Torna la voglia di fare impresa: quasi 29.500 nuove aperture tra aprile e giugno

Emerge dall’analisi trimestrale Movimprese, condotta da Unioncamere e InfoCamere sui dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio: nel secondo trimestre 2024, riprende un po’ di vigore la voglia di fare impresa in Italia. Se le cessazioni hanno raggiunto le 51.967 unità, segnando un incremento rispetto alla media storica e il quinto aumento consecutivo in cinque anni, il saldo positivo tra aperture e chiusure tra aprile e giugno 2024 è pari a un incremento di 29.489 attività. Nonostante le sfide economiche persistenti, si tratta di un risultato superiore a quello dello stesso periodo dell’anno scorso.

Uno degli elementi chiave di questa crescita è stato l’aumento delle iscrizioni, che hanno toccato quota 81.456, registrando una ripresa di 2.179 unità rispetto allo stesso trimestre del 2023.

Il Sud è un motore di crescita

In termini assoluti il Sud Italia si conferma un importante motore di crescita, con un saldo positivo di 9.084 nuove imprese, e un tasso di crescita dello 0,44%, in linea con quello registrato nel medesimo periodo dell’anno precedente, ma inferiore a quello medio nazionale (+0,5%).
Anche il Nord-Ovest e il Centro Italia hanno mostrato performance positive, sia nei valori assoluti (+8.671 e +6.348 imprese) sia nei tassi di crescita, rispettivamente dello 0,56% e dello 0,51%. 

In particolare, la Lombardia si distingue come la regione più dinamica, con un saldo positivo di 6.483 imprese, seguita dal Lazio, che ha visto un incremento di 3.851 nuove attività.
Al contrario ma in termini di tassi di crescita, altre regioni, come la Sardegna (+0,02%), l’Umbria (+0,27%) e la Basilicata (+0,32%) hanno mostrato aumenti decisamente più contenuti rispetto alla media nazionale.

La ripresa vivace del settore turistico

A livello settoriale, i dati mostrano una stabilità nelle attività tradizionali come agricoltura, commercio e manifattura. Il settore del commercio, con 1.389.886 imprese, ha visto un incremento di 2.620 unità nel secondo trimestre 2024, con una crescita percentuale dello 0,19%, identica a quella dell’anno precedente. 

Un notevole dinamismo caratterizza invece i servizi di alloggio e ristorazione, che hanno registrato una crescita di 4.889 unità, pari a un aumento dell’1,08%
Il dato, superiore allo 0,97% rispetto al trimestre 2023, conferma la ripresa vivace del settore turistico, sostenuta dal rilancio post-pandemia e dall’aumento dei flussi.

In espansione le attività professionali

Anche le attività professionali, scientifiche e tecniche continuano a crescere in modo robusto, con un incremento dell’1,62% e 4.029 nuove unità nell’ultimo trimestre.
Il settore riflette una crescente domanda di servizi professionali e tecnici, probabilmente alimentata da un’economia sempre più basata sulla conoscenza e l’innovazione.

Tra i settori con la crescita percentuale più significativa si sono distinte le attività finanziarie e assicurative (+1,14%) insieme a quelle artistiche, sportive e di intrattenimento (+1,13%), indicando un aumento della domanda per servizi finanziari e un crescente interesse per le attività ricreative e di intrattenimento.

Social e salute: perché gli italiani si affidano agli Health Influencer?

Si chiamano anche DOL, Digital Opinion Leader, sono medici, farmacisti, fisiatri, nutrizionisti e altri operatori sanitari che oggi, oltre alla loro attività professionale, sono anche content creator sui social network. In pratica, sono gli influencer della salute, o health influencer.
Attraverso i loro profili su piattaforme come Facebook, Instagram e TikTok o altri canali digitali, condividono dati e consigli nel delicato mondo della salute.

Secondo la ricerca di Doxa Pharma, condotta su un campione di 1.031 individui tra i 18 e i 54 anni che accedono abitualmente ai social network, per 4 intervistati su 10 è molto importante reperire informazioni sulla salute. E il 65% degli utenti lo fa affidandosi proprio agli health influencer.

Un fenomeno intercettato dalle aziende del settore Life Sciences 

La ricerca di Doxa Pharma è stata presentata nel corso dell’evento ‘Influenze, l’etica del contagio’, che si pone l’obiettivo di riflettere sulle dimensioni e le caratteristiche del fenomeno, anche dal punto di vista normativo.

Quello degli health influencer è un fenomeno in crescita, ed è stato rapidamente intercettato dalle aziende del settore Life Sciences, che hanno integrato l’influencer marketing nella propria strategia di comunicazione e marketing. Dalla ricerca di Doxa Pharma emerge una chiara consapevolezza da parte degli utenti: molti infatti riconoscono che alcuni contenuti sono frutto di collaborazioni con aziende.

Il 74% degli utenti segue pagine o profili a tema salute

Tuttavia, per la maggior parte degli intervistati una collaborazione trasparente degli influencer con le aziende non crea alcun problema, sebbene ritengano che a oggi manchi spesso una chiara e corretta indicazione delle collaborazioni in atto.
In ogni caso, considerando che Instagram è il social più utilizzato dai 18-34enni, per molti utenti è molto importante trovare sui social informazioni relative alla salute.

Il 70% degli intervistati trova poi utile la presenza sui social di medici, farmacisti, pazienti e aziende. Il 74% dichiara di seguire pagine o profili che parlano di salute, e tra questi, il 90% segue almeno un influencer o specialista della salute.

Salute mentale, patologie, cura e prevenzione, salute alimentare gli argomenti più seguiti

Dalla ricerca emerge, inoltre, che in questo contesto le tematiche più seguite sui social sono salute mentale (58%), patologie, cura e prevenzione (57%), salute alimentare (62%), salute sessuale (44%), dermatologia (41%), e malanni di stagione (41%), oltre a tematiche di attualità del comparto salute, malattie croniche e infettive.

Quanto all’affidabilità degli influencer, oltre il 70% degli utenti verifica sempre o spesso la reale competenza degli health influencer. E il 38% riconosce di essere influenzato da loro, sempre o spesso, nelle decisioni relative alla salute.

Viaggi d’affari, come si evolve il settore?

Le aziende che mirano a esplorare nuovi mercati e opportunità di sviluppo devono ridare priorità a viaggi d’affari più efficienti, una sfida sempre più complessa che deve conciliarsi con le esigenze dei dipendenti, le policy interne e gli sviluppi tecnologici. Questi ultimi consentono di tenere testa agli imprevisti, uno dei principali ostacoli per i travel manager: il 78% dei viaggiatori business italiani ha dovuto fare cambiamenti all’itinerario di viaggio all’ultimo minuto, tanto che il 71% preferisce aggiungere sin dalla pianificazione tempo extra per gestire le possibili interruzioni di viaggio.

Questi sono alcuni dei dati principali del nuovo SAP Concur Global Business Travel Survey, che ha coinvolto 3.750 viaggiatori e 600 travel manager in tutto il mondo, Italia inclusa, ed è stato presentato in occasione della terza edizione del SAP Concur Day Italia.

Imprevisti… prevedibili

Il 78% dei viaggiatori business italiani ha dovuto fare cambiamenti last minute nel corso dell’ultimo anno a causa di ritardi imprevisti, cancellazioni o necessità di cambiare percorso. Per contrastare i cambiamenti imprevisti, il 71% preferisce aggiungere tempo extra all’inizio o alla fine del viaggio, o in entrambi i casi. Questa frustrazione ciclica scoraggia i viaggi d’affari.

La questione sicurezza

I viaggiatori d’affari italiani elencano vari problemi relativi alla sicurezza (45%) e preoccupazioni legate alle turbolenze politiche o sociali (39%) tra i motivi più comuni per rifiutare un viaggio d’affari. Molti travel manager sperimentano fenomeni di burn-out a causa dei numerosi fattori da considerare nella pianificazione dei viaggi. Un terzo del campione si sente chiamato a svolgere un ruolo più strategico senza aver ricevuto formazione adeguata.

Sostenibilità e costi, un compromesso difficile

Il 12% degli italiani è incline a rifiutare un viaggio d’affari a causa dell’impatto ambientale o dell’impossibilità di scegliere alternative sostenibili, mentre il 24% afferma che la propria azienda ha ridotto le spese per opzioni di viaggio sostenibili negli ultimi 12 mesi. Oltre un terzo dei travel manager affronta difficoltà nel proporre opzioni sostenibili senza un budget adeguato.

Viaggi d’affari? sì, ma non per tutti

In Italia, il 61% dei viaggiatori d’affari afferma che viaggiare è fondamentale per la loro crescita professionale, ma la stessa percentuale dichiara di non avere le stesse opportunità di viaggio rispetto ai colleghi. Le ragioni citate includono il livello di anzianità (15%), l’età (14%) e il genere (6%).

La necessità di soluzioni AI

Quasi il 96% dei viaggiatori d’affari italiani è favorevole all’utilizzo dell’AI per organizzare i viaggi, ma prevale un atteggiamento di “attesa e osservazione”. Solo il 5% si sente a proprio agio nell’utilizzare soluzioni AI. Il 93% dei viaggiatori d’affari desidera un maggiore supporto aziendale per sentirsi sicuro nell’usare l’AI, compresa la protezione dei dati e la gestione dei bias.

I leader aziendali potrebbero adottare soluzioni AI per semplificare flussi di lavoro come la gestione delle spese o le raccomandazioni per cancellazioni e riprenotazioni. Tuttavia, l’introduzione dell’AI in azienda richiede competenze adeguate e partner in grado di implementare le giuste soluzioni.

C’è ancora spazio per il bleisure?

Il SAP Concur Global Business Travel Survey evidenzia che molti dipendenti rifiutano viaggi d’affari non conciliabili con i loro impegni personali. Il fenomeno del “bleisure”, che combina lavoro e piacere, è in crescita tra i professionisti, ma le misure di contenimento dei costi minacciano questo equilibrio. Le preoccupazioni relative ai costi e alla sostenibilità possono limitare la flessibilità dei dipendenti.

Vacanze estive: un “lusso” per 6,5 milioni di italiani 

Quest’anno sono 6,5 milioni gli italiani che non andranno in vacanza, di cui ben 3,7 milioni dichiarano che il motivo della rinuncia è di natura economica. Questo dato emerge dall’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Bilendi.

Niente ferie per motivi economici

Secondo l’indagine, il 56% di coloro che non partiranno ha ammesso di non poterselo permettere economicamente. Questa percentuale sale al 64% tra i giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni e tra gli over 65. A livello territoriale, il dato raggiunge il 66% tra i residenti del Sud e delle Isole.

Inoltre, il 47% di chi non partirà per motivi economici ha dichiarato di essere in difficoltà a causa dell’aumento generale del costo della vita, percentuale che sale al 71% tra gli over 65. Il 33% di coloro che resteranno a casa ha detto che non partirà a causa del rincaro dei prezzi legati alla vacanza stessa, con una particolare incidenza tra gli under 25 (52%).

Perchè si rinuncia 

Oltre alle ragioni economiche, altri motivi di rinuncia includono l’assenza di giorni di ferie (21%) e la necessità di accudire un familiare (10,5%) o un animale (13%). Inoltre, circa 7,7 milioni di italiani non sanno ancora se partiranno o meno, indicando una significativa indecisione.

I prestiti per le vacanze

Per alleggerire il peso delle vacanze sul budget familiare, molti italiani scelgono di rivolgersi a società di credito. Secondo l’analisi di Facile.it e Prestiti.it, nei primi cinque mesi del 2024, il numero di domande di prestiti personali destinati alle vacanze è aumentato del 9% rispetto allo stesso periodo del 2023.

Le stime dei due portali di comparazione mostrano che nel 2024 sono stati erogati oltre 200 milioni di euro in prestiti personali destinati a coprire spese legate a viaggi e vacanze. L’analisi, condotta su un campione di oltre 150.000 domande di finanziamento personale, ha rilevato che in media, chi ha chiesto questo tipo di prestito ha cercato di ottenere 5.416 euro da restituire in 50 rate, poco più di 4 anni.

Il profilo dei richiedenti 

Esaminando il profilo di chi ha richiesto un prestito personale per pagare un viaggio, emerge che questa tipologia di finanziamento è particolarmente diffusa tra i giovani. Un terzo delle domande proviene da under 30 e l’età media dei richiedenti è pari a 38 anni, rispetto ai 44 anni di media per altre tipologie di prestiti personali.

PIL italiano, buone notizie: si attende la crescita

Il Prodotto Interno Lordo (PIL) italiano, in base alle previsioni, dovrebbe aumentare dell’1% nel 2024 e dell’1,1% nel 2025, mostrando una moderata accelerazione rispetto al 2023. Questa crescita sarà sostenuta da diversi fattori, con alcune variazioni tra i due anni. Lo rivela l’ultimo rapporto dell’Istat.

Gli aspetti che contribuiscono all’accelerazione  

Nel 2024, l’aumento del PIL sarà sostenuto sia dalla domanda interna al netto delle scorte, sia dalla domanda estera netta, ciascuna contribuendo con +0,7 punti percentuali. Tuttavia, il contributo delle scorte rimarrà negativo (-0,4 punti percentuali). Nel 2025, invece, la crescita dell’economia italiana sarà trainata prevalentemente dalla domanda interna, con un contributo di +0,9 punti percentuali.

Consumi privati e propensione al risparmio

I consumi privati continueranno a essere sostenuti dal rafforzamento del mercato del lavoro e dall’incremento delle retribuzioni in termini reali. Tuttavia, saranno frenati da un aumento della propensione al risparmio. Queste dinamiche determineranno per il 2024 una crescita moderata (+0,4%) dei consumi delle famiglie e delle ISP, con una successiva accelerazione nel 2025 (+1%).

Investimenti fissi lordi

Per gli investimenti fissi lordi si prevede una decelerazione nel biennio di previsione, con una crescita del +1,5% nel 2024 e del +1,2% nel 2025, rispetto al +4,7% del 2023. Questo rallentamento sarà determinato dal venire meno degli incentivi fiscali all’edilizia, che saranno però compensati dagli effetti delle misure previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e dalla riduzione dei tassi di interesse.

Occupazione e disoccupazione

L’occupazione, misurata in termini di unità di lavoro (ULA), crescerà in linea con il PIL (+0,9% nel 2024 e +1,0% nel 2025). Questo aumento dell’occupazione sarà accompagnato da un calo del tasso di disoccupazione, previsto al 7,1% nel 2024 e al 7,0% nel 2025.

L’andamento dell’inflazione

Nei prossimi mesi si prevede un graduale ritorno verso tassi di inflazione vicini ai target della Banca Centrale Europea (BCE). Questa dinamica determinerà una forte decelerazione del deflatore della spesa delle famiglie residenti, che passerà dal +5,2% del 2023 al +1,6% nel 2024, con un moderato incremento previsto per il 2025 (+2,0%).

Le incertezze globali

Lo scenario previsivo rimane caratterizzato da un’elevata incertezza dovuta all’evoluzione delle tensioni geopolitiche internazionali. Questi fattori di instabilità potrebbero influenzare le previsioni economiche e la crescita del PIL italiano nei prossimi anni.

Aumentano le minacce informatiche dirette ai bambini: come è possibile?

Sono in costante aumento le minacce informatiche che sfruttano i brand popolari tra i più piccoli. Lo ha rivelato un’analisi Kaspersky, diffusa proprio in occasione della Giornata Mondiale dei Bambini. I titoli e i brand presi d’attacco? Quelli più celebri, come Minecraft, Roblox, Lego e Disney. Nel primo trimestre del 2024, i tentativi di attacco sono aumentati del 35% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo quasi 1,3 milioni.

Oltre un milione di attacchi in 4 mesi

Dal gennaio al marzo 2024, Kaspersky ha registrato 1.264.866 tentativi di attacco su dispositivi mobili e desktop, una crescita superiore del 30% rispetto ai 936.840 tentativi rilevati nello stesso periodo del 2023. Le minacce sui dispositivi desktop sono nettamente maggiori, rappresentando il 98,7% degli attacchi, rispetto all’1,3% delle minacce mobili.

I brand più colpiti

Gli attacchi informatici hanno sfruttato i nomi dei videogiochi più popolari tra i bambini, come Minecraft, Roblox e Brawl Stars, nonché brand di prodotti come Lego e titoli di serie animate come Paw Patrol e Bluey. Il brand Disney è stato utilizzato per attirare i bambini attraverso ricerche di cartoni animati, film e giochi. Oltre 1,2 milioni di infezioni provengono da downloader distribuiti nel primo trimestre del 2024, spesso utilizzati per caricare altre applicazioni potenzialmente indesiderate.

Quali sono le minacce?

I trojan, programmi malevoli che raccolgono dati sensibili come credenziali di accesso e dati delle carte di credito, sono stati tra le principali minacce mascherate da giochi per bambini, con 27.576 tentativi di installazione nel primo trimestre del 2024. Gli adware, che mostrano pop-up pubblicitari indesiderati, hanno raggiunto 27.570 casi. Nonostante l’aumento degli attacchi, il numero di utenti unici colpiti è diminuito del 14%, scendendo a 49.630 nel 2024 rispetto ai 57.873 del 2023. Tra i casi monitorati, c’è quello di Trojan-SMS mascherati da cheat per il gioco Brawl Stars, che una volta installati, richiedevano permessi rischiosi e inviavano messaggi SMS dal dispositivo infettato, esaurendo il credito telefonico della vittima. 

Come mettere al sicuro i bambini? 

Vasily M. Kolesnikov, Malware Analyst di Kaspersky, sottolinea l’importanza dell’educazione alla sicurezza informatica per i bambini, che spesso non sono consapevoli dei rischi online. L’esperto consiglia ai genitori di restare aggiornati sulle ultime minacce, monitorare le attività online dei figli e comunicare apertamente sui pericoli. Utilizzare applicazioni di digital parenting può aiutare a garantire un’esperienza digitale sicura per i piccoli. 

AI: italiani ancora poco preparati

Qual è il livello di conoscenza che hanno gli italiani dell’Intelligenza artificiale? Risponde il sondaggio realizzato da YouTrend per Fondazione Pensiero: il 61% degli italiani non è preparato sul tema dell’AI, un dato in crescita del +6% rispetto all’anno scorso. A sentirsi preparata, invece, è la maggior parte degli under35 (54%). 
Per quanto riguarda l’uso di ChatGpt, tra i giovani il 67% l’ha usato almeno una volta. Numero che si riduce al 36% tra chi ha età compresa tra 35-54 anni e al 23% tra gli over55.

Chat-Gpt rimane l’app di AI più usata e più conosciuta. Chi già l’ha conosciuta è il 69%, e il 37% l’ha usata almeno una volta. Sconosciute, invece, Microsoft Copilot (47% la conosce), gemini (41%) e Midjourney (30%). Anche in questo caso, le applicazioni menzionate sono più conosciute dai giovani.

Disoccupati e pensionati rappresentano la maggioranza degli inattivi

Disoccupati e pensionati ritengono che l’AI non sia utile nelle mansioni quotidiane. Per i lavoratori, invece, le percentuali evidenziano una sensibilità leggermente maggiore. Il 50% ritiene utile un affiancamento sul lavoro, ma il 46% è più negativo sotto questo aspetto.

In generale, il 59% degli intervistati è favorevole alla creazione di un’azienda pubblica europea che competa con le aziende americane del settore dell’AI, ma è un consenso che si riduce del 7% nel caso in cui l’azienda sia italiana e finanziata dallo Stato italiano.

Sul ruolo dello Stato, invece, oggi gli italiani sono ancora più nettamente a favore di un intervento per regolare lo sviluppo dell’AI rispetto a un anno fa (67%, +8%), anche se la frazione che considera anche di vietarne l’uso è stabile al 16%.

Quale prospettiva per i dipendenti?

Ricevere istruzioni dall’Intelligenza artificiale al lavoro? Questo è uno degli scenari possibili nel prossimo futuro, anche se gli italiani, in merito (come sempre) si dividono. Il 45% sarebbe disposto a farlo, il 44% no. Si riduce, inoltre, la percentuale di chi vede nel controllo e nella valutazione automatica un vantaggio per i lavoratori, con il dato in calo del 10% rispetto al 2023. Si arriva così a una parità, tra chi lo ritiene un vantaggio e chi uno svantaggio.

Cresce anche la percentuale di persone che ritengono che l’AI porterà a una diminuzione dei posti di lavoro, e circa la metà dei lavoratori non si sente né aiutata né minacciata dai cambiamenti portati dalle nuove tecnologie.

Lavori sostituibili

Ovviamente, i giovani sono più ottimisti: un under35 su tre si sente aiutato dai cambiamenti portati da queste tecnologie.

Un altro grande dibattito, riferisce Adnkronos, è quello emerso sui lavori che potrebbero essere sostituiti dall’Intelligenza artificiale. Anche su questo tema, YouTrend ha interrogato il campione del sondaggio, e i risultati mostrano come i mestieri più sostituibili secondo gli italiani rimangano l’impiegato d’ufficio (per il 62% l’AI svolgerebbe i suoi compiti altrettanto bene), l’operaio (53%) e il commesso (51%).
I meno sostituibili sono invece il camionista (25%), il medico (24) e l’imprenditore (23%).

Boomer: i trend che i marketers devono considerare

Più longevi, più ricchi dei giovani, con più tempo a disposizione (a meno che non decidano di continuare a lavorare), i Boomers non sono gli anziani di una volta. Nel 2024 coloro tra i 60 e i 78 anni sono 9,7 milioni in Spagna, 12,9 milioni in UK, 13,6 milioni in Italia, 14,3 milioni in Francia, 18,3 milioni in Germania.

Negli ultimi 50 anni hanno esercitato una grande influenza culturale e controllano buona parte della ricchezza dei Paesi più affluenti. È quindi imperativo per le aziende continuare a comprenderli, perché i Boomer sono la prima generazione che ha dimostrato al mondo cosa significa davvero innovare, tanto da trasformare il segmento ‘senior’ in qualcosa che prima non esisteva.
Ma quali sono i trend che i marketers devono tenere in considerazione sui Boomer? 

La pensione può attendere

Mentre la generazione precedente (nati fra il ’25-‘45) ha smesso di lavorare dopo 65 anni, alcuni Boomer continuano a farlo, spesso, per mantenere il livello di benessere e sostenere i figli adulti o per necessità di sentirsi inseriti nella vita sociale.

Parallelamente, iniziano altri progetti. Chi lavora continua a investire nei trasporti, abbigliamento, pasti fuori casa o tecnologia aggiornata, chi si ritira amplia i consumi del tempo libero (sport, cultura, viaggi). Per tutti cresce la centralità del benessere. Esercizio fisico e alimentazione corretta possono allontanare l’invecchiamento, ma non scongiurarlo, quindi aumenta la spesa la salute e la cura di sé. 

Un “esercito” di donne protagoniste

Per la prima volta un enorme numero di donne ha lavorato fuori casa e ora può disporre di maggior tempo e soldi da dedicare a sé. E se gli investimenti in cultura e viaggi parlano al femminile, le donne sono sempre più protagoniste anche delle decisioni di acquisto di auto e dotazioni della casa.

Il sostegno alla famiglia in senso lato (figli e nipoti) assume intensità diverse nelle grandi o piccole città, nei segmenti di status alto o basso, ma resta una rete di protezione importante (welfare familiare). Al contempo, nonni e consuoceri influenzano e contribuiscono alle decisioni di acquisto anche delle famiglia dei figli.
Quando poi inflazione e tassi crescono la duplice esigenza di salvaguardare il patrimonio e farlo fruttare coinvolge anche il supporto di figli e nipoti.

Un corso accelerato di digital education

La pandemia è stato un catalizzatore per una generazione da sempre ignorata dai digital marketer. Questa fascia anagrafica ha iniziato a ‘frequentare’ più spesso i social, fare acquisti ed effettuare pagamenti virtuali. Si sono sviluppate nuove forme di alfabetizzazione digitale trasformate in nuove abitudini destinate a restare.

Ma i senior sono comunque sottoposti anche a nuovi stimoli alimentari (nuove mode, integrazioni con proteine, vitamine o altro), e sarà interessante monitorare il livello di attrazione per queste nuove proposte.

Acquisti, perchè gli italiani non rinunciano al negozio fisico?

Secondo l’indagine europea “Lo stato degli acquisti 2024” condotta da ShopFully in collaborazione con Offerista Group, i consumatori italiani si confermano tra i più inclini a preferire il negozio fisico. Anche quando effettuano acquisti online, quasi due italiani su tre (il 64%) scelgono l’opzione di ritirare il prodotto presso il punto vendita, e l’81% di loro approfitta dell’occasione per acquistare ulteriori prodotti durante la visita in loco. Inoltre, cresce la percentuale dei consumatori sotto i 25 anni che prediligono il negozio fisico, con il 76% che apprezza la possibilità di toccare fisicamente il prodotto.

Il negozio rimane un punto di riferimento

In un panorama dove la digitalizzazione assume un ruolo sempre più predominante a livello globale, il negozio fisico rimane un punto di riferimento per gli acquisti dei consumatori europei. ShopFully, azienda leader nel settore del Drive to Store che connette milioni di consumatori ai negozi fisici nelle loro vicinanze, presenta i risultati dell’indagine “Lo stato degli acquisti 2024” condotta insieme alla consociata Offerista Group. Il sondaggio, realizzato nel febbraio di quest’anno su circa 11.000 utenti delle loro app in 8 Paesi europei, tra cui Spagna, Italia, Francia e Germania, fornisce una panoramica dettagliata sulle preferenze dei consumatori del Vecchio Continente.

Il 95% degli italiani sceglie il punto vendita “reale”

Dalla ricerca emerge che ben il 95% dei consumatori italiani preferisce acquistare nei negozi fisici, con quasi il 65% che predilige questo canale in modo esclusivo. In tale ambito, l’Italia si colloca al secondo posto tra i Paesi analizzati, seguita dalla Spagna con il 92% di fedeltà al negozio fisico. È interessante notare che, sebbene in Francia (87%) e in Germania (88%) il negozio fisico mantenga un ruolo predominante, la percentuale di coloro che prediligono gli acquisti online è in crescita, attestandosi rispettivamente al 13% e al 12%.

La preferenza dei consumatori italiani per i negozi fisici riguarda soprattutto categorie come alimentari e bevande (98%), cura del corpo e della casa (90%) e arredamento (86%). Per quanto riguarda gli acquisti online, vi è un maggiore interesse per categorie come l’elettronica (36%) e i giocattoli (34%), sebbene il negozio fisico rimanga il canale preferito. La centralità del punto vendita è evidente anche quando si tratta di acquisti online, poiché circa il 64% degli italiani opta per il ritiro in negozio, con l’81% che approfitta per acquistare altri prodotti.

I vantaggi dello shopping in presenza

Per il 68% dei consumatori italiani intervistati, il principale vantaggio del negozio fisico è la possibilità di provare e toccare il prodotto direttamente. Questa percentuale aumenta al 76% tra gli utenti sotto i 25 anni, evidenziando l’apprezzamento dei giovani per l’esperienza fisica. Un altro vantaggio del negozio fisico è la possibilità di accedere a sconti esclusivi (40%).

La tecnologia entra comunque nei processi di acquisto

Nonostante gli acquisti avvengano principalmente nei negozi fisici, l’83% degli intervistati utilizza canali digitali per informarsi sui prodotti prima di acquistarli in negozio, preferendo piattaforme e app che offrono volantini digitali (64%) e marketplace online (40%).

Stefano Portu, CEO e fondatore di ShopFully, ha sottolineato l’importanza delle promozioni nelle scelte di acquisto, con il 94% dei partecipanti che le considera fondamentali. Gli italiani sono particolarmente attenti alle promozioni, con più della metà dei consumatori che le cerca durante tutto l’anno anziché solo in periodi specifici come il Black Friday e il Natale. Il 70% degli italiani è anche disposto a provare marchi diversi se ci sono sconti o offerte disponibili, un trend destinato a perdurare considerando che il 55% prevede che il proprio potere di acquisto rimarrà stabile nel 2024.

Great Gloom: dopo la Great Resignation arriva la grande tristezza

In questi ultimi anni sta esplodendo un altro fenomeno che riguarda il mondo del lavoro: dopo la Great Resignation arriva la Great Gloom, la grande tristezza dei lavoratori.
Secondo i dati di un’indagine di BambooHR, dal 2020 il termometro che misura la felicità dei dipendenti è sceso a un tasso costante del 6%, con aumento al 9% nell’ultimo anno.

Con il morale dei dipendenti che peggiora di anno in anno, le aziende hanno un ruolo sempre più importante. Quello di innescare il cambiamento e arrestare la tendenza della Great Gloom, che secondo la società di consulenza statunitense Gallup sta costando all’economia globale una cifra vicina al 9% del Pil, pari a 8,8 trilioni di dollari.
Favorire un clima aziendale positivo, stimolando l’engagement e il benessere dei dipendenti può infatti avere un impatto sulla produttività, rappresentando uno dei driver principali di crescita e sviluppo dell’azienda.

Millenial e GenZ attribuiscono un nuovo significato al “lavoro felice”

“Gli investimenti nella felicità dei dipendenti possono generare ritorni tangibili e misurabili – afferma Stefano Brigli Bongi, co-founder & cmo di Kampaay -. Se pensiamo che trascorriamo la maggior parte della nostra giornata al lavoro è naturale come sia importante creare un ambiente sereno e positivo, che possa favorire il benessere dei dipendenti, cruciale per aumentarne la produttività ma anche per consentire loro di realizzarsi pienamente come persone. Aspetti che sono sempre più sentiti soprattutto dai Millenial e dalla GenZ, che hanno attribuito un nuovo significato al lavoro felice”.

Il 46% dei lavoratori italiani segnala alti livelli di stress quotidiano

Di fatto, secondo Gallup, nel 2023 l’insoddisfazione e lo stress nel lavoro ha raggiunto picchi storici del 44%. In Italia addirittura il 46% dei dipendenti parla di alti livelli di stress quotidiano.

“Spossatezza, mancanza di energia, stanchezza cognitiva, isolamento lavorativo – evidenzia Michela Romano, psicologa e psicoterapeuta di Santagostino Psiche – sono tutti sintomi generati dal contesto lavorativo e gestiti in modo poco efficace o addirittura sottovalutati. Le cause possono essere molteplici, possono riguardare l’organizzazione degli spazi lavorativi, così come i conflitti interpersonali, lo stile di leadership, il ritmo di lavoro, la mancanza di riconoscimento dei propri meriti, una retribuzione più adeguata in base alla propria qualifica o al tempo speso in ufficio, la gestione del tempo casa-lavoro”.

Benessere e salute dei dipendenti è sempre più una priorità per le aziende

Ma alcune aziende ‘illuminate’ hanno già intrapreso azioni per migliorare il benessere dei dipendenti, riporta AdnKronos. Stanno infatti investendo risorse volte a trasformare la cultura aziendale per valorizzare il capitale umano, fondamentale per promuovere lo sviluppo dell’organizzazione nel lungo periodo.

“L’attenzione al benessere e alla salute dei dipendenti sta diventando sempre più una priorità per le aziende – spiegano Carlo Majer ed Edgardo Ratti, co-managing partner di Littler Italia -. I dati della nostra indagine annuale European Employer Survey 2023 lo confermano: il 70% delle aziende coinvolte ha dichiarato di promuovere azioni volte al benessere dei dipendenti, come chiave per attrarre e trattenere i talenti”.