Con l’aumento degli sfollati e le istituzioni tradizionali di supporto sotto pressione l’indebolimento del sostegno pubblico è una sfida significativa.
Sebbene l’opinione pubblica pensi che i governi più ricchi debbano fare di più, questo sentimento nei Paesi del G7è oggi più debole.
Secondo il sondaggio di Ipsos condotto in 29 Paesi in occasione della World Refugee Day 2025 del 20 giugno nonostante le complessità, il sostegno all’offerta di rifugio a coloro che fuggono da guerre o persecuzioni rimane forte, con il 67% a favore.
Svezia, Argentina e Paesi Bassi mostrano un forte sostegno al diritto di cercare rifugio e in Italia è d’accordo il 71%.
Al contrario, in Ungheria, Indonesia e Corea del Sud circa due quinti della popolazione è in disaccordo con questo diritto.
Le preoccupazioni sottostanti
Tuttavia, il sostegno è temperato dallo scetticismo. Preoccupazione primaria è la diffusa convinzione (54% in Italia) che molti richiedenti asilo siano principalmente migranti economici.
Questa percezione alimenta ansie sulla sicurezza delle frontiere e sull’integrazione dei rifugiati, portando in media il 49% a sostenere la chiusura completa delle frontiere. (Italia 40%).
Le preoccupazioni pratiche includono dubbi sulla capacità dei rifugiati di integrarsi nella società (43% Italia) e apportare contributi positivi (45% Italia).
Tra i fattori che contribuiscono a queste preoccupazioni, l’impatto negativo percepito sul mercato del lavoro, la cultura, lo stile di vita, l’economia nazionale, i servizi pubblici e la sicurezza nazionale.
Cambiamento nell’impegno personale
Nonostante le preoccupazioni, tre persone su dieci (38% nel 2024) continuano a sostenere attivamente i rifugiati, principalmente attraverso donazioni (11%) o impegno sui social media (10%). Quote simili si registrano anche in Italia, dove la maggioranza (74%) afferma di non aver intrapreso azioni negli ultimi 12 mesi.
Il calo nell’azione personale è diffuso, con tassi particolarmente elevati, in Giappone, Corea del Sud e Ungheria. Questo declino può essere attribuito al cambiamento delle priorità pubbliche, in particolare alle preoccupazioni economiche, oppure ai conflitti geopolitici in corso.
Sebbene l’azione personale per sostenere i rifugiati sia diminuita emerge un chiaro consenso riguardo alla responsabilità delle nazioni più ricche: il 62% ritiene che abbiano l’obbligo morale di fornire assistenza finanziaria, quota che in Italia aumenta al 67%.
Governi e organizzazioni internazionali dovrebbero fare di più
Questo senso di dovere morale non si traduce sempre in una convinzione di reciproco beneficio, con opinioni divise sul fatto che le nazioni più ricche traggano effettivamente vantaggio dall’aiutare i rifugiati nel lungo termine (52% d’accordo, 32% in disaccordo).
In Italia il 53% afferma di essere in accordo contro il 28% in disaccordo.
Le persone vorrebbero vedere maggiori contributi finanziari da parte delle organizzazioni internazionali, come ONU e Banca Mondiale (42% Italia), proprio mentre gli aiuti all’ONU vengono drasticamente ridotti dai governi di altre nazioni più ricche (36% in Italia).
Ma una persona su sei (16%) vuole che il proprio governo faccia di più, (18% Italia).