Welfare aziendale: per il 60% dei lavoratori è utile alla felicità

Il 60% delle lavoratrici e dei lavoratori italiani riconosce il welfare aziendale come utile alla felicità al lavoro, e il 45% lo vede come un elemento di benessere in azienda, anche se non un plus per cambiare lavoro.

Ma in un Paese che in generale è lievemente meno felice rispetto al 2024, con una media di 3.09 punti su 5 rispetto al 3.24 dell’anno scorso, donne, Generazione Z e lavoratori autonomi sono, a sorpresa, i più felici del proprio lavoro.
Lo ha scoperto la quinta edizione dell’Osservatorio BenEssere Felicità, realizzata dall’Associazione Ricerca Felicità con la partnership tecnica di Up Day.

Donne al lavoro più felici degli uomini

Di fatto, le donne superano gli uomini per felicità al lavoro (3.28 vs 3.23), è la GenZ è capofila, con un valore medio di 3.34. Seguono a ruota Baby Boomers (3.31), Millennials (3.27) e Generazione X (3.21).

Tra dipendenti e autonomi, poi, questi ultimi sono più felici del proprio lavoro (3.40 vs 3.22), e i laureati lo sono più di chi non ha avuto un percorso formativo universitario (3.33 vs 3.21).
Alla domanda ‘quanto il welfare aziendale determina la felicità dei/delle collaboratori/collaboratrici in azienda?’ emerge che uomini e donne sono pressoché allineati, con rispettivamente una media di 3.59 e 3.58 punti. 

Al Sud e Isole più consapevoli rispetto al Nord e Centro

Tra le generazioni, i più positivi sono i Millennials, con 3.66 punti, seguiti da Baby Boomers (3.61) GenZ (3.57) e Generazione X (3.53).
Il Sud e le Isole, con 3.71 punti, guidano geograficamente questa consapevolezza.
Seguono Nord Ovest (3.56), Nord Est (3.52) e chiude Centro con 3.50.

I dati confermano inoltre come quest’anno rallenti lievemente la Great Resignation. Infatti, alla possibilità di cambiare posto di lavoro o lavoro nei prossimi 12 mesi il 59.9% dice no (nel 2024 era il 55%).
Rimane costante il 24% di chi vorrebbe cambiare azienda o posto di lavoro, ma scende al 17% la percentuale di chi vorrebbe cambiare lavoro (l’anno scorso era il 21%).

Cambiare mestiere o azienda? Sì, se lo stipendio è più alto

“Tra gli aspetti considerati più importanti nello scegliere un nuovo posto di lavoro rimane in prima posizione avere uno stipendio maggiore – afferma Elisabetta Dallavalle, presidente Associazione Ricerca Felicità -, che rispetto al 42% dell’anno scorso sale al 48%, oltre 25 punti percentuali sopra flessibilità (22%) e opportunità di crescita (21%)”.

Scende poi la possibilità di un welfare aziendale o del settore migliore, che passa dal 17% del 2024 al 13%.
E anche quest’anno come l’anno passato, lavorare in un ambiente/azienda dal marchio noto è l’ultima scelta per i lavoratori e le lavoratrici italiane.

L’industria a Milano Monza Brianza Lodi nel quarto trimestre 2024 

Secondo l’analisi tendenziale relativa ai dati dell’industria nell’area metropolitana milanese, nel quarto trimestre 2024 la produzione cresce del +1,5% e il fatturato cresce del 2,5%.
Sempre nel confronto con il quarto trimestre 2023, a livello regionale la produzione industriale segna +0,2%, e il fatturato +1,3%.
In relazione al portafoglio ordini, rispetto al quarto trimestre 2023 la manifattura lombarda cresce del +2%, la performance milanese è in linea con quella regionale (+2,2%).

Quanto ai mercati esteri milanesi, l’andamento è migliore (+2,6%) rispetto alla componente interna (+1,6%), ma gli ordini esteri lombardi crescono maggiormente (+4,1%).
Emerge dalle elaborazioni del Servizio Studi Statistica e Programmazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi

Tenuta a livello congiunturale per produzione e fatturato milanesi

Nel quarto trimestre 2024 il quadro della produzione industriale milanese delinea una tenuta congiunturale rispetto al terzo trimestre 2024 (+0,1% destagionalizzato), ma tiene anche il fatturato (+0,2%).
Il dato lombardo è in linea col dato milanese per la produzione (+0,0% in regione) e lievemente meglio per l’andamento del fatturato locale (+0,5% per la Lombardia, destagionalizzato).

Per gli ordini interni il dato congiunturale è in lieve crescita per l’industria milanese, con un +0,7%, meglio della manifattura lombarda (+0,4% destagionalizzato), mentre negli ordini esteri la performance milanese risulta in lieve calo (-0,3%) rispetto al dato lombardo (+1,1% destagionalizzato). 

Monza e Brianza: in calo l’export

La crescita tendenziale della capacità produttiva colloca i volumi prodotti a un livello stabile rispetto al quarto trimestre 2023 (+ 0,0%), in linea con il dato lombardo (+0,2%). Nello stesso periodo, i dati della manifattura brianzola per fatturato (+3,1%) sono migliori rispetto al dato lombardo (+1,3%). Sempre rispetto al quarto trimestre 2023, il portafoglio ordini del manifatturiero brianzolo evidenzia una tenuta reale minore rispetto a quella in Lombardia (rispettivamente +0,1% e +2,2%).

A livello congiunturale si evidenzia invece un lieve calo. Il quarto trimestre 2024 registra rispetto al terzo trimestre 2024 un -0,4% destagionalizzato per la produzione industriale, mentre migliora il fatturato (+0,5% destagionalizzato). In calo anche le commesse acquisite dai mercati esteri (-2,6% destagionalizzato), stabili quelle interne (+0,1%).

Lodi: crescono ordini, fatturato, produzione

Nel quarto trimestre 2024, rispetto all’anno precedente si verifica un trend di crescita per la produzione lodigiana. Relativamente all’analisi tendenziale, raffrontata al quarto trimestre 2023, l’aumento della produzione si attesta a +1,2%, performance migliore rispetto al dato lombardo (+0,2%). In relazione al fatturato, nel confronto con il quarto trimestre 2023, il recupero si attesta a +2%, superiore per intensità al dato regionale (+1,3%)
Anche gli ordini in un anno sono in crescita (+1%) ma meno rispetto al +2,2% lombardo. 

Segno positivo, rispetto al trimestre precedente, per il trend congiunturale della produzione industriale (+0,4% destagionalizzato), accompagnato dall’aumento del fatturato (+0,8% destagionalizzato).
Crescono poi le commesse acquisite dai mercati interni (+0,8% destagionalizzato), mentre gli ordini esteri risultano stabili, con un -0,1%. 

Il mercato digitale in Italia cresce ancora?

Contenuti digitali, gli italiani non ne possono più fare a meno. Nel 2024, infatti, i consumatori italiani di contenuti digitali hanno fatto registrare una spesa che ha raggiunto i 3,7 miliardi di euro, pari a circa 200 milioni in più rispetto all’anno precedente.

L’incremento è stato determinato dall’aumento del numero di abbonati e dal rialzo dei prezzi medi. Anche il settore pubblicitario ha beneficiato di questa crescita, grazie alla diffusione dei modelli ASVOD, alla crescente rilevanza delle Smart TV e allo sviluppo dell’audio advertising.

Una fase di consolidamento

Secondo l’Osservatorio Digital Content del Politecnico di Milano, il settore sta attraversando una fase di maturità dopo l’impennata registrata durante la pandemia.

La competizione tra le piattaforme e l’evoluzione delle tecnologie saranno fattori determinanti per il futuro del mercato, che sta vedendo una razionalizzazione del consumo multi-contenuto e una diversificazione nei modelli di business.

I settori trainanti: video, gaming e audio

Il video intrattenimento si conferma il comparto principale, con una spesa di 1,7 miliardi di euro nel 2024, pari al 45% del totale. Ma la crescita è rallentata (+3%) rispetto agli anni precedenti. Le piattaforme stanno quindi puntando su modelli ibridi per rendere i contenuti più accessibili a un pubblico più ampio. Il settore del gaming ha registrato un incremento del 5%, raggiungendo 1,5 miliardi di euro, grazie alla ripresa degli acquisti di titoli di gioco dopo la flessione del 2023.

L’audio digitale ha mostrato la crescita più elevata (+20%), totalizzando 380 milioni di euro. La musica resta il pilastro principale, mentre gli audiolibri stanno guadagnando popolarità grazie all’ingresso di nuovi attori nel mercato. I podcast, invece, continuano a faticare nel trovare un modello di business sostenibile.

Informazione digitale, le questioni aperte

La spesa per contenuti informativi ed eBook è aumentata del 3%, toccando i 185 milioni di euro. Gli abbonamenti digitali ai quotidiani stanno crescendo, ma non abbastanza da compensare il calo delle vendite cartacee. Gli eBook, invece, registrano risultati positivi grazie alla preferenza per il modello di acquisto singolo.

Le criticità da risolvere

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il settore, migliorando i processi produttivi e personalizzando l’esperienza utente. Restano però aperte questioni legate alla gestione del copyright e all’impatto occupazionale.

La pirateria digitale continua a rappresentare una criticità: il 39% degli adulti e il 45% degli adolescenti hanno utilizzato contenuti da fonti illegali nell’ultimo anno, causando una perdita stimata di 2 miliardi di euro. Affrontare questi problemi è cruciale per il futuro del mercato digitale.

Agricoltura: perché il mercato 4.0 rallenta?

Nel 2024 il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 ha segnato per la prima volta un rallentamento. L’anno passato il settore agricolo è stato infatti messo a dura prova da diversi fattori, primo fra tutti il cambiamento climatico, con il suo impatto su produzioni e prezzi. Di fatto, l’Agricoltura 4.0 in Italia ha segnato un -8% rispetto al 2023, assestandosi a 2,3 miliardi di euro.

Secondo la ricerca dell’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e del Laboratorio RISE (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia, il calo è particolarmente evidente negli investimenti in macchinari (29% del totale del mercato) e attrezzature (26,5% del totale).
Al contrario, continua la crescita delle soluzioni software come FMIS (Farm Management Information System, 13,5 %), Decision Support System (DSS, 9,5%), sistemi di monitoraggio e mappatura dei suoli (9%) e delle colture (9%), che tuttavia non compensano il calo degli investimenti legati all’hardware.

Senza incentivi pubblici l’agricoltura s’inceppa 

Il rallentamento del mercato di Agricoltura 4.0 è causato dalla flessione dei redditi agricoli ottenuti dagli investimenti già realizzati negli scorsi anni, ma anche della riduzione degli incentivi pubblici.

In Italia, infatti, l’84% delle aziende agricole utilizzatrici di soluzioni 4.0 ha già usufruito di almeno un incentivo, e gli stessi provider tecnologici (81%) ritengono che le agevolazioni pubbliche negli ultimi anni siano state un fattore chiave per la crescita.
A fronte del rallentamento della spesa complessiva, nel 2024 la superficie italiana coltivata con soluzioni 4.0 è risultata quasi stazionaria, passando dall’9% del 2023 al 9,5% del 2024.

L’unione fa la forza

L’adozione delle tecnologie, inoltre, si è intensificata tra le aziende che ne erano già utilizzatrici, mentre è cresciuta poco la quota di nuovi investimenti.
Il 41% delle aziende agricole italiane adotta oggi almeno una soluzione di Agricoltura 4.0, ma considerando i software gestionali, la percentuale sarebbe ben più alta, mentre il 29% delle aziende agricole ne adotta due o più.

Ovviamente, il livello di digitalizzazione aumenta con le dimensioni aziendali, oppure quando le aziende fanno parte di gruppi di produttori, consorzi o cooperative. Tanto che ‘solo’ il 38% delle aziende agricole ‘semplici’ utilizza soluzioni di Agricoltura 4.0, contro il 44% di quelle che fanno parte di cooperative e il 55% delle organizzazioni di produttori.

“La sfida della digitalizzazione delle filiere agroalimentari passa dal settore primario”

“Nel 2024, abbiamo assistito per la prima volta a un rallentamento del mercato dovuto, per lo più, a un calo negli investimenti in macchinari agricoli, anche se è significativo osservare una crescita delle soluzioni software – spiega Andrea Bacchetti, Direttore dell’Osservatorio Smart AgriFood -. È ormai evidente che la sfida della digitalizzazione delle filiere agroalimentari passa in primis dal settore primario, con un ruolo importante di consorzi, cooperative e aziende della trasformazione. Queste potranno guidare le varie realtà della produzione agricola nell’adozione di soluzioni digitali, attraverso una maggiore valorizzazione economica, ed enfasi sulla qualità, delle produzioni realizzate da tali attori”.  

Vino ed export: i Fine Wines italiani conquistano gli americani 

In vent’anni i grandi vini italiani raddoppiano il fatturato e sono sempre più lanciati sul mercato internazionale. Nel 2024 le 18 aziende associate all’Istituto Grandi Marchi (IGM) hanno raggiunto un valore aggregato di 660 milioni di euro, di cui oltre il 55% proveniente dall’export.

Il 70% del fatturato estero di queste aziende proviene da mercati al di fuori dell’Unione Europea, in particolare nei mercati asiatici, che negli ultimi vent’anni hanno visto aumentare l’acquisto di vini di oltre il 130%. Ma sono gli Stai Uniti il principale mercato di destinazione per i fine wines italiani.

Emerge dalla ricerca commissionata dall’Istituto Grandi Marchi e realizzata da Nomina Wine Monitor in occasione del ventesimo anniversario dell’Istituto che riunisce alcune delle famiglie più prestigiose del vino italiano.

USA: numeri in controtendenza rispetto la media

Nonostante il contesto economico sfidante, caratterizzato da inflazione e alti tassi di interesse, da parte degli USA nel 2024 (gennaio-novembre) si è registrato a livello complessivo un aumento delle importazioni di vini dall’Italia. In particolare, il +5% in valore per i vini fermi imbottigliati e il +10% per gli spumanti.

Numeri in controtendenza rispetto la media del mercato, che vede in leggera diminuzione gli acquisti dall’estero.

Predominano i consumatori Millennial

Lo studio ha anche analizzato i comportamenti di consumo di 2.400 consumatori statunitensi di vino, distribuiti in California, New York, New Jersey e Florida). Il 30% di loro si definisce ‘real user’ di fine wines, con una predominanza di consumatori Millennial, uomini, appartenenti alla upper class e con una spiccata curiosità verso vini stranieri.

Del resto, dopo i vini locali, sono i fine wines italiani i più consumati dagli americani nell’ultimo anno. È cresciuta infatti la percezione dei fine wines italiani in termini di classe ed eleganza, attributi storicamente riservati ai vini francesi. Nel 2024, il 27% dei consumatori americani associa questi valori ai vini italiani. Ma un ulteriore dato promettente riguarda i non consumatori di fine wines italiani, di cui il 76% si dichiara interessato a provarli.

Una scelta influenzata da notorietà del brand e family business 

Il consumatore di fine wines italiani si distingue poi per un forte legame con l’Italia, che si esprime attraverso origini italiane o esperienze dirette, come visite recenti. Un elemento che gioca un ruolo fondamentale nella valorizzazione dei fine wines italiani sul mercato statunitense, dove la scelta di questi vini è influenzata principalmente da tre fattori, notorietà del brand, riconoscimenti ottenuti nelle guide di settore e unicità delle aziende a gestione familiare.

Quest’ultimo elemento risulta particolarmente rilevante per i Millennial, con il 16% che lo considera un aspetto determinante, rispetto all’11% della media generale.
L’importanza del family business e dell’eredità culturale, dunque, non solo rafforza la reputazione dei fine wines italiani, ma risulta anche un fattore cruciale per attrarre i consumatori più giovani, in particolare quelli sotto i 35 anni, che apprezzano la qualità e l’autenticità dei prodotti.

Mutui: nel 2025 rate in calo almeno per 6 mesi

Se confermato, quello di gennaio sarebbe il quinto taglio consecutivo ai tassi d’interesse, il primo di una serie di interventi previsti dalla BCE per l’anno in corso.
Durante la riunione del 30 gennaio per la prima volta quest’anno la BCE dovrebbe infatti tagliare il costo del denaro.

Se l’Eurotower dovesse ridurre gli indici di 25 punti base, nei prossimi mesi la rata di un finanziamento variabile standard per l’acquisto della casa potrebbe scendere di circa 17 euro, passando dagli attuali 666 euro a 649 euro.
Analizzando i Futures sugli Euribor aggiornati al 20 gennaio 2025, secondo le previsioni di Facile.it e Mutui.it, gli indici dovrebbero continuare a scendere almeno per tutto il primo semestre dell’anno, per poi rallentare la corsa al ribasso nella seconda parte.

Fisso batte ancora variabile, ma il gap si riduce

A giugno 2025 l’Euribor a 3 mesi dovrebbe arrivare al 2,22%, scendendo sotto la soglia del 2,10% entro la fine dell’anno.

Se queste previsioni fossero corrette, la rata del mutuo standard preso in esame calerebbe a 629 euro entro il primo semestre 2025, arrivando a sfiorare 620 euro a dicembre 2025, con un risparmio complessivo annuale sulla rata prossimo a 50 euro rispetto a oggi.
Se i variabili continuano a calare, sul fronte dei tassi fissi le ultime settimane sono state caratterizzate da un aumento dell’IRS, l’indice di riferimento per questo tipo di offerta, che sulla scia di quelli americani, sta risentendo dell’aumento dei rendimenti dei titoli di stato europei.

Effetto Trump?

Sebbene insediato da poco, è evidente che i programmi politici ed economici del nuovo presidente degli Stati Uniti abbiano iniziato ad avere i loro effetti sui mercati americani ben prima dell’Inauguration day, con ricadute a cascata che potrebbero farsi sentire anche da noi, arrivando, potenzialmente, a colpire i tassi dei mutui italiani.

La buona notizia è che l’aumento dell’IRS si è trasmesso solo parzialmente sui tassi proposti alla clientela. Molti istituti di credito hanno deciso di assorbire parte di questi rincari riducendo gli spread applicati ai mutui fissi, consentendo di mantenere l’offerta su livelli competitivi.
Quindi, oggi i tassi fissi continuano a rimanere più convenienti rispetto ai variabili, anche se il gap si sta riducendo.

Le migliori offerte

Secondo le simulazioni dei comparatori, le migliori offerte a tasso fisso disponibili online per un mutuo standard prevedono TAN a partire dal 2,48%, con una rata di 564 euro.
Per i variabili, invece, le migliori offerte partono da un TAN pari al 3,45%, con una rata iniziale di 620 euro.

“Nonostante l’andamento degli indici e la riduzione della distanza tra tassi variabili e fissi, questi ultimi rimangono ancora la soluzione più conveniente – spiegano gli esperti di Facile.it -. Il consiglio per chi oggi è alla ricerca di un mutuo, quindi, è di guardare alle offerte a tasso fisso, ricordando che esiste sempre la possibilità di surrogare, qualora le condizioni di mercato dovessero cambiare radicalmente”.

Cambio di rotta per Meta: addio a fact-checking in favore delle Community Notes

Una decisione che ha scatenato un dibattito sulla libertà di espressione, e sta spingendo molti utenti a cercare alternative al mondo social di Meta, la società di Facebook, Instagram, Threads e WhatsApp.
Meta ha infatti recentemente annunciato una serie di importanti cambiamenti nelle politiche di moderazione dei contenuti su Facebook e le altre piattaforme dell’azienda.

Con un deciso cambio di rotta, Zuckerberg intende abbandonare il sistema di fact-checking di terze parti per adottare un sistema di Community Notes simile a quello introdotto su X, ex Twitter, di proprietà di Elon Musk.
L’annuncio è arrivato direttamente da Mark Zuckerberg.
Ma quali sono le motivazioni?

“Ripristinare una maggiore libertà di espressione”

Si tratta di una scelta che secondo Zuckerberg mira a ripristinare una maggiore libertà di espressione sulle piattaforme di Meta.
Naturalmente la decisione ha sollevato preoccupazioni riguardo alla possibile diffusione di disinformazione, contenuti violenti e dannosi.

Anche perché, contestualmente, Meta ha annunciato la chiusura dei suoi programmi dedicati alla diversità, all’equità e all’inclusione, motivando la decisione con i recenti cambiamenti all’interno del panorama giuridico statunitense.
Ovviamente, le reazioni degli utenti non si sono fatte attendere.

Utenti migrano verso piattaforme alternative

Le migrazioni verso piattaforme alternative, come Bluesky o Mastodon, in poche ore sono aumentate in modo esponenziale.
Molti utenti sembrano infatti piuttosto preoccupati per la potenziale diminuzione della qualità dei contenuti e per la diffusione di disinformazione sulle piattaforme di Meta.

Le conseguenze di queste decisioni potrebbero essere molteplici, da un aumento della disinformazione a una maggiore polarizzazione dei dibattiti, con la conseguente migrazione verso altre piattaforme.
Di fatto, l’abbandono dei fact-checker potrebbe danneggiare la reputazione di Meta agli occhi degli utenti e dei regolatori.

Come garantire un ambiente online sicuro e affidabile?

Optando per il modello di Community Notes, adottato da X, Meta intende fare un tentativo di coinvolgere gli utenti nella moderazione dei contenuti.
Tuttavia, l’efficacia di questo sistema è ancora da dimostrare, e suscita perplessità riguardo alla possibilità di garantire un ambiente online sicuro e affidabile, riferisce Adnkronos.

Secondo Zuckerberg l’attuale sistema di fact-checking di Meta, riporta la Repubblica, aveva “raggiunto un punto in cui ci sono troppi errori e un’eccessiva censura”. Il ceo di Meta è consapevole del fatto che questo cambiamento porterà a più contenuti potenzialmente ‘discutibili’ sui social dell’azienda. Tuttavia, è disposto ad accettare un compromesso: “Intercetteremo meno contenuti inappropriati, ma ridurremo anche il numero di post e account di persone innocenti che rimuoviamo per errore”.

Dati economici del terzo trimestre 2024: cala il deficit, migliora la tenuta delle famiglie 

Nel terzo trimestre del 2024, l’incidenza del deficit delle amministrazioni pubbliche sul Pil è migliorata sensibilmente rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, passando dal -6,3% del 2023 al -2,3%. Lo comunica l’Istat, sottolineando come il saldo primario – l’indebitamento al netto degli interessi passivi – sia tornato positivo, con un’incidenza dell’1,7% sul Pil rispetto al -2,8% registrato nello stesso trimestre del 2023.

Anche il saldo corrente delle amministrazioni pubbliche ha mostrato un miglioramento, con un’incidenza sull’economia nazionale pari all’1,9%, rispetto all’1,6% dello stesso periodo dell’anno scorso.

Pressione fiscale in aumento

Nello stesso periodo, la pressione fiscale ha raggiunto il 40,5%, registrando un incremento di 0,8 punti percentuali rispetto al terzo trimestre del 2023. Questo dato riflette l’andamento delle entrate fiscali in un contesto economico caratterizzato da una maggiore crescita dei redditi e dei consumi, nonostante la pressione resti un tema sensibile per l’equilibrio economico delle famiglie e delle imprese.

Crescono reddito e potere d’acquisto 

Il reddito disponibile delle famiglie italiane è aumentato dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dell’1,6%. La propensione al risparmio, invece, è scesa al 9,2%, con una diminuzione di 0,8 punti percentuali. Tuttavia, il potere d’acquisto delle famiglie ha segnato un incremento dello 0,4%, sostenuto da un aumento moderato del deflatore implicito dei consumi (+0,2%).

Secondo l’Istat, sebbene il ritmo di crescita sia più contenuto rispetto ai trimestri precedenti, il potere d’acquisto è aumentato per il settimo trimestre consecutivo.

Società non finanziarie: calo di profitti e investimenti

Il terzo trimestre del 2024 evidenzia difficoltà per le società non finanziarie, che hanno visto una contrazione sia nella quota di profitto sia nel tasso di investimento. La quota di profitto è scesa di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, attestandosi al 42,4%, mentre il tasso di investimento è calato al 21,7%, con una riduzione di 0,4 punti.

Questo trend negativo, iniziato nei primi mesi del 2023, sembra riflettere un clima di maggiore incertezza e minore capacità di reinvestimento da parte delle imprese.

Scenario complesso, ma positiva

Questi dati delineano un quadro economico variegato, con segnali positivi per il settore pubblico e le famiglie, ma difficoltà per le imprese. Il miglioramento del deficit e la crescita del potere d’acquisto rappresentano elementi incoraggianti, anche se permangono difficoltà legate alla pressione fiscale e al calo degli investimenti.

Frodi creditizie: +82% quelle con importi oltre i 10.000 euro

Nei primi sei mesi del 2024 l’analisi dell’Osservatorio CRIF – Mister Credit sulle Frodi Creditizie evidenzia un forte incremento dei casi di frode con importi superiori a 10.000 euro (+82,2%). Sebbene si osservi un calo degli importi medi (-5,7%) e complessivi (-5,1%), inizia a preoccupare il cambio di strategia criminale, che punta ad aumentare l’importo frodato.

Nel primo semestre 2024 in Italia si sono registrati oltre 17.200 casi di frodi creditizie, +0,6% rispetto allo stesso periodo del 2023, con un importo medio per frode di 4.568 euro e un valore economico complessivo che sfiora 79 milioni di euro.
L’aumento dei casi di frode con importi superiori a 10.000 euro segnala l’evoluzione delle strategie criminali, e richiede monitoraggio e interventi di protezione più mirati e sofisticati.

Prestito finalizzato la tipologia più coinvolta

Le frodi creditizie basate sul furto di identità continuano a rappresentare una sfida rilevante per il settore del credito, con particolare impatto sul credito al consumo. I casi di frode con importo inferiore a 3.000 euro continuano a costituire la maggioranza in termini assoluti (27,4% del totale), ma calano del -15,5% rispetto al primo semestre 2023.

La fascia di importo compresa tra 3.001 e 5.000 euro registra una diminuzione particolarmente marcata (-42,1%) rappresentando solo il 7,5% dei casi totali.
Quanto alle tipologie di finanziamento, il prestito finalizzato continua a essere la tipologia di prodotto più coinvolta (32,1%), tuttavia, negli ultimi anni è in calo e nel primo semestre del 2024 si riduce del -15,4%.

Nuove truffe sulle rate online: in 6 mesi +60% 

Un altro tipo di finanziamento in forte contrazione è quello delle carte di credito (-18,3%), ora circa il 10% dei casi totali.
In controtendenza, crescono le truffe che colpiscono il credito revolving, con un significativo aumento del +31,6% rispetto al primo semestre 2023. Aumentano anche i casi di frode sui prestiti personali (+7,4%, circa il 20% del totale), e continua la preoccupante ascesa delle frodi sui mutui: +64,5%.

Si diffonde poi una nuova tipologia di frode che colpisce la rateizzazione degli acquisti online (Buy Now, Pay Later, BNPL).
Sebbene rappresenti ancora solo il 4,5% dei casi, questa categoria mostra una crescita del +60%.

Aumentano le vittime ultrasessantenni

L’analisi della distribuzione delle frodi per classi di età conferma il maggior aumento percentuale per le vittime ultrasessantenni (+13,6%). Al contrario, si osserva un calo significativo tra gli under30 (-9,3%), che restano però una delle fasce più coinvolte (oltre 1 caso su 5).

Ma sono i 41-50enni i più colpiti, con il 22,7% delle vittime, mentre i 31-40enni arrivano al 20,6% del totale.
La ripartizione percentuale delle frodi per regione mostra maggiore incidenza in Lombardia, Sicilia, Campania e Lazio, seguite da Puglia e Piemonte.
Nel primo semestre 2024 la Sicilia sorpassa la Campania e raggiunge il secondo posto, mentre il maggior incremento rispetto allo scorso anno si registra in Emilia-Romagna (+14,9%) e il calo maggiore in Puglia (-15,5%) e Veneto (-14,4%).

I trend del mercato immobiliare: nel 2025 l’e-commerce rivoluziona le città

Quali trend guideranno il mercato immobiliare italiano nel 2025? Secondo Century 21 Italia, nelle città metropolitane e nelle località turistiche crescerà la domanda di immobili residenziali di alta qualità, trainata da investitori internazionali. Rispetto al 2024I prezzi torneranno a salire fino al 5% % in più. Ma solo nelle grandi città, come Roma e Firenze, mentre nelle aree suburbane e rurali il mercato sarà stabile o subirà un leggero calo. 

Discorso a parte per Milano, dove è previsto un calo di prezzi e compravendite: la città si appresta infatti ad affrontare una fase di assestamento dopo l’euforia degli ultimi anno.
I prezzi continueranno a crescere anche per i magazzini logistici. Questo, grazie alla spinta dell’e-commerce, che dal 2020 in poi, dopo aver rivoluzionato la vendita di prodotti e servizi si prepara a rivoluzionare anche le città.

I veri protagonisti del prossimo anno saranno i magazzini logistici

Sono i magazzini logistici, infatti, i veri protagonisti del mercato immobiliare nel 2025, i cui prezzi, secondo le stime di Century 21 Italia, cresceranno fino al 10% in più rispetto al 2024. 

“In particolare – spiega Marco Tilesi, ceo di Century 21 Italia – l’attenzione sarà sui magazzini moderni e sui centri logistici, specialmente nelle vicinanze di hub di trasporto e porti. Questa asset class manterrà un tasso di crescita elevato, con rendimenti attrattivi per gli investitori istituzionali”.

La domanda di immobili da convertire in locazioni turistiche fa salire i prezzi

Un aumento dei prezzi è atteso anche per la compravendita di immobili legati al settore turistico. Per l’hotellerie ci si aspetta un moderato aumento delle transazioni, il che implica che il mercato sarà attivo, ma gli investitori saranno selettivi.

Per quanto riguarda le locazioni turistiche, la forte crescita delle transazioni si tradurrà in un mercato molto dinamico, con una domanda alta per immobili da convertire in locazioni turistiche, con un aumento dei prezzi dal 3% al 4%.
Quanto al retail, vedrà un aumento dei prezzi di vendita moderato, e si focalizzerà su esperienze di acquisto fisiche abbinate a soluzioni digitali (phygital), con un’attenzione particolare ai centri commerciali e agli outlet.
La domanda sarà perciò più o meno stabile, ma selettiva, legata a location e spazi di qualità.

Da uffici e negozi tradizionali a spazi flessibili

Per gli uffici, invece, i prezzi resteranno stabili e la domanda potrebbe addirittura subire una leggera contrazione.
Si tratta di “Un trend dato dalla necessità di riconvertire gli uffici tradizionali in spazi flessibili – aggiunge Tilesi – La ripresa economica globale e i cambiamenti nei modelli di lavoro ibridi e remoti influenzeranno infatti la domanda di spazi commerciali e uffici”.
Il focus sarà dedicato agli edifici a uso misto che riusciranno a combinare residenziale, commerciale e spazi pubblici. 

In questo senso, si registrerà una forte crescita di soluzioni abitative innovative come il coliving, e diventeranno centrali i progetti di rigenerazione urbana. Anche grazie a un altro aspetto ormai all’attenzione di tutto il mondo real estate: la sostenibilità.