Open Banking: il profilo dei consumatori digitali italiani

CRIF ha realizzato un Market Outlook sul fenomeno dell’Open Banking in Italia. Pur presentando un mercato meno sviluppato e di dimensioni più modeste rispetto ad altri Paesi europei, nel primo semestre 2022 in Italia si registra un incremento di oltre il 20% rispetto al 2021, sia per quanto riguarda il consenso all’accesso ai conti sia il successo del processo di Access2Account. Un’evoluzione culturale che vede il consumatore digitale italiano acquisire più fiducia e dimestichezza con i processi della PSD2. I principali ostacoli da sormontare rimangono di natura culturale, tecnologica e commerciale. Di recente, però, le banche hanno intrapreso delle iniziative per sfruttare a pieno le potenzialità di questo mercato.

Oltre il 30% appartiene alla categoria New to Credit

L’utilizzo dell’Open Banking è più diffuso tra gli uomini (76%), rispetto alle donne (24%), mentre in termini di provenienza geografica circa il 13% degli utenti corrisponde a un profilo New to Country, utenti che non sono nati in Italia ma che vi hanno stabilito la propria residenza. Inoltre, più del 30% dei fruitori appartiene alla categoria New to Credit, ossia privi di una storia creditizia.
“Tale dato dimostra come questa tecnologia possa aumentare l’inclusione finanziaria, raccogliendo dati anche su profili che non possono affidarsi a un tracking creditizio pregresso”, spiega Elena Mazzotti, Head of Innovation & Strategy di CRIF.
Inoltre, circa il 70% di chi ha condiviso i propri dati di conto risulta percepire un reddito regolare e continuativo con un importo medio di circa 1.300 euro.

Il calcolo della sostenibilità del debito

In merito alle uscite, mediamente il 28% del reddito è utilizzato per affitti, il 23% per rimborsi finanziari (mutui o prestiti), l’11% per spese assicurative. Le transazioni effettuate in Food and Daily Spending sono poi le più frequenti per tutte le fasce d’età, mentre quelle relative a Hobby e tempo libero sono più comuni tra i giovani, e quelle categorizzate come Prestiti, tendenzialmente più presenti sui conti di soggetti più anziani. Queste osservazioni dimostrano come l’Open Banking possa rivoluzionare anche il calcolo della sostenibilità del debito, automatizzando il processo, neutralizzando eventuali tentativi di contraffazione di documenti reddituali e includendo evidenze su rendite non facilmente documentabili.

Il fabbisogno di credito 

Quanto al fabbisogno di credito, CRIF ha realizzato un’analisi basata su kpi e analytics proprietari, attraverso la quale è possibile individuare cluster di clientela che nel breve saranno più inclini a ricorrere a forme creditizie.
Si nota un incremento nel lending rate (propensione all’acquisto di un prodotto di credito nei successivi 6 mesi) per diversi segmenti, tra cui è possibile rintracciare clienti con alte spese per attività sportive o wellness, clienti pluri-assicurati, clienti con alte spese per vestiario, clientela con profilo digital e altre categorie, che registrano comunque un incremento del lending rate superiore al 10%.

Meglio i dispositivi anticaduta o quelli di ritenzione?

In cantiere esistono principalmente due modi per tutelare gli operai che lavorano ad alta quota: i sistemi anticaduta e quelli di ritenzione.

Di seguito approfondiremo gli aspetti legati alle caratteristiche di entrambi, così da consentire di cogliere le differenze principali tra essi.

Cosa li accomuna

Per quel che riguarda ciò che accomuna dispositivi anticaduta e quelli di ritenzione, possiamo dire che in entrambi i casi gli operai indossano una particolare imbracatura di sicurezza, la quale è assicurata al sistema di anticaduta per mezzo di un’apposita corda o cavo.

Tipicamente, i lavoratori si agganciano ad una linea vita da tetto, la quale è il massimo per la sicurezza dato che è in grado di assicurare in maniera affidabile il dispositivo anticaduta ad essa agganciato, impedendo di fatto al lavoratore di precipitare verso il basso anche in caso di caduta accidentale.

Le differenze

La differenza sostanziale risiede nel fatto che nei sistemi anticaduta i lavoratori vengono protetti in caso di caduta accidentale, dato che il loro movimento verso il basso viene prontamente arrestato.

I sistemi di ritenzione invece, hanno direttamente il compito di impedire agli operai di mettersi in una posizione tale dalla quale potrebbe poi scaturire una caduta.

Si potrebbe dunque pensare che la seconda possa essere da preferire, ma ci sono delle necessità di cantiere per le quali spesso si rende necessario andare a lavorare proprio sul bordo del tetto e dunque un sistema anticaduta in quei casi è da preferire.

Il sistema anticaduta

Il sistema anticaduta non va ad impedire agli operai di compiere determinati movimenti, ma al contrario si limita ad impedirne la caduta verso il basso nel caso in cui questa si verifichi.

Dunque un sistema anticaduta fa in maniera tale che la caduta si vada a fermare prima che l’operaio possa toccare terra o semplicemente avvicinarsi al suolo.

Chiaramente in questo caso è importante adoperare dell’attrezzatura specifica che sia in grado di gestire le forze in causa generate da un lavoratore che cade da una certa quota.

In particolar modo tale sistema deve essere in grado di assorbire l’urto, evitando così di scaricarlo per intero sul corpo del lavoratore.

Si tratta dunque di una certezza e per questo tale sistema è oggi ampiamente adoperato all’interno di cantieri di ogni tipo e comunque laddove ci sia la necessità di lavorare ad alta quota.

Il sistema di ritenzione

Come accennato, con un sistema di ritenzione vi è una corda della lunghezza adatta ad impedire all’operaio di raggiungere una zona di pericolo, ovvero il bordo del tetto.

Il cavo ha infatti una lunghezza fissa calcolata tra la distanza che esiste tra il punto in cui essa è fissata ed il bordo del tetto, così da avere sempre un margine di sicurezza.

Ad ogni modo in determinati casi, quelli in cui la distanza dal bordo non è sempre uguale ma può variare, ed è possibile anche andare a regolare manualmente la lunghezza desiderata del cavo.

Ciò può aumentare il livello di rischio, per cui va pensato un utilizzo consapevole di questa opzione.

Considerazioni finali

Tenuto conto delle caratteristiche di entrambi i dispositivi citati, possiamo dire che non ve ne sia uno da preferire dall’altro a prescindere. Molto dipende infatti dalle necessità di cantiere, dunque dalla tipologia di lavoro da eseguire.

Va tenuto conto ad ogni modo anche di altri fattori quali l’esperienza degli operai che andranno ad effettuare quel determinato tipo di lavoro, la necessità di avere particolare libertà di movimento, la frequenza con la quale i lavoratori dovranno salire sul tetto e la durata stessa dei lavori.

Estate 2022, la vacanza italiana è stata… in villa

La vacanza in case di lusso piace sempre di più ai nostri connazionali e soprattuto agli stranieri, che scelgono proprio questa modalità per vivere il nostro paese. A dirlo è l’ultimo osservatorio di Emma Villas, big italiano nel settore del vacation rental. In base ai dati di settembre, si scopre così che nei mesi estivi le settimane prenotate sono aumentate del 52%, mentre i turisti stranieri hanno totalizzato oltre l’86% di presenze, facendo segnare un vero e proprio record. Nel 2022 sono state oltre 7.200 le settimane prenotate da chi ha scelto una villa o un casale per le sue vacanze o momenti di relax. 

Le regioni preferite per la vacanza in villa

Casali, antiche dimore, ville di pregio: location bellissime, ma dove? Tra le regioni italiane, al primo posto per preferenze si piazza la Toscana, con 3.770 settimane prenotate e un indice di occupazione in alta stagione del 95%, al secondo posto, con oltre 1.200 settimane prenotate e un’occupazione delle strutture al 92%, l’Umbria. Completa il podio la regione Marche, con 434 settimane e un indice di occupazione che è arrivato al 92% in alta stagione. Ottimi risultati registrati anche per Sicilia ed Emilia Romagna, rispettivamente con 384 e 331 settimane prenotate. L’osservatorio evidenzia altri dati interessanti, come a esempio il tasso di occupazione al 100% registrato in Abruzzo.

Gli inglesi veri fan del Bel Paese

Quale sono i Paesi di provenienza dei turisti che scelgono l’Italia per le loro vacanze, utilizzando la formula del vacation rental? Al primo posto tra i clienti extra Ue si collocano gli inglesi (20%) e statunitensi (14%). Massiccia anche la presenza di visitatori dell’Unione Europea: i tedeschi, con il 15%, sono in vetta alla classifica, seguiti dagli italiani (14%), che provengono principalmente da Lombardia (42%), Lazio (14%) ed Emilia-Romagna (10%).

Costi sotto controllo e clima di serenità per proseguire la ripresa

“Il soggiorno in ville di pregio è ormai un’opzione consolidata per il turismo internazionale e nazionale e i dati di quest’anno ci rendono ottimisti. Allo stesso tempo, però, il nostro ottimismo viene scalfito dalla preoccupazione per l’attuale situazione internazionale: l’inflazione, e quindi l’aumento del costo della vita, dell’energia, dei carburanti, e anche il rincaro dei voli italiani e internazionali, ad esempio, non fanno bene a nessun settore, in particolare quello del turismo” commenta  Giammarco Bisogno, fondatore e ceo di Emma Villas. “Il rilancio di questo settore rischia di essere vanificato, qualora non venissero apportate delle misure efficaci, in grado di tranquillizzare la clientela nazionale e internazionale e i proprietari delle strutture, preoccupati dal rincaro dei costi di gestione”. E ancora:  “Il tema dei costi energetici è cruciale per mantenere questa ripresa”.

Inflazione: le donne la “sentono” più degli uomini

Esiste un ‘gender gap’ anche per l’inflazione: le donne la percepiscono di più rispetto agli uomini, e hanno aspettative sulla sua crescita più alte, con ricadute dirette sulle abitudini di spesa.
Secondo uno studio realizzato da tre economisti della Banca centrale europea, la differenza nella percezione dell’inflazione tra donne e uomini è ‘abbastanza sostanziosa’. La causa principale è che le donne pongono maggiore enfasi sull’aumento percepito dei prezzi del cibo, settore che pesa più di altri sulle aspettative generali. Lo studio esamina i dati dell’ultimo sondaggio di agosto sulle aspettative dei consumatori, il Consumer Expectations Survey, o CES, dai quali emerge che le aspettative di donne e uomini divergono di quasi un punto percentuale.

Un atteggiamento diverso di fronte al futuro

La seconda ragione è un atteggiamento diverso di fronte al futuro: “Gli uomini sono più fiduciosi circa le loro aspettative”, spiegano gli esperti della Bce, mentre le donne sono più negative sull’andamento dell’economia, più incerte sulle prospettive e tendono ad arrotondare le stime al rialzo. Gli uomini poi non danno molto peso al cibo, preoccupandosi invece per il costo dei trasporti, dei vestiti e delle case. Una differenza che potrebbe riflettere “la diversa divisione dei compiti di casa tra uomini e donne”. Anche perché questa distinzione non esiste nei single. Nel campione che compone il sondaggio della Bce, di età tra i 35 e i 49 anni, la percezione dell’inflazione nei diversi settori è identica per entrambi i sessi: solo nelle coppie ci sono differenze.

Le aspettative su prezzi del cibo, immobiliare, vestiti e trasporti 

Gli economisti stimano che quel punto percentuale maggiore nella percezione delle donne aumenti le loro aspettative sui prezzi del cibo di 0,40 punti. La percezione degli uomini, invece, ha un impatto di appena 0,26 punti. I numeri si ribaltano quando si guarda agli altri settori, perché sono parecchi quelli su cui gli uomini hanno aspettative maggiori delle donne. Accade sulla sanità (0,12 punti percentuali rispetto ai 0,11 delle donne), sull’immobiliare (0,11 contro 0,08), sui vestiti (0,12 contro 0,07) e sui trasporti (0,07 contro 0,02).

“Le percezioni influenzano i comportamenti dei consumatori”

Scorporare i dati dei sondaggi in base al sesso, sottolinea il blog della Bce, è molto importante per il futuro della politica monetaria. “Le percezioni influenzano i comportamenti in una miriade di modi”, spiegano gli economisti come riporta Ansa. Ad esempio, da questi ultimi dati si evince che “le donne potrebbero essere meno disposte a cancellare, rinviare o ridurre le proprie vacanze quando i prezzi dell’energia salgono, o potrebbero essere meno influenzate dai prezzi quando devono comprare un’auto”, con evidenti ricadute sulla domanda aggregata. Per i banchieri centrali è importante capire come i consumatori formano e aggiornano le loro aspettative di inflazione, poiché “aiuta a identificare quale tipo di inflazione è importante per i consumatori”, e “migliora l’analisi delle implicazioni macroeconomiche delle decisioni di politica monetaria”.

Talenti cercasi: 3 aziende su 4 non trovano profili ricercati

Secondo una ricerca internazionale ripresa dal World Economic Forum, 3 aziende su 4 non riescono a trovare i profili ricercati, una percentuale in netta crescita negli ultimi anni: +120% rispetto a 10 anni fa e +8,7% sul 2021.  Un fenomeno che coinvolge anche l’Italia, dove la percentuale complessiva è di poco inferiore alla media globale: una minaccia che può mettere un freno alla crescita economica. Secondo il recente report Upwork’s Future Workforce, il 70% delle organizzazioni ha previsto un aumento del personale entro i prossimi sei mesi, a patto che si riescano a trovare i profili specializzati. In questo senso, gli ambiti di lavoro dove è più difficile scovare i talenti sono Information Technology, sales & marketing, manufatturiero e front office.

Nuove sfide per le aziende: Talent Shortage e Skill Shortage

Le aziende si trovano costrette quindi ad affrontare nuove sfide nello scenario globale post-pandemico: il Talent Shortage e lo Skill Shortage, ovvero, la mancanza di competenze tecniche e personali adatte a ricoprire una nuova posizione lavorativa. La ricerca The skillful corporation, redatta da McKinsey, ha messo in evidenza come oggi il 43% delle aziende lamenti carenze di competenze all’interno della propria forza lavoro. Percentuale che sale all’87% se si dilata l’arco temporale fino ai prossimi 5 anni. Non sorprende che per il 53% delle organizzazioni l’azione più utile da intraprendere sia quella di reskillare i dipendenti, seguito dall’assunzione di nuove risorse (20%) e la ridistribuzione della forza lavoro con nuovi incarichi e posizioni (20%).

Le 5 top soft skill più ricercate dagli headhunter

Secondo gli esperti di ricerca e selezione del personale di Zeta Service attualmente le prime 2 del le 5 top soft skill più ricercate dagli headhunter sono Smart Teamworker, ovvero la capacità di collaborare per portare a termine un progetto anche da remoto, e il Time Management. Riuscire a definire in anticipo gli obiettivi, focalizzando il lavoro verso attività definite e in grado di portare risultati, aiuterà la risorsa a ottimizzare il lavoro.

Adaptability, Critical Thinking, Knowledge Management

Seguono l’Adaptability (sapersi adattare a contesti lavorativi mutevoli, essere aperti alle novità, a nuovi incarichi ed essere disponibili a collaborare con persone con punti di vista anche diversi dal proprio), il Critical Thinking (riuscire a trasmettere le criticità attuali in modo chiaro, accurato e preciso, e saper trovare una soluzione alle criticità che si stanno incontrando), e il Knowledge Management, l’abilità nell’acquisire, organizzare e riadattare dati e informazioni provenienti da fonti diversi.
I lavoratori che hanno queste soft skills sanno analizzare le problematiche per poter ricercare le informazioni necessarie a risolvere le necessità e organizzarle e condividerle in base alle priorità.

Ransomware: previsti danni per oltre 30 miliardi di dollari entro il 2023

La cyber protection sarà sempre più importante per le aziende e le organizzazioni di tutto il mondo, anche perchè le minacce sono in costante aumento e soprattutto di alta sofisticazione. A fornire una panoramica sulla situazione arriva l’analisi di Acronis, globale nella Cyber Protection che ha pubblicato l’edizione del primo semestre del report sulle minacce digitali che offre dettagli sui trend delle minacce digitali monitorate dagli esperti dell’azienda. Dalla ricerca emerge che il ransomware è ancora la minaccia primaria per le aziende di grandi e medie dimensioni e per gli enti istituzionali; i risultati individuano nell’eccessiva complessità dell’IT e delle infrastrutture la causa dell’aumento degli attacchi. Quasi la metà di tutte le violazioni segnalate nella prima metà del 2022 fa riferimento al furto delle credenziali, la prima fase delle campagne di phishing e ransomware. I risultati della ricerca sottolineano la necessità di un approccio olistico alla cyber security.

Phishing e altre forme di e-mail dannose 

Per rubare le credenziali o altri dati sensibili agli ignari utenti, i criminali informatici prediligono il phishing e altre forme di e-mail dannose come vettori di infezione. Quasi l’1% di tutte le e-mail contiene link o file dannosi; più di un quarto (26,5%) di tutte le e-mail ha raggiunto le cartelle di posta in arrivo degli utenti senza essere bloccato da Microsoft 365; le e-mail infette sono state quindi rimosse dalle funzionalità di sicurezza e-mail di Acronis. La ricerca rivela che i criminali si avvalgono anche del malware e delle vulnerabilità software non risolte per sottrarre i dati e tenere “in ostaggio” le organizzazioni. Il panorama delle minacce alla sicurezza informatica è ulteriormente complicato dal diffondersi di attacchi che sfruttano vie di accesso non convenzionali, come le criptovalute e i sistemi finanziari decentralizzati, che sono oggi la nuova priorità dei gruppi di hacker. Le violazioni perpetrate tramite queste nuove vie hanno causato perdite per miliardi di dollari, con terabyte di dati esposti. In base alle previsioni, i danni entro il 2023 potrebbero raggiungere i 30 miliardi di dollari.

I “furti” legati alle criptovalute

Un numero sempre più alto di criminali si dedica alle criptovalute e alle piattaforme finanziarie decentralizzate. Sfruttando i difetti nei contratti smart o appropriandosi di frasi e password per il ripristino dei dati tramite malware o tentativi di phishing, gli hacker si insinuano nei portafogli e nei sistemi di scambio delle criptovalute. A partire dal 2012, gli attacchi informatici hanno causato perdite per oltre 60 miliardi di dollari in valute DeFi. Di questi, ben 44 milioni di dollari sono svaniti solo negli ultimi 12 mesi.

Consumo di suolo, 2 metri quadri al secondo vengono “coperti” 

Ci stiamo “mangiando” il suolo: solo nel 021, si è registrato il valore più alto degli ultimi 10 anni del consumo di suolo nel nostro paese. E’ il quadro, purtroppo molto preciso, fotografato dal  Rapporto Snpa 2022 che, insieme alla cartografia satellitare di tutto il territorio e alle banche dati disponibili per ogni comune italiano, fornisce il quadro aggiornato dei processi di trasformazione della copertura del suolo a livello nazionale, comunale e provinciale. I dati fanno una certa impressione: specie nelle regioni e nelle città più grandi, come Lombardia e Lazio con Roma, il processo appare velocissimo e quasi inarrestabile.

19 ettari al giorno vengono coperti

Con una media di 19 ettari al giorno, il valore più alto negli ultimi dieci anni, e una velocità che supera i 2 metri quadrati al secondo, il consumo di suolo torna a crescere e nel 2021 sfiora i 70 km2 di nuove coperture artificiali in un solo anno. Il cemento ricopre ormai 21.500 km2 di suolo nazionale, dei quali 5.400, un territorio grande quanto la Liguria, riguardano i soli edifici che rappresentano il 25% dell’intero suolo consumato.

Gli incrementi maggiori in Lombardia, i minori in Valle d’Aosta

A livello regionale la Valle d’Aosta è la regione con il consumo inferiore, ma aggiunge comunque più di 10 ettari alla sua superficie consumata, la Liguria è riuscita a contenere il nuovo consumo di suolo al di sotto dei 50 ettari, mentre Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Molise, Basilicata e Calabria si mantengono sotto i 100 ettari. Gli incrementi maggiori sono avvenuti in Lombardia (con 883 ettari in più), Veneto (+684 ettari), Emilia-Romagna (+658), Piemonte (+630) e Puglia (+499). I valori percentuali più elevati si collocano anche quest’anno in Lombardia (12,12%), Veneto (11,90%) e Campania (10,49%).

Tra le città, Roma è quella che consuma più suolo

Tra i comuni, Roma conferma la tendenza dell’ultimo periodo e anche quest’anno consuma più suolo di tutte le altre città italiane: in 12 mesi la Capitale perde altri 95 ettari di suolo. Inoltre, Venezia (+24 ettari relativi alla terraferma), Milano (+19), Napoli (+18), Perugia (+13), e L’Aquila (+12) sono i comuni capoluogo di regione con i maggiori aumenti. Per quanto riguarda invece i comuni più attenti a questa problematico, sono Como, Impruneta e Marano di Valpolicella quelli più virtuosi e che si sono conquistati il titolo di ‘Comune Risparmia suolo’ del 2022.

Vacanze estate 2022: quali sono le strategie per difendersi dall’aumento dei prezzi?

Per comprendere le scelte di viaggio e vacanza degli italiani, dal 2017 Ipsos conduce lo studio Future4Tourism. Ma quali sono le evidenze dell’ultima rilevazione?  Nonostante il Covid, che nel corso delle ultime settimane ha visto un’impennata del numero dei contagi, il protrarsi della guerra in Ucraina e il vertiginoso aumento dei prezzi, la voglia di viaggiare degli italiani si conferma forte, ed è in crescita rispetto al passato. Non rispetto ai 2 anni appena trascorsi, caratterizzati dalle restrizioni dovute alla pandemia, ma rispetto al passato pre-Covid, che per i mesi estivi raggiungeva quote di viaggiatori già rilevanti e che per l’estate 2022 si accrescono ulteriormente.

Oltre il 70% ha intenzione di viaggiare

Tra luglio e settembre 2022 il 75% degli italiani dichiara di aver intenzione di viaggiare, un dato in crescita di 3 punti percentuali rispetto all’estate 2019. Una crescita legata soprattutto all’incremento delle vacanze brevi-long week-end, mentre le vacanze di media-lunga durata, seppur in importante recupero rispetto all’estate 2020 e 2021, rimangono allineate ai periodi pre-pandemici.  L’alta propensione alle vacanze per l’estate 2022 non può però essere data per scontata, in quanto il contesto generale crea diversi e molteplici timori agli italiani. Ma le preoccupazioni per la guerra Russia-Ucraina sono diminuite rispetto alle prime fasi del conflitto, generando un ridimensionamento anche del loro impatto prospettico sulle vacanze estive 2022.

L’aumento dei prezzi si ripercuote sulle vacanze

Lo stesso non può dirsi per l’inflazione e l’aumento dei prezzi che rischiano di avere particolari ripercussioni sulle vacanze estive. In particolare, gli italiani affermano di non rinunciare a viaggi e vacanze, ma di contenere la spesa prevista. In prospettive, le strategie che gli italiani attueranno per difendersi dall’aumento dei prezzi relativamente alle loro vacanze estive saranno riduzione dello shopping, diminuzione dei giorni di vacanza, scelta di periodi meno costosi e riduzione della frequentazione di bar e ristoranti. Subisce un impatto minore il tipo di sistemazione, ma l’analisi dei comportamenti consente di affermare che è in atto una modifica delle scelte dei viaggiatori tra sistemazioni di tipo alberghiero (Hotel, agriturismo, B&B) a favore di sistemazioni di tipo privato (case e appartamenti).

L’Italia vince sulle mete europee ed extra-europee

Per quanto riguarda le destinazioni scelte per le vacanze estive 2022 siamo ancora lontani dalla situazione pre-pandemia. Si continua a rimanere in Italia più di quanto si facesse in passato. In lieve ripresa le mete europee, mentre i viaggi di lungo-raggio/extra-Europa rimangono ancora fortemente penalizzati. Relativamente al tipo di vacanza, per l’estate il mare resta la prima scelta, ma continua la buona performance delle mete montane. Una scelta nata durante la pandemia che si riconferma di anno in anno. Dunque, le vacanze per gli italiani sono davvero irrinunciabili. Le scelte sono però in continuo divenire. Monitorare e anticipare i cambiamenti della domanda appare quanto mai cruciale per costruire un’offerta che riesca a rispondere ai nuovi bisogni emergenti. Di cui spesso il consumatore-viaggiatore non è pienamente consapevole.

Surgelati: nel 2021 raggiunti 16 kg pro-capite

Nell’ultimo anno il comparto dei prodotti surgelati ha registrato un consumo complessivo pari a 941.561 tonnellate, e un nuovo record nel consumo pro-capite, salito a 16 kg contro i 15,2 kg del 2020. Determinante nella crescita il risultato ottenuto dal Retail, aumentato del +1,7% a volume, ma soprattutto dal Fuoricasa, ripartito con un incremento del +19,6% dopo il brusco crollo del 2020 (-37%). Sono alcune evidenze del Rapporto Annuale sui Consumi dei prodotti surgelati di IIAS – Istituto Italiano Alimenti Surgelati. Dal punto di vista dei consumi, i primi mesi del 2022 hanno però segnato una leggera frenata del canale Retail, peraltro attesa dopo due anni di aumenti pari a quasi +14% a volume nel periodo 2020-2021. Prosegue, inoltre, la ripresa dei consumi fuori casa, incoraggiata dagli ulteriori allentamenti delle misure restrittive.

Una crescita del +5,3%

Nel 2021, i surgelati hanno proseguito il cammino di crescita già iniziato negli anni precedenti, attestandosi su un valore di mercato tra i 4,6 e i 4,8 miliardi di euro, pari al +5,3% rispetto al 2020. A contribuire a questo risultato il mercato Retail, che ha superato le 605mila tonnellate arrivando a coprire il 66,4% del valore di mercato, e il Fuoricasa, che ha toccato 240mila tonnellate. Una ripresa però ancora lontana dai valori pre-pandemia e che necessita di essere consolidata. Si attesta su quota 96mila tonnellate il dato complessivo delle vendite e-commerce e door-to-door, che oggi rappresentano circa il 10% di tutti i consumi, con significativo incremento delle vendite online, che nel 2021 hanno continuato a crescere del +20,6% a volume e del +17,4% a valore.

Trend consumi: vegetali, ittici e patate

A confermare la leadership per volumi consumati nel Retail, pur con una lieve diminuzione rispetto al 2020 (-2%) i vegetali, con 255.400 tonnellate, soprattutto quelli preparati (+12,6%). Non estranea a questo risultato la tendenza a scegliere sempre più spesso proteine a base vegetale. Buoni risultati anche per i prodotti ittici, con 113.300 tonnellate nel Retail (+2%), le patate surgelate (fritte ed elaborate), con 85.700 tonnellate (+7,2% sul 2020), e pizze e snack (+1,8%, 92.400 tonnellate). A trainare il segmento con un +4,2% gli snack salati, mentre con 37.400 tonnellate circa, i piatti ricettati segnano l’incremento percentuale più elevato: +10,2%.

Export: continua il successo del freddo Made in Italy

Grazie agli accordi raggiunti da UIF-Unione Italiana Food, il 2021 è stato il primo anno in cui le aziende italiane di pizze surgelate operanti su tutto il territorio della Penisola hanno potuto esportare sul mercato americano anche le pizze contenenti carne suina/prodotti di salumeria: una grande opportunità per chi voglia intercettare i gusti dei consumatori statunitensi, notoriamente amanti della ‘Pepperoni Pizza’, il cui ingrediente principale è il salame piccante. Negli ultimi due anni (2021 vs 2019) l’export di pizze surgelate Made in Italy ha così segnato una crescita del +18,1% a valore e +17,7% a volume.

Ricette, gli italiani dove le trovano? La ricerca fra web e libri della tradizione

Tutti ai fornelli, appassionatamente: gli italiani si confermano degli estimatori del buon cibo, come da tradizione. E le ricette preferite sono proprio quelle di “casa”, piatti apparentemente semplici che vengono preferiti rispetto a elaborazioni complesse. Una nuova ricerca dell’Osservatorio Nestlé esplora il mondo delle ricette e svela le nuove abitudini di ricerca in un mondo che cambia velocemente ma non riesce ad eliminare l’emozione dei ricettari tramandati in famiglia. Anche se è difficile ricordare come fosse la nostra vita prima di Internet, non sempre la fonte delle ricette è la rete. Sebbene avere tutto a portata di un click ha semplificato i gesti quotidiani, come la ricerca di una ricetta, sono ancora tantissimi i nostri connazionali che si affidano ai libri e ad altre fonti. Ed è curioso scoprire pure quali siano le preparazioni preferite.

Vince la semplicità in tavola

Tra i piatti più cliccati negli ultimi 12 mesi, secondo Google Trends, vincono soprattutto quelli più semplici. Il primo posto va a quelli di pasta (in ordine, alla boscaiola, con peperoni e pasta e fagioli), al secondo posto la torta di pere, al terzo posto i pancake, al quarto le crepes, al quinto posto la pizza. Al sesto posto una ricerca curiosa: quella dei biscotti ma non quelli appetitosi come comunemente intendiamo, bensì i biscotti Squid Game di solo zucchero e bicarbonato, dalla serie tv coreana direttamente al forno. Tra le tendenze in aumento si scopre che cresce la ricerca di piatti più leggeri come il poke, il porridge e l’insalata di riso ma anche cocktail, in particolare il Sex on the Beach e il Gin Tonic, perché in vista dell’estate si trasgredisce di sera per potersi dedicare a piatti sani di giorno, o viceversa.

Dove ci si ispira?

Lo studio dell’Osservatorio Nestlé conferma che il 95% degli italiani ricorre ad almeno una fonte online e il 67% utilizza almeno un social media per cercare ispirazione per le ricette. Internet con Google guida le nostre ricerche (56%), fra i social media Youtube spicca fra tutti (46%).
Ma ad ognuno la sua (fonte): i 18-24enni (58%) e i 25-34enni (49%) si affidano soprattutto ad Instagram, la fascia 35-44 anni (58%) attinge soprattutto dai siti web o dai blog di appassionati di cucina; i 45-54enni (43%) preferiscono i tutorial su Youtube. Ed è tra gli over 55 (53%) che spicca una particolare predilezione per i ricettari di famiglia, una tradizione portata avanti nel tempo anche dopo il boom di tutte le fonti online. Ma la nostra vita prima dell’avvento dei social network non era però così priva di risorse: il 62% godeva ancora del buon odore della carta stampata prendendo spunto principalmente dai libri di cucina e il 52% anche dai ricettari di famiglia, quelli tramandati di generazione in generazione. Il 46% cercava direttamente la ricetta attraverso Internet, il 35% attraverso trasmissioni televisive dedicate e il 34% si affidava alle ricette lette sui giornali o acquistava direttamente le riviste dedicate alla cucina.