quelli censiti.

Per quanto riguarda i delitti più gravi, al primo posto figura l’inquinamento ambientale con 971 illeciti (+61,3%) e 1.707 persone denunciate (+18,9%). 

Campania, Puglia, Sicilia sul podio per inchieste e arresti

La Campania svetta al primo posto con 6.104 illeciti penali, il 15% del totale nazionale, con un aumento delle persone denunciate (5.580), dei sequestri effettuati (1.431) e un totale di 50 arresti. La Puglia sorpassa la Sicilia e ritorna al secondo posto (4.146 reati, 10,2% del totale), facendo registrare il maggior numero di arresti (69).

Al terzo posto la Sicilia, con il 9,4% di illeciti penali. 
A livello provinciale Napoli (2.313 reati), si conferma al primo posto, seguita da Bari, che sale dal terzo al secondo posto (1.526) e da Salerno (1.321). 
In testa alla classifica regionale, la Campania, con 17 inchieste, seguita da Lombardia (16), Puglia (10), Sicilia, Lazio (8) e Calabria (6).

Sostenibilità economica, ambientale e sociale: Lombardia ai vertici in Europa

Secondo i dati del ‘Booklet Sostenibilità’ realizzato dal Centro Studi di Assolombarda, che mette a confronto la Lombardia con le evidenze legate a Baden-Württemberg, Cataluña, Auvergne-Rhône-Alpes e Bayern in termini di sostenibilità economica la regione lombarda si posiziona ai primi posti tra i benchmark per ricchezza generata/produttività, nonché per proiezione internazionale.

Nel 2023 a parità di potere d’acquisto la Lombardia è seconda per Pil pro-capite, mentre le esportazioni crescono del 47,2% tra il 2015-2024.
Più variegati i segnali che giungono dal mercato del lavoro: se il tasso di disoccupazione è ai minimi storici il bacino di forza lavoro è ristretto. E in previsione è destinato a un calo ulteriore a causa di fattori demografici.

Meno consumi di energia, resta critica la qualità dell’aria

Dal 2015 la regione ha ridotto i consumi finali di energia (-9,7% 2022). Tra il 2015-2022 le emissioni di gas serra sono diminuite del -5,6% (industria -21,8%), ma quelle pro-capite restano più elevate rispetto alle altre regioni.
A partire dal 2015 la produzione di rifiuti urbani pro-capite è stabile, ma per quota di rifiuti conferiti a raccolta differenziata la Lombardia primeggia (73,9% nel 2023).

Con riferimento alla biodiversità, il 42,7% del territorio lombardo è costituito da terreno coltivabile. Tuttavia, solo il 5,9% è dedicato ad agricoltura biologica (2020), una percentuale inferiore a tutte le regioni benchmark.
Resta critica la qualità dell’aria, anche a causa della conformazione orografica sfavorevole. Nonostante qualche miglioramento negli ultimi anni, i livelli di inquinamento rimangono elevati.
Tra il 2015-2024 le concentrazioni di NO2, PM10 e PM2,5 sono scese meno che in tutti i benchmark.

Rischio povertà più basso di tutti i benchmark

Su questo versante, la regione fa registrare la più bassa percentuale di persone a rischio povertà o esclusione sociale (14,1% 2024), nonché un tasso di disoccupazione di lungo periodo sceso all’1,3% nel 2024.
L’aspettativa di vita alla nascita ha raggiunto un record storico nel 2023 (84,3 anni).
Nell’ambito dell’istruzione, spicca una netta riduzione nel tasso di abbandono scolastico, ma permane un forte divario nell’istruzione universitaria per quota di laureati nella popolazione. 

Riguardo ai giovani, negli ultimi anni sono diminuiti disoccupazione giovanile e NEET, ma la partecipazione al mercato del lavoro resta bassa e le prospettive demografiche penalizzano ancor di più questa fascia d’età.

ESG: la performance migliore nel pilastro della governance

Analizzando la media dei rating ESG prodotti Moody’s, Refinitiv e Sustainalytics le imprese lombarde sono seconde tra i benchmark per sostenibilità, con performance particolarmente positive in ambito sociale e di governance.

Alle imprese lombarde viene riconosciuta una performance migliore nel pilastro della governance. In particolare, gli indicatori con i punteggi più alti sono quelli relativi a governance aziendale, comportamento aziendale, diritti umani e risorse umane.
Si evidenzia però anche che gli score ESG risultano inferiori per le imprese non quotate, di piccole dimensioni e non finanziarie, a testimonianza che la direzione è tracciata, ma resta un percorso importante da perseguire.

Rifugiati: la fragilità globale indebolisce il sostegno pubblico

Con l’aumento degli sfollati e le istituzioni tradizionali di supporto sotto pressione l’indebolimento del sostegno pubblico è una sfida significativa.
Sebbene l’opinione pubblica pensi che i governi più ricchi debbano fare di più, questo sentimento nei Paesi del G7è oggi più debole.

Secondo il sondaggio di Ipsos condotto in 29 Paesi in occasione della World Refugee Day 2025 del 20 giugno nonostante le complessità, il sostegno all’offerta di rifugio a coloro che fuggono da guerre o persecuzioni rimane forte, con il 67% a favore.
Svezia, Argentina e Paesi Bassi mostrano un forte sostegno al diritto di cercare rifugio e in Italia è d’accordo il 71%.
Al contrario, in Ungheria, Indonesia e Corea del Sud circa due quinti della popolazione è in disaccordo con questo diritto.

Le preoccupazioni sottostanti

Tuttavia, il sostegno è temperato dallo scetticismo. Preoccupazione primaria è la diffusa convinzione (54% in Italia) che molti richiedenti asilo siano principalmente migranti economici.
Questa percezione alimenta ansie sulla sicurezza delle frontiere e sull’integrazione dei rifugiati, portando in media il 49% a sostenere la chiusura completa delle frontiere. (Italia 40%).

Le preoccupazioni pratiche includono dubbi sulla capacità dei rifugiati di integrarsi nella società (43% Italia) e apportare contributi positivi (45% Italia).
Tra i fattori che contribuiscono a queste preoccupazioni, l’impatto negativo percepito sul mercato del lavoro, la cultura, lo stile di vita, l’economia nazionale, i servizi pubblici e la sicurezza nazionale.

Cambiamento nell’impegno personale

Nonostante le preoccupazioni, tre persone su dieci (38% nel 2024) continuano a sostenere attivamente i rifugiati, principalmente attraverso donazioni (11%) o impegno sui social media (10%). Quote simili si registrano anche in Italia, dove la maggioranza (74%) afferma di non aver intrapreso azioni negli ultimi 12 mesi. 
Il calo nell’azione personale è diffuso, con tassi particolarmente elevati, in Giappone, Corea del Sud e Ungheria. Questo declino può essere attribuito al cambiamento delle priorità pubbliche, in particolare alle preoccupazioni economiche, oppure ai conflitti geopolitici in corso. 

Sebbene l’azione personale per sostenere i rifugiati sia diminuita emerge un chiaro consenso riguardo alla responsabilità delle nazioni più ricche: il 62% ritiene che abbiano l’obbligo morale di fornire assistenza finanziaria, quota che in Italia aumenta al 67%.

Governi e organizzazioni internazionali dovrebbero fare di più

Questo senso di dovere morale non si traduce sempre in una convinzione di reciproco beneficio, con opinioni divise sul fatto che le nazioni più ricche traggano effettivamente vantaggio dall’aiutare i rifugiati nel lungo termine (52% d’accordo, 32% in disaccordo).
In Italia il 53% afferma di essere in accordo contro il 28% in disaccordo. 

Le persone vorrebbero vedere maggiori contributi finanziari da parte delle organizzazioni internazionali, come ONU e Banca Mondiale (42% Italia), proprio mentre gli aiuti all’ONU vengono drasticamente ridotti dai governi di altre nazioni più ricche (36% in Italia).
Ma una persona su sei (16%) vuole che il proprio governo faccia di più, (18% Italia).

Nel 2024 per mangiare fuori casa si spende meno del pre-Covid: “solo” 85 miliardi

Il livello attuale dei consumi alimentari riporta l’Italia ai numeri del 2015.
In particolare, nel 2024 per la ristorazione fuori casa gli italiani hanno speso una media di 3.264 euro a famiglia, raggiungendo 85 miliardi di euro, sotto i livelli del 2018 (87 miliardi) e 2019 (88 miliardi).

A quanto emerge dai dati elaborati da TEHA in occasione della 9a edizione del Forum Food&Beverage di Bormio, da oltre dieci anni la spesa degli italiani per il cibo è sostanzialmente uguale.
I consumi alimentari totali nel 2024 ammontano a 234 miliardi di euro, di cui 150 miliardi per il solo consumo domestico, che nei due anni del Covid (2020-2021 ha segnato il record di 157 miliardi. 

I motivi della stagnazione

“Alla base di questa stagnazione – dichiara Valerio De Molli, ceo e Managing Partner di TEHA – c’è una dinamica che distingue l’Italia da tutti gli altri Paesi OCSE: è l’unico Paese dove i salari reali medi sono diminuiti dal 2000, con una variazione annua negativa dello 0,2%, mentre la media OCSE registra un aumento dello 0,7%. A ciò si aggiunge la crescita dell’inflazione, in particolare quella alimentare, che ha raggiunto un massimo storico del +13,8% a ottobre 2022”.

La ripresa dei consumi interni rappresenta perciò una condizione fondamentale per il rilancio economico. La domanda interna sostiene il 60% del Pil, di cui i consumi alimentari costituiscono una parte fondamentale.
Per le imprese dell’agroalimentare, “diventa cruciale recuperare terreno rispetto ai livelli pre-crisi – aggiunge Benedetta Bioschi, partner TEHA – e innescare un circolo virtuoso di crescita sostenuta dalla domanda”. 

La pressione inflattiva sulla capacità di spesa non è uniforme

Nel 2023, il 78% della spesa delle famiglie con reddito più basso è assorbito da spese incomprimibili, il 25% in più rispetto alle famiglie con reddito più alto. Questa polarizzazione si riflette chiaramente nelle abitudini alimentari.

Le famiglie del ‘quinto quintile’ spendono in media 806 euro al mese per l’alimentazione in casa, accettando una spesa maggiore pur di acquistare la stessa tipologia di prodotto, mentre quelle del primo quintile si fermano a 372 euro. 
In pratica, l’impatto dell’inflazione non è uniforme e colpisce in modo più severo le famiglie con redditi più bassi.

Cucinare o ordinare sull’app di delivery sostituiscono il ristorante

La differenza è ancora più forte nel consumo fuori casa, che rappresenta il 43,1% della spesa alimentare per i redditi più alti e appena il 12,5% per i più poveri.
Allo stesso tempo, emerge una tendenza marcata a cucinare in casa.

Oltre il 90% del campione aumenterà questa abitudine, non solo per contenere la spesa, ma anche come risposta al bisogno di controllo e qualità del cibo.
E tre italiani su 10 manterranno o aumenteranno l’abitudine di ordinare cibo attraverso le app di delivery.

Business Travel: ad aprile aumenta la spesa, scende il valore

Negli ultimi cinque anni il mercato del Business Travel ha mostrato la dimensione dell’impatto dovuto alla crisi pandemica.

Secondo il BTT (Business Travel Trend), l’indice mensile sui dati del Business Travel in Italia realizzato da Gruppo GBT con il Centro Studi Promotor (CSP), il mese di aprile 2025 segna una lieve flessione, che raggiunge quota 106, con un calo di 2 punti rispetto allo stesso mese del 2024.
In dettaglio, sempre rispetto ad aprile 2024, il numero di transazioni BTT diminuisce di 5 punti, mentre la spesa media BTT aumenta di 4 punti.

Preoccupano i dazi statunitensi

Le settimane successive all’annuncio del presidente USA Donald Trump riguardo all’introduzione di nuovi dazi su scala globale hanno dato il via a quella che si profila come una vera e propria ‘guerra commerciale mondiale’.
Di conseguenza, anche il settore Business Travel ha registrato una contrazione del volume d’affari. E se la Cina sembra essere il principale bersaglio delle misure statunitensi, anche l’Unione Europea risulta coinvolta in un’escalation dagli esiti imprevedibili.

Inoltre, nel mese di aprile 2025 la presenza di numerose festività ha accentuato la contrazione rispetto allo stesso periodo del 2024.
Nonostante questi scenari, il BTT Travel Value progressivo si mantiene costante rispetto al valore dello scorso mese, attestandosi nuovamente a quota 103.

Il rapporto fra numero transazioni, spesa globale, spesa media per transazione

Il BTT di Uvet GBT, è un indice numerico che fotografa l’andamento mensile del Business Travel. L’indice si rapporta alla corrispondente estrazione dati del 2019 considerando quest’ultima sempre a valore 100.

In sintesi, l’analisi di un valore (numero transazioni, spesa globale o spesa media per transazione) in viaggi d’affari se viene sintetizzata con indice 109 indica, secondo l’osservatorio, un incremento del 9% rispetto al suo corrispettivo.
L’attribuzione 100 ai dati 2019 rappresenta un punto di partenza convenzionale, una sorta di unità di misura di base che il BTT adotta per esprimere gli andamenti mensili attuali e per il prossimo futuro.

Un trend correlato all’andamento dell’economia

L’indicazione periodica del BTT, nel tempo, delinea un trend correlato all’andamento dell’economia.
Il BTT è quindi la sintesi di un comportamento rispetto a una scala che per convenzione è stata costruita sul periodo pre-pandemia all’interno di un cluster omogeneo e rappresentativo del mercato dei viaggi d’affari.

L’abitudine alla sua consultazione dirà in qualsiasi momento se il Business Travel sta andando meglio o peggio, sia in rapporto all’indice 100 sia rispetto al mese o l’anno precedente.

Costruzioni: in Lombardia aumenta il fatturato, ma manca manodopera

Nel 2024 il settore delle costruzioni in Lombardia ha attraversato una fase nel complesso positiva. Nell’ultimo trimestre dell’anno, il 33% delle imprese ha registrato una crescita del fatturato, mentre un ulteriore 43% ha mantenuto stabili i ricavi.
Le aspettative per fine 2025 sono altrettanto ottimistiche: il 45% delle aziende stima un ulteriore incremento, in linea con la media nazionale.

A consolidare questa fiducia, sia il portafoglio ordini, giudicato adeguato dal 62% delle imprese lombarde (contro il 55% a livello nazionale) sia l’aumento dei salari in circa 1 impresa su 4.
Emerge dai dati dell’Osservatorio SAIE sull’andamento del settore delle costruzioni, le opinioni delle imprese di produzione, distribuzione e servizi di edilizia e impianti realizzato in collaborazione con Nomisma.

Carenza di personale qualificato e figure più richieste

Tuttavia, a fronte di questa vitalità economica, emerge il fattore della carenza di forza lavoro qualificata. Una impresa su 2, infatti, prevede nuove assunzioni nel prossimo trimestre, ma fatica a reperire profili adeguati.
Le figure più richieste risultano impiegati e operai non specializzati (entrambi al 42%), seguiti dagli addetti altamente specializzati (26%).

Meno rilevanti, le richieste di manager (5%) e specialisti digitali/BIM (11%), a conferma della polarizzazione tra mansioni operative e competenze ad alto contenuto tecnico.
Il tema della mancanza di personale qualificato non è solo un ostacolo, ma una delle principali sfide percepite dal comparto. Il 54% delle imprese lombarde lo indica come un fattore critico, pari alla forte concorrenza (54%) e alla burocrazia (50%).

Scarsa fiducia nello scenario geopolitico

A ciò si aggiungono le problematiche derivanti dall’incertezza normativa, dal costo delle materie prime e della manodopera.
Mentre il 57% delle imprese mostra un buon livello di fiducia nel proprio business, la prospettiva si fa più cauta sul fronte internazionale, con il 79% che esprime scarsa fiducia nella situazione geopolitica. 
In questo scenario, gli incentivi statali restano un elemento di sostegno importante. 

Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio, tra i più apprezzati dalle imprese figurano il Bonus ristrutturazione (33%), il Superbonus 65% (31%) e l’Ecobonus (24%).
Marginale l’impatto del Decreto Salva Casa (2%).

Sì alla direttiva europea Casa Green

Per quanto riguarda il PNRR, le misure ritenute più efficaci dalla filiera sono gli interventi sull’efficientamento e la messa in sicurezza del patrimonio edilizio pubblico (62%), seguiti dagli incentivi per il patrimonio edilizio privato (57%).
Anche i progetti per la rigenerazione urbana e l’edilizia scolastica/universitaria raccolgono riscontri positivi, con il 41% e il 40% delle imprese che ne valutano l’impatto in modo favorevole.

Un’altra iniziativa che genera apprezzamento è quella della nuova direttiva europea Casa Green, che punta ad azzerare le emissioni del patrimonio edilizio entro il 2050. Sei imprese su 10 si dichiarano fiduciose sulla sua efficacia.
Ma quali sono i benefici attesi? Espansione del mercato, valorizzazione del patrimonio immobiliare e sensibile riduzione di consumi energetici ed emissioni di CO₂.

Retail ed e-commerce: l’evoluzione è omnicanale

Per il Retail è arrivata l’era dell’omnicanalità. Chi non saprà adattarsi rischia di rimanere ai margini di un mercato sempre più competitivo.
Negli ultimi anni, il settore Retail ha infatti conosciuto una trasformazione senza precedenti, dovuta alla crescente adozione delle nuove tecnologie da parte dei consumatori, e alla configurazione di nuovi canali digitali. 

Secondo  l’analisi ‘ReSync’ di Human Highway, nel 2025 il 90% delle grandi insegne del Retail organizzato offrono ai loro clienti il servizio di acquisto online.
Insomma, l’e-commerce non è più un canale aggiuntivo per il Retail, ma parte di una strategia integrata che coinvolge tutti gli asset.

Vendere online: da vantaggio competitivo a requisito base

Se prima l’e-commerce poteva sembrare un vantaggio competitivo, oggi è un requisito base per le insegne. Ma non basta più essere presenti sul Web. Da alcuni anni il vero tema di dibattito è l’integrazione tra i diversi canali, ovvero, l’omnicanalità.
Il passaggio dal semplice approccio multicanale a un’esperienza fluida tra ‘fisico’ e digitale ha ridefinito le dinamiche di vendita e la relazione con i clienti.

Servizi come l’acquisto online con ritiro in negozio (click&collect) o il ‘reso in store’ di prodotti acquistati sul web sono sempre più diffusi, perché offrono vantaggi ai consumatori (risparmio sui costi di spedizione, maggiore flessibilità) e ai retailer (possibilità di intercettare il cliente anche nel punto vendita fisico).

Dall’Elettronica alla GDO: il passaggio ai servizi integrati non è stato uguale per tutti

Non tutti i comparti del retail si sono mossi verso l’omnicanalità con la stessa rapidità.
L’Elettronica ha intrapreso questa strada dal 2017 e il Fast Fashion/Sport ha seguito un andamento parallelo. Media & Editoria ha mostrato un grande slancio nel 2020, l’anno della pandemia, e il Lusso è cresciuto, ma in modo più graduale, a causa di una customer experience che punta sull’esclusività del negozio fisico.

Per la GDO l’adozione di servizi integrati sta invece procedendo più lentamente, per via delle sfide logistiche e distributive. Tuttavia, il trend è in costante sviluppo.
Quanto a Farmacia/parafarmacia sta soffrendo la frammentazione del mercato e la carenza di risorse per implementare tecnologie di vendita online e customer care digitale.

La competizione si giocherà tra chi saprà innovare

Il consolidamento dei servizi omnicanale durante il 2023 pone una domanda sul futuro. Assisteremo a un’ulteriore evoluzione delle piattaforme e delle strategie di integrazione, o ci troviamo di fronte a un plateau di maturità?
Molte aziende sembrano intenzionate a investire ancora su sistemi che consentano di rendere più fluida l’esperienza del cliente, riducendo la separazione tra il mondo online e quello offline.

Il raggiungimento di un alto livello di integrazione dei canali richiede però investimenti in tecnologia, formazione del personale e riorganizzazione interna. Aspetti non sempre semplici da gestire in tempi brevi.
È probabile che la competizione tra i settori si giocherà su chi saprà innovare, adattando rapidamente i processi e creando un’esperienza unica, indipendentemente dal canale di vendita scelto dall’utente.

HR: le 10 tendenze 2025 per il mondo del lavoro

Dalla forza lavoro al recruiting fino alla tecnologia applicata all’Hr nel vocabolario del 2025 sono 10 le tendenze del mondo del lavoro da tenere d’occhio.
GoodHabitz, in vista della Giornata internazionale dei lavoratori, ha stilato un glossario per aiutare i professionisti delle risorse umane a riconoscere e a navigare tra le dinamiche emergenti di un panorama in continua evoluzione.

E il primo concetto che definisce il lavoro nel 2025 è Quiet cutting, un termine che si riferisce alle aziende che rimodulano i dipendenti su ruoli diversi piuttosto che licenziarli.
Questa pratica, riferisce Adnkronos, aiuta le aziende a ridurre i costi e a trattenere i talenti, anche se va a scapito delle aspirazioni di carriera dei dipendenti.
La seconda parola individuata da GoodHabitz è Boomerang employees.

Dalla responsabilità ambientale alla Strategia dell’Oceano Blu

I Boomerang employees sono lavoratori che lasciano un’azienda per poi ritornare in seguito.
Il vantaggio per le aziende risiede nella familiarità con la cultura aziendale di questi lavoratori, che spesso rende agevole il reinserimento. Inoltre, porta una ventata di nuove competenze.

Quanto a Green collar jobs, il trend numero tre, definisce i ruoli incentrati su responsabilità ambientale, energie rinnovabili e pratiche commerciali sostenibili. Posizioni che acquisiscono importanza man mano che le aziende si sforzano di raggiungere gli obiettivi ESG.

La quarta tendenza è la Leadership Blue Ocean. Si ispira alla ‘Strategia dell’Oceano Blu’, uno stile di leadership focalizzato sull’innovazione e le opportunità di mercato non sfruttate, per dare priorità alla risoluzione creativa dei problemi.

La leadership diventa empatica e i giovani insegnano agli anziani

La Leadership empatica (5) è invece un approccio alla leadership che valorizza le emozioni e le esperienze dei dipendenti, caratterizzato da autenticità, flessibilità e ascolto. Riconoscere i propri errori, condividere emozioni e chiedere supporto non è un segno di debolezza, ma una dimostrazione di forza.

Reverse mentoring (6) riguarda poi una peculiare situazione in cui i dipendenti più giovani insegnano ai colleghi più anziani. Si verifica primariamente nei settori tecnologici e digitali.

La settima parola è Talent cloud. Con la crescita del lavoro da remoto e dei freelance, le organizzazioni attingono a un pool virtuale di professionisti globali ingaggiati su un determinato progetto. Il Talent cloud consente l’accesso ai migliori talenti senza limitazioni geografiche.

Ora le assunzioni si basano sulle competenze

L’Augmented workforce (8) descrive la sinergia tra tecnologia e dipendenti. attraverso l’integrazione di AI e automazione per migliorare la produttività senza sostituire il talento umano, mentre la Neurodiversity Hiring (9) riconosce il valore delle diverse abilità cognitive, ovvero, persone con un funzionamento neurologico diverso dalla norma. Le aziende assumono dipendenti neurodivergenti per le loro capacità uniche di risoluzione dei problemi e pensiero innovativo. 

L’ultimo trend, lo Skill based recruiting (10) riguarda le ‘assunzioni basate sulle competenze’. Invece di basarsi esclusivamente su titoli di studio e credenziali, enfatizzano le capacità pratiche e l’esperienza, rendendo le assunzioni più inclusive e dinamiche.

Lavoro: sono 460mila le entrate previste ad aprile, 1,5 milioni entro giugno

Secondo i dati del Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, le entrate programmate dalle imprese ad aprile 2025 sono 460mila, che salgono a 1,5 milioni nel trimestre aprile-giugno.
Rispetto ad aprile 2024, l’incremento della domanda di lavoro è di oltre 13mila unità (+3,0%), e di circa 29mila sul corrispondente trimestre (+1,9%).

In particolare, sono positive le aspettative delle imprese dei servizi (+4,0%, +2,5%), per via delle dinamiche registrate dai servizi alle persone (+13,0%, +6,4%) e dai servizi operativi (+11,0%, +8,8%).
Stabili le previsioni dell’industria (+0,3% sul mese e +0,2% sul trimestre), grazie al contributo delle costruzioni (+4,6%, +3,3%), che compensano l’incertezza del manifatturiero (-2,0%, -1,5%). 

Dalla meccatronica alla filiera turistica i comparti che offrono maggiori opportunità

L’industria nel suo complesso programma 122mila entrate nel mese e circa 395mila nel trimestre. In particolare, il manifatturiero è alla ricerca di 77mila lavoratori, che salgono a 247mila nel trimestre. Ma a offrire le maggiori opportunità sono la meccatronica (19mila, 57mila), la metallurgia (14mila, 45mila), l’agroalimentare (13mila, 43mila).

Il comparto delle costruzioni programma invece 45mila entrate per il mese e 148mila nel trimestre.
Bene anche i servizi, che ricercano 338mila lavoratori nel mese e 1,1 milioni entro giugno. Qui, a offrire le maggiori opportunità è la filiera turistica, con 112mila lavoratori ricercati nel mese e 397mila nel trimestre. Molteplici anche le richieste da commercio (64mila, 217mila) e servizi alle persone (51mila, 184mila).

Il mismatch colpisce soprattutto le costruzioni

Stabile al 47,8% il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, con oltre 219mila profili professionali di difficile reperimento, soprattutto a causa della mancanza di candidati (31,3%, +0,9% rispetto al 2024).
A risentire maggiormente del mismatch sono le costruzioni (62,1%), meccatronica (59,5%), metallurgia (59,4%) e legno-mobile (57,4%).

Tra i profili di più difficile reperimento, il Borsino delle professioni segnala per le professioni intellettuali ingegneri (58,4%) e analisti/specialisti nella progettazione di applicazioni (51,7%).
Tra i tecnici, elevati livelli di mismatch si registrano per i tecnici in campo ingegneristico (68,6%), tecnici della gestione dei processi produttivi (65,4%) e tecnici della salute (64,7%). Per gli operai specializzati, fabbri ferrai costruttori di utensili (70,5%), operai addetti alle rifiniture delle costruzioni (69,1%) e meccanici artigianali (68,5%).

Il 30% degli ingressi programmati riguarda under 30

Anche ad aprile, il flusso delle assunzioni è caratterizzato da una prevalenza di contratti a tempo determinato (272mila, il 59,3% delle entrate programmate). La quota di assunzioni che le imprese prevedono di ricoprire ricorrendo a immigrati si attesta al 19,0% delle entrate complessive.
Le imprese sono anche alla ricerca di circa 136mila ‘under 30’, il 30% degli ingressi programmati per aprile.

Maggiori opportunità di impiego per i giovani provengono da servizi finanziari e assicurativi (49,0%), servizi informatici e telecomunicazioni (42,4%), servizi dei media e della comunicazione (40,6%), commercio (40,3%) e industrie della carta (36,9%).
La stagionalità del settore turistico favorisce una più elevata crescita delle assunzioni per Sud e Isole (+14mila mese, +38mila trimestre).

Come cambia la demografia dell’Italia: i dati Istat del 2024 

L’Italia sta attraversando una fase di profondo cambiamento demografico. Il numero di residenti italiani è in calo, mentre cresce la popolazione straniera e aumentano le acquisizioni di cittadinanza.
Il rapporto Istat per il 2024 offre un quadro chiaro di queste trasformazioni.

Il tasso di natalità ai minimi storici

Nel 2024, la natalità ha toccato un nuovo record negativo con una media di 1,18 figli per donna. Il numero complessivo di nati si attesta a 370.000, ben al di sotto dei 526.000 registrati nel 1995.
Si tratta di un calo continuo, un elemento di criticità per il futuro demografico del Paese.

Aumenta la longevità

Nonostante il calo delle nascite, la speranza di vita alla nascita continua a crescere. Nel 2024, la media è di 83,4 anni, con un aumento di quasi cinque mesi rispetto al 2023.
Questo dato conferma il miglioramento delle condizioni sanitarie e dello stile di vita.

Più italiani scelgono di emigrare

Il numero di cittadini italiani che decidono di lasciare il Paese è in forte aumento. Nel 2024, le emigrazioni verso l’estero sono state 191.000, con un incremento del 20,5% rispetto all’anno precedente.
Tra questi, 156.000 erano cittadini italiani, un dato in crescita del 36,5%.

Maggiore concessione della cittadinanza italiana

Sempre più stranieri residenti in Italia ottengono la cittadinanza. Nel 2024, le acquisizioni di cittadinanza sono state 217.000, superando il record precedente di 214.000 del 2023. Un segnale di una crescente integrazione.

Le famiglie italiane sono “piccole”

La dimensione media delle famiglie continua a diminuire. In 20 anni, si è passati da 2,6 componenti per nucleo familiare a 2,2 nel periodo 2023-2024.
Questo riflette una trasformazione sociale che vede sempre più famiglie ristrette.

Mortalità in calo, ma più decessi che nascite

Il rapporto tra nascite e decessi mostra un saldo negativo: sei nascite e 11 decessi ogni 1.000 abitanti. Sebbene la mortalità sia in calo, il numero di nati non è sufficiente a compensare le perdite.

Cresce il flusso migratorio

Il saldo migratorio netto è in aumento: nel 2023 ha raggiunto quota +274.000, rispetto ai +261.000 del 2022. Un dato che indica come l’Italia continui ad attrarre più immigrati rispetto a quanti cittadini scelgano di partire.

Spopolamento nel Mezzogiorno

Il calo della popolazione è particolarmente evidente nel Sud Italia, soprattutto nei piccoli comuni delle Aree interne.
Qui, la popolazione si è ridotta del 5 per mille rispetto all’anno precedente e quattro comuni su cinque registrano una perdita di residenti.

La popolazione straniera residente

Al 1° gennaio 2024, la popolazione straniera residente in Italia ha raggiunto quota 5,308 milioni, con un incremento di 166.000 unità rispetto all’anno precedente.
Il dato evidenzia l’importanza della componente migratoria nel mantenimento della popolazione totale.

Conclusioni

L’Italia sta cambiando: meno nascite, più emigrazione e una popolazione sempre più anziana.
Il saldo migratorio positivo contribuisce a contrastare il calo demografico, ma resta la sfida di trovare soluzioni efficaci per sostenere la natalità e incentivare l’integrazione delle nuove generazioni di cittadini.